Bitcoin e blockchain alla guida della seconda rivoluzione digitale

Michele Travagli
Aug 28, 2017 · 4 min read

Del come le nuove tecnologie p2p e criptate mitigheranno l’economia di post-scarsità

Questa cosa ha un senso.

Ricordo una delle frasi più significative riguardo l’introduzione del digitale nell’economia. Eravamo intorno alla fine degli anni ’90, quando internet non era più visto esclusivamente come un giochino per geek (già, geek è termine migliore di nerd, segnatevelo).

Internet rappresentava, per diversi commentatori la fine dell’economia di scarsità, e l’inizio di un’economia, digitale, di post-scarsità.

Ricordo pure una definizione universitaria di economia (ma non sono un economista, saranno molto graditi pareri esperti tra i commenti):

L’economia è la scienza che studia l’allocazione di risorse scarse tra usi alternativi al fine di massimizzare la soddisfazione individuale (o collettiva, brrr).

Era evidente come l’introduzione del concetto stesso di post-scarsità sarebbe stata una innovazione radicale. E per certo lo è stata e ha cambiato il volto di un numero significativo di mercati.

Pensate per esempio al codice open source: replicabile all’infinito, modificabile, migliorabile. Pensate alla rapidità del copia/incolla, o a quanto la riproducibilità digitale ci consenta di dedicare oggi playlist di Spotify, piuttosto che le artigianali (e bellissime) realizzazioni di compilation su CD o audiocassetta (si, viviamo un’epoca straordinaria, ma a volte mi mancano i miei 14 anni): all’epoca almeno i cd servivano, ed erano in numero limitato.

Non so quali pubblicazioni accademiche esistano, ma credo sia evidente come la riproducibilità infinita del dato porti con sé necessariamente un abbattimento del valore stesso (pensate all’impatto che gli applicativi peer to peer a partire da Napster hanno avuto sull’industria discografica).

Se qualcosa è replicabile all’infinito, come possiamo stabilire il suo valore, ammesso che ne abbia?

(Gradirei una riflessione sui titoli finanziari derivati venduti in mercati non regolamenti, che a volte sono scommesse di scommesse su scommesse su indicatori previsti futuri: fughe di bit, informazione e previsione che allontana moltissimo il valore del titolo dal valore sottostante di cui il titolo stesso è composto).

Con la blockchain, invece, abbiamo la possibilità di rendere i beni digitali scarsi (esemplare l’esempio attualmente più luminoso, il bitcoin, che, grazie ad una serie geometrica convergente raggiungerà la quota massima di 21 milioni di pezzi). Allo stesso tempo possono essere scarse le valute emesse da startup (come avviene nelle Initial Coin Offer, o ICO), ma potremmo anche, teoricamente, rilasciare solo 100 copie digitali di un libro o di un disco (a dire il vero la cosa è già possibile con i famigerati DRM, i sistemi di protezione di cui si è dotata l’industria editoriale e discografica: ma la tecnologia che hanno adottato è logicamente e tecnicamente più debole della blockchain, e già oggi chiunque può scavalcare la protezione offerta dai DRM. Ne parlavo già qui, di come sia decisamente più affidabile la matematica di un certificatore di terze parti, come è quello implicato nella protezione dei diritti sulle opere di ingegno coperte da DRM).

Le implicazioni di un ritorno ad una economia di scarsità sono notevolissime e a mio avviso da esplorare con grande attenzione, perché vi saranno effetti economici, occupazionali, gestionali e via via discorrendo.

Per come la vedo io, l’effetto più potente che ci troveremo ad affrontare, sarà che ogni produttore di qualsivoglia tipo di contenuto (romanzo, saggio, musica, software, videogame, e chi più ne ha più ne metta) potrà scegliere:

1 — Con quale licenza rilasciare il proprio prodotto (e su questo torneremo a breve)

2 — In quante copie rilasciare il proprio prodotto

3 — A chi, in via esclusiva, rilasciare il proprio prodotto

4 — … (la lista è un work in progress, vi scrivo mentre penso, e andrà completata ed arricchita).

Rientra in gioco quello che pensavamo impossibile: limitare la replicabilità, tornando ad affermare principi di economica politica pre-internet, mischiati in modo competitivo ad elementi di economia digitale.

Pensate alla banale possibilità di rilasciare un disco ad ascolti limitati, che esaurito il numero di ascolti consentiti scompaia (o si trasformi in puro rumore digitale), oppure di mostrare una fotografia solo ad un set di persone selezionate (chiaro è che vi sono limiti all’immaginazione: resterà certamente possibile effettuare delle scansioni e produrre copie non autorizzate, ma parliamo di un tipo diverso di riproducibilità).

Certamente non rimetteremo il genio nella lampada, e nessuno ha intenzione di farlo. Ma grazie alle blockchain e a questo scenario futuro avremo più lampade e più geni a disposizione: e un’infinità (più o meno scarsa) di desideri da esaudire. Per una volta sicuri, efficaci, indipendenti.

Ci aspetta un mondo nuovo, pieno di implicazioni e di ragionamenti da iniziare a fare oggi, per non trovarsi impreparati domani. Perché questa cosa impatterà nella vita di tutti noi e sarà fondamentale farsi trovare pronti. Anche se ho seri dubbi che il nostro paese, ancora decisamente arretrato rispetto alla rivoluzione digitale, possa prepararsi per tempo ai cambiamenti che la blockchain e le tecnologie ad essa collegate porteranno. Si tratterebbe di preparare in particolare tre mondi: quello imprenditoriale, quello della pubblica amministrazione e, sopratutto, il mondo della scuola. Un programma politico e formativo di alta ambizione e, a mio avviso, difficilmente realizzabile nel nostro paese. Meglio andrà, e parleremo anche di questo, ai paesi in via di sviluppo.

Ps. Spero di aver detto delle sciocchezze in ambito economico o tecnologico, come spero che arrivino persone titolate a correggere e dibattere.

)
Michele Travagli

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Una prospettiva non tecnica sulle cose nuove. Blockchain, intelligenza artificiale e altre cose che cambieranno il mondo. Esperti, vi aspetto qui.

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