La cultura non è insalata

Cara Anna Magagna, ho preso visione ed ascoltato il tuo dialogare con il pianoforte a Ravello, la tua è musica contemporanea, suonare uno strumento classico come il pianoforte sentendo e vivendo le problematiche del tempo è contemporaneo.
Ti scrivo questo da un’isola dove governa il vento del folklore del mercato arrivato dall’altrove, da quell’altrove che si chiama pattume e piattume di mercato, dove per sentirsi più intelligenti degli altri si va ad ascoltare il concerto di Stefano Bollani e a mezzo stampa si celebrano le sue “improvvisazioni”, improvvisazioni?
Aprirei una lunga parentesi e distinguerei tra quel cazzeggio che genera naturale il buon umore e lo studio e la capacità di ascoltare e fare ascoltare ogni singola nota che si emette, ma ci sono “improvvisazioni” ed Improvvisazioni, non una riga per chi si è esibito con Bollani sul palco, perché le star mediatiche valgono da sole, il resto è contorno, come l’insalata con i calamari fritti.
Torniamo a noi, ed a certi “intellettuali e artisti” alla moda, da un poco di tempo penso al termine intellettuale come denigrante e denigratorio, l’intellettuale è quello che va ad ascoltare Stefano Bollani ed anche chi acriticamente ne riconosce l’insindacabile valore culturale, l’intellettuale si muove su traiettorie indiscutibili, non si pone domande, non si può permettere di non comprendere, deve bersi un buon bicchiere di prosecco e sulla brezza capire e comprendere tutto, perché lui non è un ignorante.
In questo secolo penso serva analizzare e comprendere tutto quello che subiamo da ignoranti, se non si è ignoranti non si hanno strumenti per scindere tra il bello ed il volgare che si fa bello per non mostrate il bello.
In questo secolo il vero servo non è l’ignorante (che si pone domande) ma l’intellettuale che non si pone domande e pensa che i suoi consumatori siano intellettuali come lui (e lo sono), così gira l’economia e così si annienta la cultura e l’idea dell’arte intesa come studio e ricerca.
Ma sai una cosa?
Soltanto lo studio e la ricerca ti possono fare ogni giorno calamaro e non insalata, soltanto la dedizione ti fa ricercatore del senso di ciò che fai, soltanto l’atteggiamento da ignorante lontano dai riflettori ti fa uomo di cultura.
A proposito, l’arte nasce, cresce e muore in ogni giorno ovunque, si contamina ed è figlia della propria cultura, ma non ha caratterizzazioni geografiche o accenti particolari, ha una lingua altra senza frontiere nata 40000 anni fa, quando neanche la parola esisteva, così per dire.

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