IL CERVELLO ARTISTICO DISOBBEDIENTE

Il cervello di un artista è segnato dal suo ambiente storico e culturale, dalla storia della sua socializzazione e dal lavoro storico delle generazioni che a lui succedono; è un sistema cognitivo che sa aprirsi all’incorporazione della storia; non si modella in relazione ad avvenimenti e neanche cerca d’oggettivizzare la storia.
A un cervello d’artista, non interessa nulla oggettivizzare la storia, si muove in base a una sua struttura cognitiva anatomicamente organizzata; la stratificazione evolutiva del suo cervello, gli consente di aggiustare il tiro della sua ricerca all’occorrenza, quando vuole e gli sembra opportuno!
Un cervello d’artista è programmato per affrontare l’arbitrarietà delle circostanze del sistema dove si muove; il suo lavoro interiore è il risultato di una corteccia cerebrale che ha avvolto, e sospinto al suo interno, connessioni limbiche e talamiche, connessioni che in altre specie avevano un’influenza comportamentale maggiore; è questa configurazione del cervello a determinare l’irragionevolezza dell’artista; l’irragionevolezza l’artista l’ha tatuata nei suoi neuroni, nei neuroni c’è la ragione e l’irrazionalità della rappresentazione artistica!
L’ipersviluppo della corteccia cerebrale, ha cortocircuitato le antiche e ataviche strutture linguistiche dell’arte con lo sviluppo di nuove; la grammatica originaria dell’arte non è mai stata sconvolta dall’umano, ma ne ha progressivamente ampliato le prestazioni nello spazio cosciente; per i linguaggi e per i simboli dell’arte passa la capacità di relazione e di riconoscimento di gruppi sociali e culturali.
Gli strumenti linguistici dell’arte sono relazionali, e determinano la civilizzazione artistica dell’umano sapiens passando per la corteccia prefrontale!

La corteccia prefrontale connette nello spazio e nel tempo il linguaggio dell’arte, ma non riesce a occultare l’istinto animale dell’umano, l’inibisce selettivamente, nella pratica non può esistere un cervello d’artista vergine e sconnesso dalla sua memoria e cultura!
L’artista dal punto di vista neuronale, alimenta il conflitto con se stesso, apprende e contemporaneamente trasforma selettivamente ciò che apprende, rafforzando o indebolendo certe sue connessioni sinaptiche.
Le connessioni sinaptiche si attivano come risposte a prove ed errori, sono il risultato di una serie di valutazioni d’insieme!
Risonanze magnetiche dimostrano che tra cervelli adulti analfabeti e istruiti all’arte, le connessione sono diverse e passano proprio per la pratica del linguaggio!
L’invenzione del linguaggio artistico, nella storia dell’umano, attraverso il lavoro storico e della memoria delle generazioni seguenti, determina diverse distribuzioni neuronali!

Attenzione però, gli agenti sociali e connettivi di un artista, obbediscono alla regola creativa, soltanto se l’interesse a obbedire prevale sull’interesse a disobbedire, questo è il gas del linguaggio dell’arte e del valore delle Accademie ovunque esse nascano!
Obbedienza e disobbedienza, sono connessioni sinaptiche, sono risposte di azioni innestate su un ambiente linguistico, che liberano dopamina, serotonina o acetillcolina.
Questo permette la sopravvivenza del potere simbolico, del linguaggio dell’arte; la ricerca artistica è determinata dalla sopravvivenza in un gruppo che tende ad escludere!
Questo è il potere simbolico dell’arte, il cervello del sapiens si distingue dalle altre specie viventi (forse non dalle altre razze ominidi che l’hanno preceduto), per la predisposizione innata alla fede, alla socialità e alla razionalità; il linguaggio dell’arte lo rende obbediente e disobbediente, perché in certi sistemi artistici e culturali, la disobbedienza gratifica maggiormente il piacere del fare linguaggio!
