Un anno dopo

Dopo La partita scrivo ancora di te, per ritrovarti

Villa Pisani — Foto di Monica Gatti

E’ passato esattamente un anno da quando te ne sei andato, da quando sei svaporato in quel letto di ospedale ed io mesta mi avviavo a casa con in mano un sacchetto di plastica trasparente contenente le tue cose: il tuo orologio, le posate, la tazza gialla con lo smile per la colazione, il rasoio elettrico, il pettine. Ogni tanto, prima di arrivare all'automobile, alzavo gli occhi al cielo buio, poi subito li riabbassavo e aumentavo il passo.

Mi sentivo stanca, ma soprattutto svuotata, perché caro papà, assisterti mentre te ne stavi andando, mentre la battaglia era questa volta persa, è stato difficilissimo. La presenza della morte, lì, vicino a te, mi faceva sentire piccola, impotente, ma nel contempo riusciva a catalizzare tutte le mie energie su un unico obiettivo cercare di accompagnarti, tuttavia, adesso che l’interruttore era stato staccato, mi sentivo come se avessi appena terminato di correre una maratona senza essere allenata.

Ora apro gli occhi e nel mio quotidiano tu non ci sei più e devo imparare a fare i conti con la tua assenza….già….potevo prendere treni, aerei che mi avrebbero portato nei posti più lontani, ma quando il mio piede si posava sul suolo sapevo che a Forlì tu eri lì a curare il tuo orto, seduto alla tua scrivania intento a fare le parole crociate della Settimana Enigmistica, a discutere allegramente con mamma, ad ascoltare e commentare l’ennesimo dibattito politico visto in televisione. Adesso, invece, non ti posso più vedere, non posso più ascoltare la tua voce, e questo non per una settimana, non per un mese, bensì per il resto della mia vita. Ma con il tuo corpo che non potrò più abbracciare è scomparso anche una parte del mio mondo. Un mondo fatto di gesti solo nostri, di soprannomi simpatici che con arguzia affibiavi alle persone, ecco la Tordella e Sor Pampurio, Squic, Rubinett, il curato di campagna con il commesso viaggiatore e Madame di Tebe. Con la tua scomparsa il mio mondo perfetto non è più perfetto, è ….incompleto e l’unico modo che ho per riprendermelo è la memoria, scriverne, raccontarne, chissà… forse un giorno riuscirò a scrivere un racconto breve sulla tua mania di coltivare i cocomeri.

Ti lascio questo perché ti voglio bene, perché te ne prenderai cura.

Una mattina mi sono trovata tra le mani una tazzina azzurra da caffè sbeccata, era la tazzina di nonno, poi è diventata tuapapà ed ora è qui, tra le mie mani, in cerca del nuovo proprietario.

Nella stanza del bricolage gli attrezzi sono stati appena usati e rimessi a posto da M., i tuoi libri di storia, archeologia, politica, giardinaggio, insieme ad un piccolo Vangelo dalla copertina azzurra logora sono appoggiati sul comodino in attesa di essere letti…. le pratiche burocratiche per l’eredità procedono, denaro, proprietà, beni devono trovare un nuovo padrone….cose, denaro, cose, denaro, materia, mi sale come un senso di nausea e poi di nuovo nella mia mente affiora quella domanda che non avrà mai risposta.

Con la tua scomparsa mi sono resa conto di non sapere pregare… semplicemente ripeto a memoria formule, frasi che mi sono state insegnate durante l’infanzia. Provo a cercare risposte in persone che ritenevo credenti ma mi rendo conto ben presto di quanto anche il loro spirito sia secolarizzato quanto il mio…La morte di un genitore ti spinge a porti delle domande sul senso della vita, se esiste qualcosa oltre la vita, se la nostra coscienza può sopravvivere alla cessazione del corpo fisico. Così tra letture di ricerche scientifiche sulla NDE condotte dall’Università di Padova e descrizioni di fantascientifici mondi astrali la risposta mi arriva da Shakespeare

Ci sono più cose in cielo e in terra Orazio di quante tu ne possa sognare nella tua filosofia

In quattro parole Shakespeare descrive la contrapposizione che sto vivendo e quella in cui si dibatte da sempre il genere umano: il reale che tocchiamo con mano, il bisogno del soprannaturale, il mondo interiore delle emozioni e dei sentimenti e quello della ragione.

E in un angolo del mio cuore rimane custodita la mia fede nel poterti un giorno ritrovare, ciao papà, ti voglio bene.