Blade runner e i matrimoni col drone

Chi, sopra una certa età non ricorda la scena qui sopra? In Blade Runner di Ridley Scott Harrison Ford cerca particolari in una stanza usando un computer che si muove dentro una foto. OOOhhhh…

Ecco, Blade runner 2049 tiene eccome, il plot è persino coerente senza gran sbavature e ci sono gran citazioni di classici della fantascienza che Villeneuve usa per non usare, appunto Blade Runner. E per questo mancano tutti quei personaggetti caratterizzati e divertenti che c’erano nel film di Scott (o che in forma diversa sono una delle forze della saga di Star Wars). A differenza che in molti, molti film e serie Tv (The man in the high castle, tratto pure da Dick, ma anche Orphan Black, per nominarne due recenti) 2049 non ha quel profumo di estetica dark anni 80 che si ritrova spesso e volentieri in cose anche di qualità (l’estetica Brazil, Max Headroom, 1997 Fuga da New York) molta Britannia che diceva addio all’età della rivoluzione industriale e cominciava a vederne le cattedrali abbandonate e molta apocalisse dopo bomba, un pericolo reale in quegli anni. Il non avere ripreso quel modo, ma aver creato comunque una Los Angeles “bladerunnerizzata” è un bel successo di Villeneuve. I pannelli solari giganti della prima scena, sono molto California.

Ma torniamo alla scena qui sopra: nel 1982 tutto di quella ricerca nella foto era ooohhhh. Oggi, pensa alla copertina del New Yorker qui accanto, il tema è quando e come vivremo con i robot e un ecosistema permeato dalla AI? Davvero la AI a un certo punto comincerà a pensare per conto proprio, provare emozioni, ecc.? Elon Musk, che se ne intende, mette spesso in guardia sul pericolo che l’intelligenza artificiale prenda il sopravvento. E spende persino molti soldi per fare ricerca su quali regole servono perché ciò non avvenga. Ha firmato un appello con Hawking e il co-fondatore di Apple, Wozniak, sulla necessità di un bando alla ricerca di AI militare. Torniamo ancora alla scena qui sopra: l’equivalente della scena della foto in 2049 è una scena col drone che cerca in una città abbandonata. Quel drone è più cool, si comanda a voce a enorme distanza, ecc. ecc. ma, in fondo, è uguale a quelli con cui si fanno le foto a ogni matrimonio kitsch che si rispetti. Poi c’è il riscaldamento globale, che ci fa presagire scenari apocalittici domani, non nel 2200. Questa vicinanza con molti elementi di una storia che nel 1982 (e ancora più quando nel 1968 quando Dick ha scritto Do androids dream of electronic sheep?) era visionaria ma lontana, rende il film di Villeneuve meno bimbumbadaboom. Era impossibile fare altrimenti.