Milioni di vite fa
Vagavo inquieta alla ricerca del mio luogo nel mondo e ed ero ossessivamente turbata da una sola e unica domanda: Io chi sono? Cercavo una risposta ma non la trovavo. Tentavo con tutta me stessa di guardarmi e riconoscermi attraverso lo specchio dei miei sogni e dei miei desideri ma non riuscivo a vedermi. Viaggiavo da un luogo all’altro del mondo solo per provare a darmi delle risposte e sceglievo meticolosamente zone di guerra e di conflitto, di fame e di miseria, di frontiera e di oblio. Più terrificante era il contesto più io riuscivo a sentirmi viva. Dall’Africa al Medio Oriente passando per i Balcani on the road, questa la storia delle mie scarpe. Poi ad un tratto mi sono fermata. Ho terminato il giro e mi sono messa ad aspettare. Ho iniziato ad aspettarmi e forse mi vedo arrivare da lontano, piano, con passo incerto. Sto camminando da tanto senza fermarmi. Ho commesso un grande errore. Non mi sono presa delle pause di recupero per scrivere degli appunti di viaggio, dei ricordi in diretta. Non ho ordinato le milioni di fotografie scattate con gli occhi della mia memoria. Non mi sono concessa le pause giuste per fissare, distruggere, conservare e ricordare al posto giusto. Il risultato è un caos di milioni di luoghi, persone, parole, sentimenti, stati d’animo, lacrime, silenzi, risate, sguardi, odori, rumori, volti, persone che non ho dimenticato. Ho vissuto fino ad ora milioni di vite e oggi ho deciso che le voglio raccontare. Non sono capace di seguire un ordine. Non riesco a ricordare cronologicamente ma sono capace di ricordare scavalcando l’oblio perchè io ricordo attraverso i profumi e i colori, i suoni e i rumori. Ci sono alcuni ricordi che fanno così tanto rumore che inizio a non tollerarne più il martellio costante e inquietante. E racconto perchè ho bisogno di ricoscermi in quelle milioni di vite fa perchè un nesso tra chi ero e chi sono anche se senza senso dovrà pur esserci. E io devo trovarlo.
