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quando cambia il vento

Il giornalista politico come un personaggio di Čechov

2012

Io, la politica, insomma.

Però mi capita, come a tutti, di vedere i talk show politici, e mi ricordo bene quando ci fu tutto un polverone perché l’informazione era in mano alla sinistra opposizione, è una vergogna, è uno schifo, è un colpo di stato, e tutti questi discorsi qui.

E mi ricordo quando di conseguenza son spuntate queste trasmissioni condotte da giornalisti che dovevano riequilibrare la vergogna, lo schifo, il colpo di stato, e di come i conduttori eran tutti un salamelecco verso chi li aveva messi lì, di com’erano ansiosi di dimostrare che stavano riequilibrando la vergogna, lo schifo, eccetera.

Poi il vento è cambiato un paio di volte, e quei conduttori non fanno più i salamelecchi perché non ci son più in sella quelli che lì avevano promossi, e allora i conduttori adesso fan delle gran capriole con le bave alla bocca, si indignano, si riposizionano, uno suona anche il rock.

A vederli adesso, i conduttori mi fan venire in mente quel racconto di Čechov dove c’è un ispettore di polizia che incontra un signore che è stato morsicato da un cane, e l’ispettore si indigna e vuole a tutti i costi dare una multa al padrone del cane, solo che poi scopre che il cane è del fratello di un generale, e allora l’ispettore dice che il cane è carino, è così furbo, Ah ah ah!, è un coccolo bello, e alla fine non multa più nessuno.
Quel racconto di Čechov lì, si intitola Il camaleonte.

2014

Siccome a quanto pare il vento, che come è noto è volubile, sembra stia cambiando di nuovo, e un partito che si stava sgretolando per colpa delle sue ruberie adesso riacquista consenso vellicando i bassi istinti del Paese, quel conduttore là, quello che suonava pure il rock, fa delle gran capriole con le bave alla bocca, si indigna, si riposiziona. Invita in trasmissione e sostiene senza posa quel tale con la felpa geolocalizzata, e non suona più il rock. Fa monologhi.

2018

Le trasmissioni del giornalista col cognome comparativo io non le ho guardate più, quindi dopo il rock e i monologhi non so bene cosa faccia adesso.

E però il vento continua a cambiare, quindi il nostro giornalista oggi — indovinate un po’ — si riposiziona ancora, e annuncia che si candida col partito del comico. No non quello di Watchmen, no, neppure quello lì del botulino, e neanche quello della felpa geolocalizzata, esatto il partito di quello lì, quello genovese.

E adesso speriamo che il vento si calmi, anche se è improbabile, perché uno mica può stare dietro al cambiamento di colore di un camaleonte per sempre.

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“Il vizio di smettere” per @raccontiEd, social media per @adelphiedizioni, sommelier d’ansie

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