Il litorale del Basso Lazio: dio, patria e spaghetti alle vongole (senza dimenticare l’Azerbaijan e Maicon)

I cittadini del Basso Lazio e dell’Alta Campania sono molto dediti alla storia antica e contemporanea, amano molto l’amore e dedicano molto tempo alla cura del corpo, proprio come alle terme e ai giochi nell’antica Roma. La ragione di alcune tra queste caratteristiche sarà da ricercare nelle vestigia di una grande civiltà e dall’arte dalla quale sono circondati in ogniddove. Nonostante la lunga coabitazione con la Santa Sede, però, il rapporto con il creato è meno decisivo per queste popolazioni. Come lo so? Che domanda sciocca: sono stato in spiaggia e ho visto braccia, polpacci, colli taurini e modiglianeschi, spalle, schiene ricoperte di dipinti raffiguranti simboli, numeri romani, gladiatori, lupi ululanti, epigrafi latine, madonne preganti, santi miracolanti, date di nascita dei figli o della squadra preferita in numeri romani. Amore per le origini si chiama.

Gli abitanti del Basso Lazio e dell’Alta Campania devono anche essere dei grandi organizzatori del proprio tempo libero se è vero che uno su tre, in spiaggia, può sfoggiare pettorali, dorsali, bicipiti, tricipiti e quadricipiti e tutta una ulteriore serie di muscoli che non saprei nominare per i quali esistono esercizi specifici, tali da farli sembrare dei vigorosi sollevatori di pesi della squadra olimpica del Kazakhistan.


Il Kazakhistan è dietro l’angolo

Se il parallelo con il Kazakhistan vi dovesse far sorridere, sappiate che siete in errore: andate a guardare il medagliere olimpico. Nella disciplina con pigiamino attillato, il kazako ha vinto meno medaglie degli iraniani e dei turchi, certo, ma attinge a una popolazione che è meno di un terzo degli altri due. E quanto a soldi, il Paese è il 58esimo nel mondo tra i migliori per fare business e infatti sia Mattero Renzi, che Angela Merkel, che David Cameron hanno fatto visita a Nursultan Nazarbayev, presidente dal 1990, che prima presiedeva sulla repubblica sovietica, e le cui due figlie sono tra le persone più ricche del Paese — una è stata vice primo ministro. Il Kazakhistan, sbeffeggiato da Sasha Baron Coen con il suo Borat nel 2007 non è mai stato quello — che Cohen sbeffeggiava gli elettori di Donald Trump in realtà, e hai visto come è andata a finire?— e nel 2017 ospita quella stessa Expo epocale di cui abbiamo parlato per dieci anni quando si svolgeva a Milano.

Se poi vi piace il calcio lo sapete già che l’Astana football club, di proprietà del fondo sovrano a maggioranza pubblica Samuryq-Qazyna è il primo club dell’Asia centrale ad aver giocato la Champions league e il suo omologo ciclistico è quello dove hanno militato Armstrong, Nibali, Contador, Aru. Alcuni tra costoro hanno vinto molto e hanno avuto problemi di doping. Che probabilmente è qualcosa che vale anche per il mondo degli affari in Kazakhistan: l’Italia si è fatta soffiare sotto il naso Alma Shalabayeva, moglie di un oppositore, senza grandi proteste ufficiali. Che Roma, quando fa affari con le dittature tende a fischiettare qualsiasi cosa accada. E poi, qui, come nel vicino Azerbaijan, c’è un sottosuolo ricco, ricco. E una classe dirigente che paga agenzie di pierre che affermano il marchio nel mondo o spendono per corrompere (qui un caso azero che riguarda Luca Volonté, che viene da Comunione e Liberazione, non è il figlio di Gian Maria e ha preso soldi ma, per la sua findazione). Una pratica che abbiamo scoperto essere molto in voga anche a Washington, dove le cene e gli incontri con i lobbysti russi sono una tra le cose più comuni che ti possano capitare.

Uno tra i primi a puntare sul Kazakhistan fu un personaggio che oggi si trova a suo agio in Europa e nel mondo: Silvio Berlusconi, che ci vedeva lungo, faceva amicizia con Putin e Nazarbayev molto prima di quei pivelli che circolano adesso. Nel 2009 il premier che il mondo ci ha invidiato elogiava la virilità dell’uomo kazako e dopo un incontro a Roma, siglava accordi “per miliardi di dollari”. O almeno così diceva lui. Insomma: Donald Trump, ciucciami il calzino — che se proprio non lo sapete è il doppiaggio italiano di quando Bart Simpson dice “eat my shorts”, che a Roma qualcuno potrebbe tradurre a sua volta “me fa na pippa”.


L’amore in camper e l’industria decadente

Ma il Kazakhistan, per quanto muscoloso, è lontano dal Basso Lazio e dall’Alta Campania, che tradotto su una mappa è la bassa provincia di Roma, il frusinate, la provincia di Latina e quella di Caserta. Alti tassi di disoccupazione, tanta agricoltura, pochi divorziati, media di componenti per famiglia alta (ma comunque bassa, che siamo in Italia) e una certa presenza della criminalità organizzata nel turismo, nel mercato ortofrutticolo, nella gestione della cosa pubblica.

Gli alti tassi di disoccupazione spiegano forse meglio della capacità di organizzarsi il tempo libero. E poi, a guardarla bene, nei centri piccoli il tempo è una merce meno rara che in città. O almeno così dovrebbe essere. Sulle spiagge ti accorgi di come agli alti tassi di disoccupazione si convertano nella scelta di dedicarsi con tutta l’anima al culto del corpo da sfoggiare nei mesi estivi sulle attrezzatissime spiagge del litorale. Sulla sabbia resa incandescente dall’effetto serra è un trionfo di imitazioni della scuola neoattica che imitava a sua volta Fidia e Lisippo. Che come vedi il tema in queste zone è proprio quello dell’essere circondati da cultura classica. Quei cigni galleggianti in plastica, alti due metri, prodotti a Shenzen prendendo chiaramente a spunto quella vicenda un po’ sporca in cui Zeus si traforma in cigno per accoppiarsi con Leda.

L’amore che tutti portano dentro lo senti nelle voci delle mamme e dei papà che si scambiano affettuosità tra loro e con i figli: “Amo’, mangia il graffe, papà”. E poi, per fare solo un esempio piccolo, sulla statale che collega Frosinone al casello di Ferentino è tutto un trionfo d’amore. Tre o quattro chilometri e due o tre cose assieme. Una fettuccia di asfalto bitorzoluto su cui troviamo i centri commerciali del capoluogo della ciociaria, il raccordo che collega Frosinone con il mare. Una vecchia strada di zona industriale un tempo fiorente e destinataria di fiumi di denaro della Cassa del Mezzoggiorno che aveva fatto della valle tra Anagni e Cassino, sulla quale corre la A1, “l’area più industrializzata del Lazio” e che dopo la riclassificazione della provincia a inizio anni 90 conosce un primo colpo. Il secondo è di questi anni di crisi. E così sulla strada rimangono le attività commerciali che hanno occupato i capannoni vuoti, fornitori di prodotti per l’edilizia, un vivaio, dei camioncini per panini, trattorie 10euro tutto compreso e, sempre, le ragazze dell’amore. Una strada di passaggio sulla quale non mancano mai giovani donne da comprare. Giorno e notte, caldo o freddo. E quasi a fare una classifica delle nazionalità, pare di aver capito che le africane stanno in strada mentre, tra le piazzole, stanno le slave, che lavorano dentro a tre camper decadenti che non si muovono mai. Che a entrarci dentro per consumare dell’amore, ci deve volere davvero un grande amore per l’amore.


L’amore per la storia contemporanea invece lo scorgi nel decorarsi dei maschi: tra un tatuaggio del duce, una catenina littoria, un’aquila romanamente fascista e un tatuaggio con la faccia di Hitler (visto con codesti occhi su una persona all’apparenza normale). Non amore per la destra estrema, giammai! Sempre e solo effigi di un tempo passato che ha eliminato le zanzare dalla pontinia e portato i pomodori e il formaggio Asiago e poi tenuto abbastanza aquitrini da far sopravvivere le bufale e regalarci la mozzarella. Guarda te che lungimiranza, che sguardo all’orizzonte che avevano nel 1924 Valentino Orsolino Cencelli e il futuro Conte del Circeo, Natale Prampolini. Il secondo era massone, come Massimiliano Cencelli, che non è parente di Valentino, ma è quasi più famoso per via del suo manuale, una guida per distribuire le cariche e gli incarichi in base alle correnti politiche di appartenenza. Che nella Democrazia Cristiana ce ne erano tante e si dichiaravano. Ora, se non sapete chi è Bart Simpson, forse vi sfugge persino che nell’estate 2017 Cencelli Massimiliano è vivo e nel 2005 è anche stato candidato al Comune di Roma per la Margherita, quella che, se non sapete nemmeno questo, si è presa il Partito democratico.

Sul litorale del Basso Lazio e Alta Campania si riversano ogni fine settimana di maggio-giugno-luglio-agosto un sacco di persone. E non è come gli altri litorali. Forse è meglio, forse è peggio. Propenderei per la seconda ipotesi, ma non sono mai stato a Riccione di sabato sera, non a Jesolo, non a Forte dei Marmi e neppure a Silvi Marina.

La vista di milioni di under30 pronti a un seratone sul lungomare di Gallipoli alle sette di sera di una giornata X di luglio mi ha però dato da pensare sui litorali in generale.

Del Basso Lazio-Alta Campania però so tre cose. Ad esempio che ci sono ampie infiltrazioni della criminalità organizzata, che nell’Agro pontino lavorano migliaia di indiani sikh per quattro soldi e che qui hanno i loro centri culturali e le loro attività commerciali, che il sindaco della perla della costa, Sperlonga, uno dei borghi più belli d’Italia e blah, blah, blah è agli arresti domiciliari e ha il vice indagato e che durante la sua permanenza il numero di metri cubi di cemento del paesino è raddoppiato almeno e che, nonostante se ne sia parlato molto, gli ecomostri in costruzione vedono visite di operai ai cantieri e anche che ce ne sono di nuovi, non denunciati in costruzione. Del resto, da Ostia in giù la presenza della criminalità organizzata si sta facendo tradizione locale.

Da queste parti vengono da molte latitudini. Molti turisti stranieri sciolti nella marea che vede molti romani, casertani e napoletani. Che anche a loro piace molto dipingersi con l’inchiostro blu aquile, simboli del calcio con la N cerchiata e con la a.s. Roma e persino l’aquila laziale, che anche a loro spesso piace Mussolini dipinto. I locali non locali — gli abitanti del litorale, fatta eccezione per Ostia, Anzio, Nettuno, Terracina, sono pochi così come sono relativamente pochi sul Golfo di Gaeta fino a Mondragone e Castel Volturno: molti ex villaggi vacanze divenuti dimore di immigrati che lavorano in edilizia, villette con le ceramiche in facciata, marrone lucido anni 70 sbeccato dal tempo e dalla salsedine.


Un’altra cosa che accomuna tutti? Il cibo. Quanto piace mangiare in spiaggia come alla famiglia di fagottari a cui la matrona Ave Ninchi, entrando e uscendo da una cabina dello stabilimento, piazza su un tavolino on the beach pasta, insalata e frittata di cipolla e fiasco di vino in Domeniche d’agosto di Luciano Emmer (1949).

Quelli più raffinati vanno al ristorante come i personaggi un po’ sfigati e un po’ no che cercano di rimorchiare un’americana in Racconti romani di Moravia. Sul cibo, facciamo molto Dopoguerra, nostalgia del guanciale compresa. Ma con più muscoli e tatuaggi e meno fame vera. Sarà il sole che fa sudare, il letto a baldacchino principesco 29,99 € o il materassino accessoriato bianco, strumenti per il montaggio rapido inclusi — per poi sentirsi esclusivi come in uno stabilimento per calciatori invece che per gitanti della domenica — sarà la crema mangia grassi tre flaconi 9,99 solo in farmacia, ma sul litorale del Basso Lazio e dell’Alta Campania si mangia come se si fosse in uno spalatore della bonifica pontina che ha passato la giornata a scorticarsi le mani sul manico della vanga cercando di rompere la terra ghiacciata. Che poi, a dire il vero, tra laziali e campani delle differenze ci sono: i campani mangiano di più e sembrano avere meno tempo per la palestra di coloro che vivono nelle città-non-città che fanno da cintura sud di Roma. Ma nessuno mangia male come la cittadino tedesca che, sotto a questi occhi e a 40° all’ombra, al banco di un paninaro che teneva in bella mostra pane fresco, pomodori freschi, basilico, mozzarella, melanzane, peperoni, olive ha chiesto un panino medaglione col formaggio filante a forma di parallelepipedo avvolto nella plastica rossa, il prosciutto cotto più polifosfato che sai immaginare, maionese “e se per favore può scaldare”.


L’Italia agli italiani (che la trattano benone)

Un culto che proprio non c’è sulle spiagge del litorale altolaziale e bassocampano è quello per l’ambiente. Parlando del Vaticano lo avevamo chiamato creato: ovvero ciò che circonda gli esseri umani. La spiaggia è spesso un mozzicone misto sabbia, i comuni tendono a non pulire dalla plastica i centimetri di spiaggia non dati in affidamento agli stabilimenti e il cittadino se ne frega se i suoi mocciosi masticano cicche di sigaretta mentre costruiscono castelli della Philip Morris. I giovani beneducati non sembrano fare eccezione. Colloquio sulla spiaggia con ragazza dalle vocali aperte come solo a Roma Nord che mentre discute di università lancia amabilmente la siga sul bagnasciuga: “Scusa perché butti la cicca in mare? Lasciamo stare quella noiosa storia che inquina, che un giorno potresti avere dei figli o dei nipoti o degli amici bambini e magari ti piacerebbe portarli in un mare balneabile, ma non vedi che ci sono bambini che giocano qui intorno?”. “Mmm… ma scusa, dove la butto?” “Per esempio la spegni e poi la butti in un cestino, oppure la porti con te, fai un sacchetto con le cose di immondizia che hai e ci metti anche quella” “Ma la buttano tutti”. Qui o ti lasci andare a “te la spengo in fronte e poi te la faccio mangiare”, o uccidi o alzi bandiera bianca e le mani in alto. Ero con altre persone che si sarebbero vergognate per i miei improperi e la ragazza, ahimé, è ancora viva.

Ma è solo colpa sua? No, naturalmente. Il maschio con occhiale fumé, la panza, rossoabbronzatissimo con costume a pantaloncino attillato che accentua la magrezza delle gambe, la protuberanza dello stomaco e il culo cadente (donne etero e omosessuali maschi, c’è qualcosa di più brutto nell’universo?), la butta in mare perché, a differenza della ragazza, lui non è seduto sul bagnasciuga, ma sta abbronzandosi con l’acqua fino alle ginocchia. Che deve mai fare un essere umano se non disfarsi del filtro usato con una schicchera? Col panzone non s’è discusso, che magari finiva a botte e l’intento educativo della prima chiacchierata era ormai virato in rassegnato livore.

Poi ci sono i Comuni. Quello di Parigi, per esempio, che il mare non ce l’ha anche se butta della sabbia sulla Senna (il cui sottopasso è stato di recente in parte pedonalizzato), distribuisce gratuitamente dei posaceneri porta cicche tascabili con su scritto qualcosa come “non la buttare in mare”. In Salento sono diffusi i posaceneri da scoglio apposti dai comuni. Non che tutti li utilizzino, ma è un messaggio: qui puoi buttare la tua cicca, se non lo fai sei tu che sei una merda. A Sperlonga e Sabaudia, per citare le località più ricche ed esclusive dei 100 km di costa di cui parliamo, niente di tutto questo. Nonostante i soldi ci siano, perché ci devono essere visto che sono prese d’assalto per tre mesi l’anno.


La vendetta del migrante

Poi, contro le nostre belle tradizioni e storia gloriosa italica, c’è la vendetta del migrante. Sulle spiagge camminano migliaia di venditori di cose da spiaggia o simili: vestititini, parei, costumi, secchielli, materassini, formine, occhialini, sedioline, ombrelloni, palette, coccodrilli gonfiabili, code da sirena, braccialetti, pinze da capelli, cavetti per il telefono, ombreli da pioggia quadrati, statue di divinità africane prodotte in Indonesia, cesti di vimini, pashmine, orologi, gioielli d’argento appena sbarcati dall’India, palloni, racchettoni, granite con bicchiere di plastica e cannuccia. I marziani, quando sbarcheranno sulla terra deserta si chiederanno se la dieta mediterranea fosse per l’appunto la sabbia e un bicchiere di mediterraneo da suggere con quei milioni di cannucce. Comechessia, il bagnante può soddisfare la sua smania di consumo senza muovere un dito: una Amazon in carne e ossa che ti si presenta con battute simpatiche di sfondo razzista sentite e ripetute per fare simpatia. Allo stesso modo, con le attività di acquagym può soddisfare la sua voglia di mover la colita e ascoltare sempre la stessa musica latina da una decina di anni a questa parte. Solo che nel 2017 si chiama Despacito invece di Gasolina. E va più Despacito, despacito.

Ciascuno degli oggetti in vendita sulla spiaggia è avvolto in una retina, in una bustina, ha una targhetta di cartone plastificata attaccata con un filo che non è fatto di cotone. Molti degli involucri volano via con un nonnulla, molte delle palette se le porta via il mare e per il consumatore compulsivo da mare, la granita è un po’ come un preservativo da pineta adolescenziale: quando lo finisci, lo abbandoni al suo destino.

E qui che casca l’asino: dopo secoli di bieco sfruttamento imperialista, dopo aver subito i soprusi della globalizzazione nelle miniere, dopo il razzismo strisciante, il cinese e l’africano, il bengalese e il maghrebino si sono messi in combutta e si vendicano vendendo merda di cattiva qualità all’Occidentale e questi, ingenuo, lascia tutto sulle spiagge senza capire. Il nostro mare perde valore, diventa infrequentabile e il Paese perde punti percentuali di Pil. È chiaramente un complotto come quello dei vaccini, ma nessuno ha il coraggio di dirtelo!

Il quadro è fosco, ma non è finita. In acqua mi si avvicina un ragazzino attorno ai sei-sette anni con un bel sorriso. Riccetto, magro e palesemente un po’ annoiato per il fatto di essere da solo tra le acque, senza amici e senza genitore che starà guardando il gp di motociclismo sul tablet spaparanzato su un caimano gonfiabile. Ci tiene a farmi vedere i tuffi che fa, come affronta le onde e a chiacchierare di quanto gli piace il mare. Dopo un po’ ho freddo e lo saluto. Poi mi ricordo di non avergli chiesto come si chiama e lo faccio. Dice un nome con la M che non sembra italiano. Ma lui ha un accento inconfondibilmente basso laziale e non ha affatto l’aria di essere straniero. Né ce l’ha quello che mi pare di aver capito essere suo padre. Chiedo di nuovo e aguzzo le orecchie. Capisco Michael, che se non lo sai, si pronuncia Maicol. “No, non Maicol, M-A-I-C-O-N!”. È in quel momento che capisco che tutto è perduto.

E se non lo sai, Maicon è un giocatore brasiliano che ha giocato nell’Inter e nella Roma e chiamare tuo figlio Maicon non è come chiamarlo Diego Armando o Francesco.

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