
Da Enigma a Bitcoin: iniziare uno zibaldone
Cifra tu che decifro io: l’inizio di un ragionamento politico sulle blockchain (che vuole essere collettivo e cooperativo, non individuale).
La scoperta di qualcosa di nuovo e che mi fa viaggiare nel futuro mi porta sempre ad uno stato di febbrile eccitazione. Fin da ragazzino, quando mi appassionavo ad una novità, scivolavano via le ore di sonno e diventavo quasi ossessivo (ma potrei scrivere al presente).
Avevo letto e studiato qualcosa riguardo Bitcoin, che giudicavo un prodotto finanziario evoluto con un grande marketing semi-involontario, capace di attrarre una parte della liquidità in eccesso che le Banche Centrali hanno immesso a partire dal 2008.
Eppure qualcosa non mi tornava completamente.
Dall’epoca di Cryptonomicon (leggetelo!) mi ero appassionati ai sistemi di cifratura, sempre da una prospettiva non tecnica, direi quasi politica, non fosse che l’aggettivo è fortemente squalificato.
Negli ultimi tempi, anche grazie alla grande copertura mediatica ottenuta dalle criptovalute e da Etherum, riguardo agli smart contract e alle ICO, ho cominciato a studiare ed approfondire il concetto di blockchain (ve lo linko da Wiki in inglese che quella in italiano è un colabrodo).
A parte il fascino della terminologia, libro mastro distribuito, ci sono alcuni elementi della blockchain che mi attraggono particolarmente. Primo tra tutti, la segretezza delle informazioni. Le blockchain infatti usano un sistema di cifratura asimmetrico (una chiave pubblica per criptare l’informazione che viene inviata, una chiave privata per decriptarla e renderla disponibile).
Ci sono tonnellate di discorsi da fare, milioni di servizi possibili, mesi e anni di discussioni su come questo potrà impattare sulle policy private e pubbliche. Vorrei che questo luogo diventasse un punto di incontro dove parlarne, senza dettagli tecnici.
In particolare mi interessa oggi, e mi interesserà sempre più, valutare il complesso impatto che una tecnologia come questa potrà avere sulla società. D’altra parte, a seguito dell’11/09, è evidente come il diritto alla segretezza delle proprie informazioni sia, insieme al diritto all’accesso alle informazioni di pubblico dominio (e delle relative considerazioni sul copyright e sui brevetti come freno allo sviluppo parleremo, per ora vi rimando ad un testo chiave), uno degli snodi centrali per il concetto di “diritto individuale” del terzo millennio. (Per quanto il dibattito in Italia sia abbastanza arido in materia).
Segretezza dell’informazione, giusto come nota, non è totale anonimato. Nei casi previsti dagli ordinamenti giuridici a qualsiasi utente può essere imposto a termini di legge di rivelare la propria chiave privata, rendendo l’informazione accessibile alle forze di pubblica sicurezza. Ciò configura la (le) blockchain come uno dei pochissimi strumenti difensivi che abbiamo come cittadini e come consumatori, in un mondo in cui il dato è pervasivo e continuamente monitorato. Chi oggi grida allo scandalo per la segretezza del dato (un esempio di uso difensivo delle tecnologie di cifratura) lo fa in maniera fraudolenta: il monitoraggio di informazioni private senza un motivato atto giudiziario è violazione di costituzioni evoluto e di carte sui diritti umani.
Giusto due idee buttate qui, per ora. Come dicevo non sono un esperto, al massimo un curioso. Spero di trovare persone con cui discutere e approfondire.
E vi lascio con un cortocircuito. La rivoluzione informatica è nata per vincere la seconda guerra mondiale. Si è vinta, anche, decrittando il codice tedesco Enigma. I miei due cent vanno sulla previsione che la prossima rivoluzione informatica riguarderà la cifratura dei nostri dati personali, delle nostre informazioni (testi, foto, video, conti concorrenti, notizie, messaggi, tutto ciò che può essere tradotto in digitale) e sarà abilitata dalla possibilità di accedere a queste tecnologie anche da parte di utenti non tecnici.
Tutto questo in attesa di un distopico Zuckerberg 2020 (che ci si ride sopra ma a guardare alcuni tra i suoi ultimi post, questo sul giornalismo, per dire, sembra in piena campagna elettorale). Non male un presidente che possiede tutti i dati personali dei propri cittadini, dei propri alleati e dei propri nemici, che dite?
