
Un ASO nella manica
Negli ultimi 5 anni sono stato uno sviluppatore di app.
Negli ultimi 5 anni ho notato la totale assenza di qualcosa che invece era fondamentale.
Circa un mese fa ho sentito per la prima volta la parola ASO — App Store Optimization, e mi sono sentito meno solo: Oh, — mi sono detto — qualcun altro che la pensa come me esiste!
Ultimamente, questa parola inizio a vederla usata più spesso e, cosa spettacolare, addirittura anche su suolo italiano!
Partiamo dal presupposto che, se tu azienda, startup, privato, sviluppatore o qualsivoglia crei un’app e la metti sullo store, è importante per te che questa abbia dei download.
Ora, c’è una cosa che se ci pensi è banale da dire, però tocca pensarci per capirlo: lo sviluppatore, non è un copywriter; non è un esperto di marketing; non è un grafico; non [per forza] è un manager.
Però l’errore che spessissimissimo si commette è quello di lasciare allo sviluppatore l’incarico di gestire tutto quanto sia inerente all’app. Anche il caricamento online. Anche la gestione della pagina sullo store.
Del resto è comprensibile. Il CEO italiano solitamente non ne sa niente di programmazione, né ne vuol sapere. Lo vede come un mondo oscuro dalla quale è meglio tenersi lontano il più possibile e a tutti i costi. Ci può anche stare, a patto che ci sia un product manager con forti competenze tecniche a badare a questo. Ci può anche stare che non ci sia un product manager o che non abbia competenze tecniche (che è la stessa cosa più o meno), solo che l’attività non andrà molto lontano. Non è comunque obiettivo di tutti e va bene così.
Una conseguenza della mancanza di cui sopra è che, l’unico a guardare la scheda dello store, in tutto il team, sarà lo sviluppatore. A sua discrezione, quindi: chiederà le risorse grafiche necessarie (o se le procurerà da solo, con risultati disastrosi); chiederà dei testi da apporre in pagina (o se li scriverà da solo, con risultati disastrosi); chiederà a qualcuno di gestire e rivisitare l’appetibilità della pagina dello store nel suo complesso (o la valuterà da solo, con risultati disastrosi).
Un applauso agli sviluppatori che si addossano questo lavoro nonostante fuori dalle loro competenze e cercano di farlo al meglio, quindi. E due applausi a quelli che invece fanno la parte dei manager e chiedono ai colleghi più adeguati le risorse di cui hanno bisogno, pazientando nell’attesa e accollandosi la colpa sul ritardo nella pubblicazione.
Detto tutto questo, è comunque chiaro che un CEO, che non è sviluppatore, difficilmente possa sapere cosa è richiesto per ogni determinato settore dello sviluppo, anche se possiede la visione del brand. E a uno sviluppatore, per quanto possa egli cercare di illustrargli la situazione, non sarà possibile comunicare dettagliatamente tutto quanto, mancandogli appunto questa visione.
La soluzione a tutto questo, che ci arriva diretta diretta dall’estero, è l’ASO, una specie di SEO delle app.
Di cosa si occuperà mai per essere una figura così importante? E soprattutto, una volta che l’app è online e la pagina è fatta, che impiego avrà questa persona?
Le attività da fare sulla pagina sono davvero molteplici. Non c’è bisogno che indichi io il fatto che ad oggi le app online sono tantissime e che la concorrenza è spietata. Per cui tocca farsi notare, non c’è scampo.
Inoltre, ogni app store (che non sono soltanto Google Play e App Store di Apple, ma ce ne sono tanti altri esistenti anche se spesso non considerati) ha caratteristiche diverse e a sé stanti, mentre altre sono in comune, seppur con tratti caratteristici.
La descrizione, ad esempio, è presente su entrambi gli store principali, ma su ognuno ha funzioni diverse. Sullo store di Android, serve anche ad indicizzare l’app e si differenzia dalla descrizione breve (non presente su quello Apple) nel fatto che oltre a una spiegazione di cosa sia l’app, ne fa anche un elenco delle caratteristiche più importanti, spesso utilizzando emoji nel testo.
Gli screenshot ci sono su entrambi. L’errore comune, comunque, è quello di mettere veramente screenshot. Vero che le schermate vanno fatte vedere, ma quello riservato agli screenshot è lo spazio più visto e quello dove è più indicato fare marketing: se devi spingere a scaricare, è quello il punto dove puoi fare leva. Lo sviluppatore invece chiederà al designer di fornirgli il banner o l’icona, pensando da sé a screenshot che potrebbero rivelarsi poco accattivanti. Oppure potrebbe anche chiedere al designer di sistemargli gli screenshot, ma se quest’ultimo non va nella scheda a vedere cosa questi significano e quanto sono importanti, non potrà mai fare un lavoro azzeccato. E soprattutto in tutto questo nessuno chiederà all’uomo-marketing di pensare ad una strategia per far sì che la grafica degli screenshot converta in download.
Poi ci sono le recensioni. Una cosa importantissima è rispondere a queste, e farlo presto! L’utente che mette 5 stelle non solo va ringraziato, ma in base alla sua risposta potrebbe essere necessario considerare il suo feedback (se ad esempio suggerisse funzionalità), oppure potrebbe essere invitato ad altro (ad esempio un sondaggio su cosa gli è piaciuto, una sezione dell’app che potrebbe non aver visto, la partecipazione alla campagna beta, l’utilizzo di un altro prodotto dell’azienda). L’utente che mette 1 stella va ascoltato, molte volte quella singola stella potrebbe trasformarsi in 5, se si interviene tempestivamente. Questo, ad esempio, è uno dei lavori quotidiani dell’ASO, che continua anche dopo aver rilasciato l’app per la prima volta.
Ma la cosa più trascurata in assoluto, sono i commenti sui nuovi rilasci. Ogni aggiornamento dovrebbe essere accompagnato dalle modifiche eseguite. E questo testo non dovrebbe avere la forma di un messaggio da programmatore a programmatore (“fixati bug, passaggio da UIL a Glide con configurazione rimossa dalla classe principale, nuove Activity scritte in Kotlin” — eh?) ma rivolto agli utenti, invogliandone l’aggiornamento. Che gli utenti abbiano un’app aggiornata è utile per un sacco di motivi, non credo serva elencarli.
Gli store offrono anche metriche. Strumenti di analisi. Da questi si può capire se si stia sbagliando qualcosa e valutare i possibili cambiamenti per incrementare il tasso di download. Nel tuo team, sviluppatore mobile a parte, chi è a conoscenza di questa cosa?
Ci sono tanti altri motivi per cui un ASO è quello che serve oggi per riuscire ad incrementare il rendimento delle app online, come ci sono tante altre piccole cose che dovrebbe curare.
Dove trovare un ASO? Sicuramente, non in Italia, ancora.
Il mio consiglio è, perciò: Perché non diventi un ASO? Potresti essere di grande contributo per qualcuno ed essere in qualche modo pioniere in un campo non ancora esplorato da queste parti.
Come detto nel titolo, insomma, un ASO nella manica.
