Lo scrittore e la deformazione professionale

Usiamo spesso l’espressione “purtroppo è deformazione professionale”, perchè è difficile scindere il lavoro, soprattutto se lo amiamo, dalla nostra vita privata. A chi non capita di pensare al lavoro la sera a casa seduti sul divano? Così pensavo alla deformazione professionale e lo scrittore. Mi sono resa conto che per chi inventa storie, la deformazione professionale è un qualcosa di faticoso. Noi scrittori raccontiamo le vite dei nostri personaggi, ci immedesimiamo in loro e nelle loro azioni. Questo ci porta ad applicare la deformazione professionale in quasi ogni ambito della nostra vita.

Non c’è azione, parola o avvenimento reale che non possa diventare materiale per una nuova storia, per dare carattere a un personaggio o per immaginare una scena. Questo significa che ogni gesto per lo scrittore è intriso di lavora e la sua deformazione professionale rende ogni aspetto della vita diverso.

Volete qualche esempio?

Vedere un film

Lo scrittore non guarda il film, riflette su ogni singolo dialogo e gesto dei personaggi. Valuta la trama e la costruzione delle scene. Se il film gli piace prende anche appunti per lavorare su qualche scena analoga che sta scrivendo.

Leggere un libro.

Lo scrittore non legge, studia. Passa e ripassa gli occhi sui passaggi che gli piacciono di più; cerca di carpire le tecniche del suo collega; prova a immaginare la stessa scena scritta da lui.

Ascoltare un amico.

Lo scrittore non ascolta, immagina. Pensa se c’è del materiale per costruire quel personaggio che proprio non riesce a delinearsi e se ci sono spunti per creare una bella storia d’amore.

Osservare

Lo scrittore non osserva, è sempre in cerca di ispirazioni. Che si trovi al parco o in metro, lo scrittore scandaglia la folla alla ricerca di un soggetto interessante o qualche gesto che possa aprirgli le porte dell’ispirazione.

Insomma, a volte la vita da scrittore è proprio faticosa! Non trovate?

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