I vari #jesuischarlie #jesuisparis #‎jesuishomo ‪etc etc difendono un principio: nessuno può aggredirmi, ferirmi o tanto meno uccidermi per ciò che dico, scrivo, disegno o sono. Se quel che dico, scrivo, disegno o sono ti offende, puoi ricorrere ai tribunali, puoi chiedere un contradditorio, puoi fondare una tua rivista, puoi organizzare manifestazioni etc etc.
Non conoscevo “Charlie Hebdo” prima della strage. Solo dopo ho visto le loro vignette (in rete) e le ho trovate francamente brutte, di cattivo gusto e anacronistiche; e brutta, di cattivo gusto, stupida e irrispettosa è anche la vignetta sul terremoto. Questo però non cambia il principio per cui #jesuischarlie, #jesuisparis #‎jesuishomo, quello resta sempre perché se così non è siamo solo pupi di pezza in preda alle emozioni del momento.


Una breve riflessione che prende spunto da un articolo di Michela Murgia a proposito del titolo con cui «Repubblica» ha accolto l’elezione di Chiara Appendino a sindaco di Torino.

Il titolo in questione è:

La neo-mamma che ha battuto Fassino.

La prima cosa l’ha già detta la Murgia, ossia che il titolo è sessista e frutto di un certo retaggio culturale e su questo non ci sono dubbi.

La seconda è che titolare “La neo-mamma che ha battuto Fassino” attira di più il lettore, perché dietro “La neo-mamma che ha battuto Fassino” il lettore si costruisce una storia e permette…


Non credo che manifestare solidarietà sui social sia efficace se l’atto è dettato (come spesso succede) dal clamore del momento e non rispecchia il modo in cui viviamo la quotidianità; e di certo non sta a me (e non è mia intenzione) giudicare il comportamento di nessuno. Non sono però l’unico a notare come nell’ondata di partecipazione al dolore per la strage di Orlando non sia partito — se non in tono minore (controllate su Twitter) — l’ormai tristemente tradizionale ‪#‎jesuis. Probabilmente quando a essere toccata è la nostra sfera più intima, quella legata ai sentimenti e alla sessualità, tutti (soprattutto noi maschietti) facciamo un po’ fatica a fare quel passetto per paura che identificarci/accostarci a una sessualità altra possa mettere in dubbio la nostra (virilità aggiungerei in corsivo). Per questa ragione oggi mi sento di scrivere ‪#‎jesuishomo ‪#‎jesuisgay


Ogni giorno che passa avverto la sensazione di diventare un po’ più stupido. Le mie riflessioni sono meno acute e argomentate, il mio vocabolario si impoverisce. Non so se è solo un’impressione o se è realmente così, ma la sostanza non cambia e fa male.

Le ragioni possono essere molteplici, le principali — forse — sono queste tre:

Il lavoro, qualsiasi lavoro credo, ha alla lunga una notevole percentuale di routine. …


Non ho mai amato i fumetti di Tex Willer. Quando ero ragazzino, mio padre provò più volte a farmi leggere le storie del ranger bonelliano ma non ci fu nulla da fare, a me piacevano Dylan Dog e Martin Mystère.
Un mese fa i miei genitori sono venuti a trovarmi a Milano per conoscere la nipotina e trascorrere il Natale insieme. Per l’occasione, ho acquistato qualche numero di Tex in modo da far trovare a mio padre qualcosa da leggere per ingannare i tempi morti. Quegli albi li ho letti anche io e — con mia grande sorpresa — ho…


In realtà ne ho apprese molte di più, ma 7 è un bel numero…

1) Preparare la besciamella. Perché sì, mia moglie la besciamella la prepara in casa e durante la sua gravidanza ho dovuto imparare a farla io.

2) Non fare oggi quel che potevi fare ieri, perché gli imprevisti se ne stanno buoni buoni, acquattati alla tua porta, pronti a sorprenderti nei momenti meno opportuni.

3) La pazienza ha un limite e quella di un uomo con la moglie incinta si rappresenta così (non me ne abbiano a male le donne):

4) Aiutare a fare i mestieri in…


Qualche anno fa due tra i miei più cari amici — e un tempo anche soci — mi contattarono per espormi un’idea su cui stavano lavorando da qualche mese: dare vita — a Catania — a un corso di editoria. Sulle prime ero piuttosto dubbioso circa il buon esito del progetto, innanzitutto per un fattore meramente geografico, Catania non è né Milano, né Roma, il suo bacino d’utenza è ridotto; in secondo luogo esistono un buon numero di master in editoria con alle spalle anni di tradizione e livelli di eccellenza: che senso aveva organizzarne uno in Sicilia?
Detto ciò, accettai…


ovvero degli ereader ripagati

Premessa

Circa 9 mesi fa mi son ritrovato con un pomeriggio libero, uno di quei pomeriggi che capitano una volta ogni due anni e, dopo 3 partite a FIFA 2013, ho preso il mano il mio Kindle senza che nessun libro riuscisse ad affascinarmi e convincermi a iniziare a leggere. A quel punto ho acceso il PC, mi son collegato a Bookrepublic e ho acquistato un epub (poi convertito in mobi). …


Negli ultimi anni il numero di fotografi in circolazione è aumentato in maniera vertiginosa. In fondo cosa ci vuole per scattare una bella foto? Bastano una reflex e qualche obiettivo. Cinquecento euro o poco più e passa la paura. Poi serve solo un click e un po’ di Photoshop, che anche quello a usarlo ci vuol poco. O almeno così pare.

Solo la scrittura ha conosciuto una proliferazione di adepti altrettanto abbondante, se non addirittura superiore, alla fotografia. Un’idea, un computer ed è fatta. Certo, probabilmente anche in tempi non sospetti — cioè pre-Internet — tutti avevamo non dico un…


Noi Marziani, il cui titolo originale è Martin Time-Slip, fu scritto da Philip K. Dick nel 1964, ed è probabilmente uno dei suoi migliori romanzi.

Dick immette, su uno dei topos storici della fantascienza, ossia la colonizzazione del pianeta Marte, molti degli elementi che hanno sempre caratterizzato la sua narrativa, come la relatività del tempo, o per meglio dire la sua costante erosione, il senso di estraneità che pervade molti legami umani, anche i più stretti, e la conseguente impossibilità a conoscere la vera natura di chi ci è accanto.

Al centro del romanzo spiccano le figure di Arnie Kott…

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