0 — #Cruijff — “Avere il dono d’essere una mossa davanti a tutti, e non saperlo”

04/07/2016

Nella storia recente del gioco del calcio non riesco ad immaginare altri oltre a Cruijff che, per tutta la loro carriera, abbiano cercato in maniera così ossessiva e metodica la felicità: l’ossessione di avere e regalare la felicità sul rettangolo di gioco, a discapito di tutto e tutti.
Nessuna scusa o motivazione tra lui e il raggiungimento della SUA felicità, sì, perché quella era la SUA felicità, quella che vedeva tramite i suoi occhi e calcolava in modo razionale e asettico, distaccato da tutto ciò che di inutile e superfluo nel contesto che si trovava.

Non dimentichiamoci che è Olandese: un popolo che ha strappato la stessa terra su cui vivono al mare, un popolo che creò imperi economici capaci di reggere il confronto con potenze di nazioni molto più popolose e ricche di loro, un popolo che per la prima volta in assoluto pensò che il modo migliore per sedare una rivolta del proprio popolo sul proprio suolo, non fosse con la forza, ma col dialogo e l’apertura.
“Non vogliamo altri che ci dicano cosa è giusto per noi e cosa dobbiamo fare per essere felici, NOI e SOLO NOI, sappiamo cosa è giusto per noi, perchè nessuno degli altri ha dovuto passare quello che abbiamo passato noi per essere il popolo che siamo” , leggo la storia del popolo olandese e mi immagino questo, e poi c’era LUI, quel ragazzino che non avrebbe dovuto giocare a calcio:
Troppo fragile, troppo magro, troppi problemi fisici..ma cosa dovevi fare? Il calcio era la soluzione che definire scontata, è riduttivo: come ogni bambino giocavi per strada, inoltre vivevi a due passi dello stadio dell’Ajax e il passo dalla strada al campo verde lì vicino è molto breve, come è molto breve il tempo che all’Ajax ci mettono a capire che quel ragazzino lì DEVE giocare a pallone …perché vede, eccome se vede…vede il calcio in un modo che gli altri non riescono nemmeno ad immaginare, ha una razionalità e forza di volontà di mettere in pratica la sua visione del mondo del calcio che ha quasi del paranormale.
Scompone ogni situazione ai minimi termini e prima ancora che l’avversario possa prendere contromisure, lui ha già deciso quale sia la soluzione più efficace e meno dispersiva in fatto di energie e tempo impiegato, e non lo fermi, se non con le cattive, e non è detto che tu ci riesca.
Nel suo algoritmo ha già calcolato anche dove gli avversari si posizioneranno e cosa tenteranno di fare, in passato l’avrebbero chiamato veggente e messo al rogo, ma fortunatamente quei tempi sono finiti.
La sua carriera sul rettangolo verde parla da sé: dubito che ce ne saranno altri come lui, o almeno con la stessa ricerca dell’azzardo finalizzato ad uno scopo….quando ami come ha amato lui il rettangolo verde, il passo dal togliersi le scarpe da calcio, e sedersi in panchina, come allenatore, è ancora più breve, cambia poco: se prima sul campo da gioco lui cercava costantemente lo spazio, il punto migliore da dove poter applicare il suo algoritmo, in panchina non può, in panchina è limitato alla sua zona, ciò non lo fermerà nel diffondere le sue idee.
Il suo Barcellona a picconate demolì tutto quello che di certo e ovvio c’era nel calcio fino allora: una squadra che era un manifesto delle sue idee, del suo pensiero applicato nel mondo reale, giocatori che fuori da quel contesto non sarebbero stati considerati da NESSUNO, lì in quel microcosmo trovarono uno spazio per esprimersi e crescere, ciò che nacque fu una squadra che era un paradosso all’intera teoria calcistica dell’epoca, e ogni giocatore non era da meno, ogni giocatore, dopo quell’esperienza non fu lo stesso, ognuno di loro trasportò nelle sue esperienze successive qualcosa di quel periodo ..e i frutti parlano da sè
Cosa aspettarsi da lui, da Cruijff, il capostipite di questa rivoluzione Copernicana? Che continuerà nella sua crociata, e non si fermerà, di fronte a nulla, come sempre ha fatto.

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