All’inizio del mese scorso ho deciso che avrei voluto leggere qualcuno di quei libri che si dà per scontato tutti abbiano letto, che magari citiamo con naturalezza conoscendone trama e personaggi, e che invece a me mancavano.

Così ho iniziato con Robinson Crusoe di Daniel Defoe, sono passata a Il giro del mondo in 80 giorni e ho chiuso (per ora) con Ventimila leghe sotto i mari, entrambi di Jules Verne.

Un genere, quello del romanzo d’avventura, a me abbastanza sconosciuto. Eppure li ho letteralmente divorati tutti e tre, facendo spesso le ore piccole (come sempre le mie occhiaie ringraziano).


Ho letto decisamente troppo nel 2016: 74 libri. Così quando, come lo scorso anno, ho messo mano alla mia lista per tirare fuori quelli più significativi, lo ammetto, mi sono trovata di fronte a una specie di marmellata di personaggi, storie e ricordi. Scorro i titoli e faccio fatica a “riconnettere”, il che mi fa pensare che da quest’anno io debba — soprattutto per dare il giusto merito a ogni libro — iniziare a prendere delle note alla fine di ogni lettura. Forse anche leggere meno. Accetto consigli, sia sul come ritenere ricordi (e dunque neuroni), sia su come disintossicarmi.


Ho aspettato non a caso che le vacanze fossero finite per scrivere questo post. Soffro infatti di sindrome da “feste comandate”: una malinconia che al confronto Puffo Brontolone è un ottimista.

Prima che iniziassero ho così lucidamente deciso quest’anno di non fare propositi, perchè in teoria bisognerebbe metterli in pratica dal 1 gennaio e, oltre al mio umore sinistro, mi sono ricordata che la prima settimana dell’anno è per me la settimana della letargia. In molti mi hanno detto in questi giorni che ho un aspetto molto sereno: lo credo, dormo come un ghiro (ho “visto” interie serie su Netflix…


Tre anni fa ho lasciato una promettente carriera e quello che a tutti gli effetti era un bel lavoro.

Ero dirigente in un’azienda televisiva, mi occupavo di marketing e di comunicazione, avevo un ufficio tutto per me, un ottimo stipendio e tutti i benefit annessi.

Eppure da sempre, con un po’ di vergogna e sensi di colpa, mi chiedevo che senso avesse ciò che facevo.

Perché dovevo passare il tempo prima nel traffico e poi in un cubicolo, dare retta a persone che non avevo scelto come compagni del maggior numero di ore in ogni mia giornata e fare cose che andavano fatte in un certo modo, con scadenze assurde o procedure senza significato?

Riunioni interminabili, pranzi mal digeriti…


Quando lavoravo in azienda avevo un’idea ben precisa di cosa volessi dalle mie ferie: niente sveglia a orari fissi, totale libertà, nessuna mail o telefonata fastidiosa da capi o colleghi.

Qualche volta mi è andata bene, qualche altra no. Mi è addirittura capitato di venire a sapere di una riorganizzazione aziendale durante le ferie, e di non aver avuto modo di capire nel mentre – le scrivono apposta nebulose queste comunicazioni, è chiaro – se al rientro avessi trovato o meno la mia scrivania. Immaginate il relax da quel momento in poi.

Per non parlare di quando mi hanno chiamato…


A 13 anni avevo una cotta pazzesca per Bruce, guardavo a ripetizione il video di Dancing in the Dark e sognavo di essere la ragazza che saliva sul palco e ballava con lui. Io ero nel pieno delle crisi adolescenziali e lei incarnava tutto ciò che sentivo di non essere: figa, libera e fortunata.

Sabato sera a Circo Massimo c’era una ragazzina della mia stessa età di allora, che si è presentata al concerto di un 66enne che poteva essere suo nonno, con un cartello che diceva semplicemente: «il mio sogno è suonare la chitarra con te». …


Paperman — http://www.disneyanimation.com/projects/paperman

Mi piace molto Chiara Gamberale. Mi è sempre piaciuta, poi l’ho conosciuta anche di persona un paio d’anni fa il giorno che ha presentato Per Dieci Minuti alla libreria Arion di Via Nazionale a Roma e l’ho amata ancora di più.

Io ero appena uscita da un pomeriggio che Serendipity fammi un baffo, ero in libreria con largo anticipo e mi ero messa a leggere quando un signore che avrebbe potuto essere mio padre si era seduto accanto a me e aveva cominciato a raccontarmi la sua vita di solitudine, e io come sempre mi ero impietosita ed ero rimasta…


Dopo il mio primo post su Medium molte persone mi hanno chiesto come faccio a leggere così tanto.

Come avevo scritto, fino a due anni fa ero una “normale” lettrice da un paio di libri al mese o poco più. Poi è accaduto qualcosa. E provo a spiegarvelo parlando d’altro.

Un paio d’anni fa ho anche deciso di cominciare a correre. Ci avevo provato diverse volte e mi ero ormai convinta che non facesse per me, che non avessi fiato, che non avessi il fisico, che fosse ormai tardi.

Ho cominciato a fare ricerche su internet per capire se ero davvero spacciata e mi sono imbattuta in questo libro: Running. Dalla poltrona alle gare in 12 settimane. …


Sono passati ormai 6 anni da quando Rob e Dom, due giovani impiegati della City londinese decisero di mollare tutto per iniziare quella che sembrava una follia: trovare un’alternativa a chi si sentiva imprigionato nel proprio ruolo in azienda, per quanto ambito potesse essere, e sognava di poter semplicemente fare un lavoro più nelle proprie corde.

Decisero così di creare un blog e da lì un sito, Escape the City, che oggi, dopo un crowdfunding e un discreto dispendio di tempo ed energie, è diventato una community di oltre 250.000 persone e offre attraverso una newsletter e una sezione dedicata


Ho letto 64 libri nel 2015, ne vado molto fiera, anche se Austin Kleon ne ha letti più di me e sto cercando di farmene una ragione.

Dal 2014, quando ho ricominciato a leggere sul serio (e penso che questo sia direttamente legato all’aver lasciato il lavoro in azienda, spento la tv che era per l’appunto il mio lavoro, scoperto quanto sia meraviglioso poter leggere fino alle 3 di notte senza l’ansia della sveglia ché tanto quello che facevi negli orari d’ufficio da freelance hai in realtà molto più tempo per farlo — ma questa è un’altra storia, stay tuned)…

Monica Lasaponara

Escape Coach® e Illuminatrice di Business — Co-founder @HubRoma — Bookworm. “La vita è troppo breve per fare un lavoro che non ti piace” www.monicalasaponara.it

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