L’identità di Satoshi Nakamoto è stata scoperta?

Un blogger sostiene che NSA e DHS siano riuscite a scoprire l’identità dell’elusivo creatore di Bitcoin (e della blockchain).

C’è una grande storia da raccontare. La storia di Satoshi Nakamoto.

Satoshi è qualcuno che nel 2008 pubblica un white paper per la creazione di una criptovaluta, basata su uno strumento peer to peer chiamato blockchain.

Sicura, efficiente, anonima, questa valuta riprende alcune idee chiave del movimento cypherpunk, a cui pare legato anche Julian Assange di Wikileaks. (In effetti sono riuscito a scovare la lista dei messaggi che il buon Julian ha inviato alla mailing list dei cypherpunk).

Attorno a Satoshi proliferano conversazioni e progressi tecnologici, e bitcoin viene effettivamente lanciato.

Un giorno, Satoshi scompare dalla rete. Il più grande innovatore degli ultimi 10 anni, l’icona dei libertari, dei tecno-anarchici, degli appassionati di tecnologia è, nei fatti, un fantasma.

Esistono diverse, molte a dire il vero, speculazioni sulla sua identità. Alcuni dicono che sia Nick Szabo, che con il suo progetto cypherpunk del Bit Gold aveva anticipato diversi tratti della tecnologia di bitcoin, altri propendono per Hal Finney, un altro componente di quel vario mondo. Ci sono poi ulteriori speculazioni sull’identità, potete leggere le voci su Wikipedia.

In tanti sostengono si tratti di un nome collettivo. Potete immaginare, dato il mio amore per Luther Blissett, quanto mi farebbe felice questa ipotesi. In effetti i nomi collettivi sono stati decisamente significativi nella storia (per un approfondimento sul Luther Blissett Project date un occhio qui), ma è grazie alla rete e alla crittografia (si veda Anonymous) che trovano pieno compimento e cittadinanza.

Trovo inoltre significativo che l’inventore delle criptovalute (e nei fatti del concetto di blockchain) riesca a restare anonimo da più di 10 anni.

Qualche giorno fa è uscito un articolo su Medium che afferma, senza però avere le corrette caratteristiche del reportage giornalistico: la NSA e il DHS (rispettivamente l’agenzia per la sicurezza nazionale e il dipartimento per la sicurezza interna americani) sono riusciti a scoprirne l’identità. (L’articolo riporta una sola fonte, un contatto diretto dell’autore Alexander Muse. L’autore definisce la fonte come affidabile. Ma, correttamente, dice anche che il suo scritto non è un prodotto giornalistico).

NSA sarebbe riuscita nell’impresa grazie a PRISM, il programma illegale di sorveglianza globale scoperchiato da Snowden, dopo aver avuto sollecitazione da parte di Obama, il quale temeva bitcoin fosse il prodotto di una forza statale (indici puntati su Russia e Cina, chiaramente).

Grazie al programma di sorveglianza, con la collaborazione più o meno consapevole dei giganti Facebook e Google, e alla stilometria (stylometry), cioè l’analisi computazionale degli stilemi presenti nei messaggi di Satoshi, l’autore afferma che NSA sarebbe riuscita a risalire al genio dietro bitcoin (o al gruppo che ha concepito blockchian e valuta).

C’è talmente tanta roba qui dentro che gira la testa, senza considerare la potenziale veridicità delle affermazioni contenute nell’articolo.

Partiamo dal considerare la notizia credibile. Per certo solo grazie al programma di sorveglianza globale PRISM sarebbe stato possibile analizzare quella enorme quantità di dati: parliamo infatti di miliardi su miliardi di testi. E se è stato possibile, lo è stato solo perché nei server, o nelle pipeline di comunicazione, i dati viaggiano (viaggiavano?) in chiaro.

Da qui, sia che si consideri la notizia credibile o meno, appare evidente la stretta necessità di cominciare a proteggerci sul serio con la crittografia. E dovremmo farlo noi, come persone, ma anche i governi, in particolar modo quelli europei (spiavano Merkel, spiavano Monti, spiavano Hollande).

La capacità di Satoshi di essere un fantasma è la prima, più narrativa ed epica che tecnica, garanzia della solidità dei protocolli utilizzati.

E questo è il secondo elemento. Elemento che mi fa dire: “se NSA è a conoscenza del mistero e non lo rivela, è perché bitcoin non rappresenta (o non rappresenta più) un pericolo per la sicurezza nazionale americana” ma questa è una pura speculazione.

Perché la rivelazione dell’identità di Satoshi Nakamoto, oggi, ammesso e non concesso che si riescano a convincere i fan, sarebbe un duro colpo per la criptovaluta (ma non, a mio avviso, per il concetto di blockchain).

Onestamente sono molto dubbioso riguardo a questa “scoperta”. Un paranoico della sicurezza avrebbe cifrato maniacalmente i propri messaggi. Ma su ciò che fa NSA per ottenere le informazioni (ed eventualmente le chiavi private) onestamente non voglio sapere: dopo Snowden tutto è possibile.

Il racconto mitologico e mitopoietico riguardo Satoshi Nakamoto è forse appena iniziato. Ed è innegabilmente appassionante.

Ci sono cose che vorrei approfondire, storie che vorrei ascoltare, ma che nessuno (o forse pochissimi) scrive o scrivono.

Mano a mano che mi immergo nella contemporaneità (per qualche anno sono rimasto in disparte, senza guardare davvero cosa stesse accadendo) ci sono nomi e fatti che emergono in ogni storia significativa: Assange, Snowden, la Russia. L’alt-right, le fake news, Wikileaks isolata finanziariamente e salvata da bitcoin, Snowden che ottiene salvezza grazie all’ultra-controverso (e, lo ricordiamo, cypherpunk) Assange. E poi Trump e le email della Clinton (meriterà un articolo a parte il racconto di come, se le email dello staff di Hillary fossero girate su blockchain, le elezioni sarebbero forse andate diversamente).

Salutate il mondo nuovo, perché se ci raccontano da qualche tempo che il presente è diventato troppo complesso, non avete ancora idea di cosa ci riserverà il futuro.

Però di un eroe sfuggente, anonimo e libertario avevo bisogno.

Viva Satoshi Nakamoto.

Ps. Lo so che tra un paio di anni si scoprirà che Satoshi era un nome usato dai servizi russi o quelli cinesi e dovrò rimangiarmi tutto. Ma credo che, quand’anche fossero loro, abbiano liberato un mostro che non potranno controllare.

Pps. So che dovrei e vorrei approfondire ogni tema contenuto nell’articolo, dai nomi collettivi che si incrociano con il concetto di diritto d’autore, alla finanza speculativa che lavora con le criptovalute, agli incroci tra questa finanza e la politica e via discorrendo. Ci arriveremo, un passo alla volta.

Rinnovo l’invito: in questo percorso non voglio essere solo.