Lo scorso febbraio Donald Trump chiese a James Comey, allora capo dell’Fbi di bloccare l’indagine su Michael Flynn, l’ex Consigliere della sicurezza nazionale. O almeno questo scrive Comey, nel frattempo licenziato dal presidente con un atto che molti hanno trovato improprio per la tempistica. E così l’uomo che con le sue dichiarazioni sull’inchiesta aperta ai danni di Clinton e delle sue mail (inchiesta di cui non avrebbe dovuto parlare in pubblico) ha aperto la porta della Casa Bianca a Donald Trump, potrebbe essere lo stesso che la chiude.

Durante una riunione nello studio ovale con il direttore dell’Fbi, il presidente ha detto: «Spero che tu possa lasciar stare questa faccenda, è una brava persona». Il memo scritto da Comey fa parte di una serie di appunti che l’allora direttore dell’Fbi ha prodotto a ogni tornante della intricata vicenda cominciata con la rivelazione dell’inchiesta sulle email di Hillary Clinton. Comey ha documentato i passi successivi per lasciare traccia dopo aver percepito gli sforzi del presidente per far deragliare l’inchiesta. Da segnalare, come scrive il New York Times, che ha risposto con questo scoop a quello di un giorno prima del Washington Post, che le note di un agente Fbi prese a ridosso degli accadimenti che queste descrivono sono considerate prove credibili di una conversazione avvenuta. Nel frattempo abbiamo anche saputo che le informazioni passate a Lavrov sull’Isis provenivano da Israele e che la pubblicità ottenuta potrebbe aver messo a rischio gli agenti infiltrati da Tel Aviv nel Califfato.

Il tweet qui sotto, di un giornalista esperto di questioni giudiziarie, segnala come quella di lasciare traccia delle vicende controverse sia una caratteristica del lavoro di Comey da sempre. (continua qui….)

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