«NEXT SIXTY»( Monica VALLARIN – ex atleta esercizi di scrittura autonarrativa , novembre 2016)

Quattro minuti netti dal suono della sveglia all’uscire di casa , nel buio della notte senza stelle ;ho imparato a vestirmi senza accendere la luce, per non disturbare la giovane coppia californiana che mi ospita o forse per illudermi di poter ancora dormire .Sono le 4.05 del mattino : mi infilo il primo costume ,il secondo costume, la T-shirt ,la tuta ,il parka imbottito con cappuccio ,le calze e le scarpe da ginnastica. Fuori non c’è anima viva , respiro inconsapevolmente l’odore della notte; il mio cuore batte ,ma la mia mente dorme. Mentre aspetto che vengano a prendermi osservo quel paesaggio surreale fatto di villette residenziali con giardino , mi sembrano un plastico privo di umanità , quasi inabitabile. Nei pochi minuti di viaggio che mi separano dalla piscina non riesco a parlare ,dopo che l’atleta incaricata mi ha recuperata sul vecchio maggiolone , mi siedo vicino ad Elena , rubando a quella prossimità di corpi un’illusoria consolazione , mi lascio cullare dal soffio caldo del riscaldamento sapendo che a breve dovremmo affrontare il consueto shock termico : fuori c’è la luna , nuotiamo. all’aperto e siamo quasi sempre sottozero .

Tutto sotto controllo , ci ammucchiamo via via in prossimità del cancello che delimita l’impianto stupefacente di MISSION. VIEJO: è un gioiello vero e proprio , tre piscine perfettamente illuminate sotto il cielo terso della California …quasi un’esperienza estatica. Il privilegio e l’onere di poterlo vivere cinque mattine alla settimana, con una ritualità che sfiora l’ossessione .

Ormai ho imparato a muovermi nello spazio con una precisione chirurgica :so esattamente quale sia il mio posto , illusoriamente integrata in questa squadra di campioni di cui non sento di far parte ; non c’è tempo per pensare e non si può parlare , in una sorta di congiura del silenzio ,ascolto il fruscio ininterrotto dell’acetato delle tute che scivolano, il sibilo dentato delle cerniere che si abbassano ,in una sorta di rito di passaggio reiterato all’infinito ,fino a quando i nostri corpi esposti ai raggi della luna si avvicinano in perfetto ordine al bordo vasca . Allineati corsia per corsia ,in base a criteri di appartenenza stilistica più che di affinità affettiva , assomigliamo a dei purosangue nei momenti che precedono l’apertura dei cancelletti di gara : pronti ad eseguire allo spasimo quello che ancora non sappiamo di dover fare ,soli nella nostra corporeità al servizio della performance . Abbagliati dalla luce che attraversa l’acqua cristallina che sta per accoglierci ascoltiamo. il verdetto : Mark S.scandisce il primo lavoro e comincia il count down: «next sixty : every five seconds «; le lancette colorate del grande cronometro girano inesorabilmente: si parte al prossimo 60 ogni cinque secondi . L’unica. cosa che posso fare e’ farmi trovare perfettamente pronta quando toccherà a me ,sincronizzata in modo irreversibile con questo meccanismo diabolico .

Da molti anni ormai non devo più presentarmi perfettamente allineata sul bordo vasca , ma spesso il grande cronometro echeggia ancora dentro di me , qualcuno scambia ancora il suo ticchettio per ambizione .

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