
GIOCHI DI POTERE
13–09–2016
Sembrava tutto finito, un amore naufragato, la classica delusione amorosa adolescenziale.
Troppe pressioni, troppe richieste, troppi insuccessi e delusioni. Meglio dividersi, separare le proprie strade con la speranza che questa divisione porti ai due nuovi successi, nuova linfa vitale, quel soffio di vita necessario per qualcosa ormai morto.
Ed è successo. O meglio, la cosa è successo solo con uno dei due, Messi.
L’altra, l’Argentina, è alla eterna ricerca di quella consacrazione che manca dai tempi di Maradona, quella frustrazione che cresce ogni giorno perché il flusso di talenti in Argentina è continuo.
La produzione di giocatori di talento è quasi ininterrotta. Ma non si vince.
Le delusioni seguono di pari passo l’esplosione dei talenti argentini e il paese ha bisogno di un punto di riferimento, un faro, un radar che rompa questa maledizione e Messi sembrava il predestinato.
Sembrava, perché l’alieno Messi era stato contagiato dal più umano dei sentimenti: il dubbio.
Il dubbio di non essere all’altezza delle aspettative, il dubbio di non poter reggere e portare sulle proprie spalle le aspettative e sogni d un paese emotivo e lunatico come l’Argentina.
Meglio farsi da parte, avere l’umiltà d’ammettere di aver fallito e lasciar spazio ad altri, lasciare questa macchia nera in un palmares e curriculum sportivo accecante, ammettere che ci sono cose che neanche l’uomo che ha reso possibile l’impossibile riesce a realizzare.
Ma l’amore per la patria è troppo forte, ci sono troppi interessi in gioco, economici, sentimentali, non importa.
Troppo forte i sentimenti che un paese come l’Argentina scatena all’interno dell’uomo, un paese che ribolle di intense e focose passioni contagia tutti, anche i più freddi e distaccati, anche chi, come Messi, ha passato gli anni fondamentali della sua adolescenza in un ambiente asettico e distaccato dal mondo esterno come la Masia.
L’annuncio del ritiro di Messi dalla Nazionale aveva gettato il paese nel caos, scatenando proteste, dubbi e cambi all’interno della Federazione Argentina: il nuovo c.t dell’Argentina aveva una e una sola priorità, forse più importante di vincere: riportare Messi in Nazionale.
Riuscendoci.
La speranza è che non sia la solita “minestra riscaldata” , quelle relazioni ricominciate più per disperazione e paura di rimanere soli, che altro.
Le paure e i timori son tanti, ma l’alieno è tornato: migliorato e si spera, infallibile.