Emilio Isgrò batte Roger Waters?

Certe vicende dell’arte contemporanea sono ridicole caro Murat Onol, penso ad artisti come Emilio Isgrò, che da un lato si gongolano per avere avuto la meglio su Roger Waters relativamente alla distribuzione del suo cd in Italia, dall’altro con tono ribelle individuando nella censura dei linguaggi dell’arte il demone con il quale si deve confrontare nel quotidiano l’artista contemporaneo.
Ma te l’immagini?
Oggi il linguaggio dell’artista lo censurano, ma se uno usa il mio senza interpellarmi procedo per vie legali a norme di legge.
Possibile che tutta l’idiozia del contemporaneo ci sia scivolata dentro al punto da non distinguere più tra processo e prodotto?
L’arte è linguaggio o prodotto?
L’arte come media linguistico ha il diritto di muoversi da sola ed essere posseduta, fin quando questo avviene è lingua viva, altrimenti è lingua morta da tutelare e che a nessuno interessa censurare.
Mettiamola così, Isgrò ha ragione nella stessa misura in cui la società contemporanea convive con la morte, non è natura ma solo dolore e perdita irreversibile, certo cazzo, se il linguaggio non circola con il morto muore il suo linguaggio, o mi sbaglio?
Penso che Roger Waters stia ancora ridendo davanti a questa stronzata provinciale d’Isgrò, il diritto d’autore su delle cancellature, diritto all’ignoranza, come ben sai Man Ray con i suoi poemi ottici ha preceduto Isgrò, ma non può prenderlo in giro come dovrebbe e non penso gli interessi molto se Roger Waters usi o meno il suo linguaggio.
Isgrò poteva farsi una bella risata e fare notare ai media come il suo linguaggio fosse diventato scuola ed Accademia della comunicazione pop mediatica, invece no, in questa storia non ha vinto la cultura, non ha vinto Isgrò, ha vinto la volgarità del narciso che non condivide il linguaggio e che si offende se lo vede utilizzato suo malgrado, con questa storia, per l’ennesima volta, l’artista contemporaneo dichiara di non essere un intellettuale ma uno strumento del mercato, non un operaio al fianco del popolo e dei lavoratori, ma un servo del potere economico pronto a vendere e svendere il suo linguaggio al migliore offerente, la colpa di Roger Waters? E’ stata non averlo consultato e non averlo comprato.
Se di operazione di marketing si tratta, il prodotto culturale Roger Waters vince alla grande sul prodotto culturale Emilio Isgrò, se non altro perché non passa per quello che limita la sua tensione creativa all’accordo preventivo con l’altro.
