Quando la Scultura è contro natura!

Il blogger Maurizio Ciotola,

via social network, riporta l’attenzione, sulla relazione visiva, e perché non con la natura e l’ambiente circostante, tra la Scultura di Mauro Staccioli, storico Scultore toscano scomparso di recente, che non nascondo di non avere mai amato, l’idea della Scultura ridotta a struttura e a sintesi di purezza della forma in sinergia con l’ambiente è distante dal mio modo d’essere e vivere la passionalità e la ritualità del fare linguistica dell’arte.

L’opera, un enorme triangolo (600x550x550 cm) in cemento armato, sappiamo che in tutte le culture primitive il triangolo è segno di fertilità e anche di stabilità, in questo caso il triangolo generatore diventa anche fecondatore della terra; il lavoro è datato 1987.

Aprirei una parentesi semiotica e prossemica sul rapporto tra cemento armato e natura, ma non mi sembra il caso lanciarmi in tale digressione, vista l’immagine esplicativa della relazione Scultura-Albero, che da sola la sintetizza.

In apparenza, con uno dei suoi spigoli, sembra si stia abbatendo su un albero.

L’evidenza fotografica ed estetica (vi invito ad andarla a visionare sul posto, insieme ai turisti che in questi giorni, pochi a dire il vero, scelgono di andare alla Galleria Comunale piuttosto che al mare o da Zara a prendere fresco e acquistare in saldi “Italiano”), sembra trovare conferma in parte delle radici che fuoriescono dal terreno.

L’area venne posta in sicurezza da Anna Maria Montaldo nel 2016, quando esplose il caso, l’allora direttrice della Galleria Comunale cittadina che assicurava su come:

“Il triangolo in realtà non poggia sull’albero ma è saldamente ancorato a terra.
Come sarebbe stato possibile d’altronde che un’opera così imponente potesse essere sostenuta da un carrubo?
Probabilmente è molto vecchio ed è bastato un niente, semplicemente l’angolo della scultura accostato al suo tronco, per indebolirlo. Si sta cercando comunque una soluzione e abbiamo recintato l’area proprio per questo motivo”.

Ad oggi, Agosto 2018, la soluzione sembra non essere stata ancora trovata, eppure che cosa costerebbe spostare la Scultura e collocarla altrove?

L’operazione di manutenzione (della Scultura e dell’albero), sarebbe nel rispetto della ricerca artistica di Staccioli, ma anche e principalmente dell’albero.

La scultura nell’isola più che mai, è legata a rituali di completamento e interazione con la natura dei luoghi che abita, come si è potuta concepire l’immobilismo di una situazione del genere a cielo aperto?

Possibile che non si ragioni, su come non si possano comprare Sculture e Scultori a pacchetto e imporli in una realtà culturale come quella isolana, nel nome del mercato e di quotazioni che si determinano dall’altrove, ma serva Alta Formazione Artistica locale residente, per evitare, in dialogo con artisti e scultori dell’altrove, scempi come questo dinanzi a tutti?

Cagliari ha un problema evidente, quello della gestione dell’arte e degli artisti residenti, e di tutta la loro produzione.

Questa storica e secolare assenza, materializza di riflesso anche la cattiva gestione di ciò che si acquisisce dall’altrove, che sembra collocato a caso, dove ci sia spazio e possibilità, le acquisizione paiono percepite come un costo piuttosto che un valore aggiunto, simbolico e affettivo prima che economico; pensateci un attimo, vi viene in mente rispetto al territorio di Cagliari Città Metropolitana, un altro posto del mondo, dove le sculture vengano arbitrariamente collocate in mezzo a rotonde o ai lati di strada dove fermarsi ad osservale, vorrebbe dire incidentarsi?