Al via il Piano nazionale industria 4.0: nuove opportunità per le imprese italiane

Operare in una logica di neutralità tecnologica, con azioni orizzontali — non verticali o settoriali — e agire su fattori abilitanti: queste le tre principali linee guida. Quattro invece le direttrici strategiche: investimenti innovativi, infrastrutture abilitanti, competenze e ricerca, awareness e governance. È la fotografia del Piano nazionale industria 4.0, on line sul sito del ministero dello Sviluppo economico (Mise), che offre opportunità alle imprese per il quadriennio 2017–2020.

L’espressione Industria 4.0 è collegata alla cosiddetta “quarta rivoluzione industriale”, resa possibile dalla disponibilità di sensori e di connessioni wireless a basso costo. La nuova rivoluzione si associa a un impiego sempre maggiore di dati e informazioni, tecnologie computazionali e di analisi dei dati, nuovi materiali, componenti e sistemi totalmente digitalizzati e connessi, l’Internet of things and machines.

Ma l’Industria 4.0 richiede soluzioni tecnologiche per: ottimizzare i processi produttivi, supportare i processi di automazione industriale e favorire la collaborazione produttiva tra imprese attraverso tecniche avanzate di pianificazione distribuita, gestione integrata della logistica in rete e interoperabilità dei sistemi informativi. E il Governo italiano si sta adeguando ed offre nuove opportunità alle imprese.

Il Piano, ha detto il ministro Carlo Calenda, «è una grande occasione per tutte le aziende che vogliono cogliere le opportunità legate alla quarta rivoluzione industriale: il Piano prevede un insieme di misure organiche e complementari in grado di favorire gli investimenti per l’innovazione e per la competitività. Sono state potenziate e indirizzate in una logica 4.0 tutte le misure che si sono rilevate efficaci e, per rispondere pienamente alle esigenze emergenti, ne sono state previste di nuove».

La politica industriale è tornata al centro dell’agenda di Governo, prosegue Calenda, «e gli strumenti che abbiamo introdotto partono da una lettura della struttura dell’economia italiana, caratterizzata da un’imprenditoria diffusa, e tengono conto della nuova fase di globalizzazione e di cambiamenti tecnologici che stiamo attraversando».

Qui la guida del Mise

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