Stelle, pirati e cappelli superdotati

Che diamine succede da quel lato della Manica?

Sua Maestà Elisabetta II, per Grazia di Dio, Regina del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord e dei Suoi altri Reami e Territori, Capo del Commonwealth, Difensore della Fede, ha appena tirato una trollata di dimensioni imperiali.

Adesso arriva lei.

Ma dopotutto il Signore di Man e Duca di Normandia (agli inglesi non è ancora andata giù quella faccenda di Giovanna d’Arco, e sono testardi) è andata al lavoro indossando un completo previsto dal dress code della ditta. Qual è il problema?

Ma forse per capire meglio cos’ha fatto la Regina della Giamaica (sui documenti ufficiali del Regno quella zona del mondo si chiama West Indies: ve l’ho detto che sono testardi) è meglio prenderla alla lontana.

Gli inglesi sono ligi alle regole, ma non hanno regole.

Il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord è una monarchia costituzionale, ma non ha una Costituzione.

La democrazia da queste parti si basa su una serie di linee guida e di miti nazionali. Praticamente abbiamo il Codice della Pirateria e delle leggende metropolitane. A tenere l’ordine ci pensa una doppietta tecnica passivo-aggressiva degna di una madre mediterranea — il buonsenso e il senso pratico. Il tutto è decorato con degli usi pittoreschi.

Okay, mi piacciono le donne inglesi.

Non tutti i miti sono falsi, anzi. “Se diventi cittadino devi garantire che sarai fedele ai valori democratici dello Stato” è scritto nero su bianco. Il buonsenso sta nell’osservare che ad alcuni non piace giurare su Dio (e non sono solo gli atei ad aver problemi, chiedete al vostro calvinista di quartiere): ma basta dare la possibilità di affermare solennemente e tutto si aggiusta, no?

Un altro fatto provato: “l’ultimo regnante che è entrato nella Camera dei Comuni si è trovato la testa separata dal collo”. Quindi la Regina non prende posizione nel dibattito politico, ci mancherebbe altro. Anche i membri della Camera dei Lord sono proposti dai leader dei partiti (tranne i vescovi: ma lì entriamo in un ginepraio).

Lezioni di lingua.

Un racconto.

Mark si trova contro una folla aizzata dal suo peggior nemico. Ma il nemico gli concede di fare un discorso. Mark non insulta mai il suo nemico, anzi, è ossequioso, lo definisce ripetutamente a honourable man, “uomo d’onore”. Al termine del discorso, la folla è completamente innamorata di Mark e vuole linciare il suo nemico.

Il racconto è una scena del Julius Caesar, scritto da William Shakespeare nel 1599. Se lo mettono in scena bene, non è invecchiato un giorno.

L’ossequio è ancora oggi il linguaggio con cui i politici inglesi si levano la pelle. Passivo-aggressivi, appunto.

E quindi

Questo vale al massimo grado per la Regina: rilascia commenti politici, ma parlando per implicazioni e segnali.

Ad esempio, la Regina non dice “Theresa May è una vigliacca”: la Regina si limita a visitare i superstiti di un disastro meno di ventiquattro ore dopo che la May si è rifiutata di farlo “per motivi di sicurezza”.

Per la precisione: la Regina va tra le persone che hanno osannato il leader dell’opposizione. Mentre uno dei membri più popolari della Casa Reale celebra la gioia di vivere nonostante un attentato terroristico a cui la May aveva reagito con il panico del “siamo sotto assedio”.

L’eroe nazionale: i terroristi non avranno le nostre birre.

La Regina non dice “il tacchino di Natale sopravvive più a lungo del secondo governo May, e per fortuna perché quella donna è una cialtrona”: la Regina apre il Parlamento “in borghese” (senza corona e mantello di ermellino) due giorni dopo la data concordata.

Ci pensano i commentatori a notare che l’ultima volta che questo è successo il governo è durato pochi mesi, e non era nemmeno un “hung Parliament”. I conti si riescono a fare anche in contemporanea alle battute su come si usi la stessa parola per “[Parlamento] senza un partito di maggioranza” e “persona dotata di organo sessuale maschile di dimensioni molto abbondanti”.

[Nota al link qui sopra: The Canary è un sito orribile, l’equivalente inglese di nonleggerlo. I dati sono sempre dati.]

La Regina non scrive il discorso che leggerà all’apertura della sessione annuale del Parlamento, quello lo scrive il Primo Ministro, perché tenere sotto controllo il Re è un mito fondante della nazione (#MagnaCartaRepresent).

La Regina non dice “il Brexit è una cazzata”. La Regina si limita a indossare un abito blu scuro (quando la Regina è sempre vestita di colori luminosi che le permettono di distinguersi nella folla) e mettere un cappello che, ripreso dall’inquadratura che viene fatta ogni anno, è dei colori e quasi della forma della bandiera dell’Europa Unita.

Sottile.

La Regina non dice “avete capito benissimo”: ma quando la BBC fa tre articoli su un tema “Buckingham Palace” non rilascia un comunicato stampa che inizia con “Sua Maestà è molto addolorata dalle voci secondo cui…”.

PS: Pubblicità Progresso per turisti

Comunque ho barato, non è vero che non ci sono regole. Non state mai fermi a sinistra sulle scale mobili della metropolitana di Londra. Verrete sommersi da un concerto di gente che tossicchia e vi manda sguardi infuocati.

Arrivate ai tornelli con la tessera prepagata pronta, grazie.

PPS: Fatti miei.

Ho appena mandato gli incartamenti per la mia richiesta di cittadinanza. Spero che me la concedano prima delle prossime elezioni. È una lotta contro il tempo.