ph. Claudio Maria Lerario

IL CORPO, LA PAROLA, LO SGUARDO

di Monica Tomasetti

Aracne, Rubriche 2016 — Ricerche

La sorprendente struttura del corpo umano, con le sue incredibili possibilità d’azione, rappresenta uno dei maggiori miracoli dell’esistenza. Ogni fase del movimento, ogni minimo trasferimento di peso, ogni singolo gesto di qualsiasi parte del corpo rivela un aspetto della nostra vita interiore. Il movimento ha una sua qualità che non è il suo aspetto utilitaristico o visibile, ma la sensazione… Si devono FARE i movimenti, così come si devono ascoltare i suoni, per apprezzare pienamente il loro potere e il loro significato.
Rudolf Laban
È il 1950 quando Rudolf Laban pubblica The Mastery of Movement on the Stage, il testo destinato a diventare il più completo studio del movimento generato dall’impulso interiore, riferimento imprescindibile non solo della moderna danza europea, ma del teatro in genere, della formazione e, in alcuni casi, della terapia. L’esempio con cui avvia la riflessione è ben noto: nel definire lo scopo e l’essenza del movimento Laban cita l’episodio più famoso della Bibbia e della storia dell’umanità, quello di Eva che raccoglie la mela dall’albero della conoscenza con un gesto teso a un fine tangibile e intangibile al contempo. La donna desidera sì cogliere il frutto per gustarlo, ma soprattutto per avere accesso a quel supremo bene di sapere e libertà fino a quel momento negatole. Come rendere allora il gesto sulla scena? Con rapidità, languore, distacco, bramosia, furtività? Attraverso le innumerevoli possibilità d’azione legate al movimento, Laban indica il senso intangibile che il movimento reca con sé, la sfida, l’incoscienza, la follia, il coraggio dell’avventura umana. Movimento rivelatore del profondo, di quei processi nascosti che attengono al desiderio. Movimento guida all’interiorità, là dove gli impulsi e le scelte motivano le infinite possibilità espressive del corpo umano. Movimento come manifestazione intrinseca della vita e teatro come intensificazione di essa, “spaccato del laboratorio in cui si forgia la capacità umana di riflettere e di agire”1, per coglierne e padroneggiarne i principi generativi. Attraverso l’arte la vita si svela, in un processo di reciproco arricchimento e di condivisione: affinché ciò che, a volte, sembra drammaticamente perduto nel mondo possa essere miracolosamente riaffermato sulla scena.
Dialogo Silenzioso, il progetto di Movimento Centrale che celebra l’incontro tra la Grande Madre Africa, fotografata da Claudio Maria Lerario, e i brevi testi scelti da Claudio Gasparotto sull’arte del movimento, ci orienta all’interno del nostro mondo interiore, come spettatori/uditori, attraverso due piste-guida: pensare la danza in termini di parole e pensarla in termini di movimento. Catturato dallo sguardo, ovviamente, ma vivo, pulsante, incarnato in donne, uomini, bambini eredi di una dignità nobile e antica. Un’integrazione pensiero/parola e pensiero/movimento che illumina il “mondo silenzioso dell’azione simbolica” invocato da Laban1, come risposta a un insopprimibile bisogno interiore. Le persone, splendidamente colte
dagli scatti in bianco e nero di Lerario, sono impegnate in comuni azioni quotidiane, ridere, piangere, giocare, lavorare, ma l’emozione del movimento è fortissima. Non pensano, non sanno di danzare, ma lo fanno, con un’intensità che commuove. Una testa un poco reclinata di lato, un guizzo obliquo degli occhi, ed è danza. La mano protesa, le braccia come ali, il torso che si contrae nel salto. Ed è danza. C’è flusso, anche se fermato nel frammento dell’immagine, c’è ritmo, nella scansione delle sequenze di movimento; c’è infine la forma scelta dal fotografo a suggerire prospettive sul “mondo del silenzio”1. A partire da reali azioni corporee — le azioni di sforzo, appunto, di cui parla Laban — arricchite dalla coscienza immaginativa e trasmesse dall’intenzionalità artistica, si realizza quel processo di rivificazione della vita interiore che è promessa di felicità.
Dialogo quindi come azione, dinamica, movimento esso stesso. Dialogo corporeo, innanzi tutto: i corpi rappresentati dalle foto, i corpi dei visitatori che si muovono liberamente fra esse, i corpi dei performer che, angeli facilitatori, tessono i fili della comunicazione. “Il pensiero arriva dopo la danza”, scrive Jean-Luc Nancy citando Beckett in uno scritto per Dialogo Silenzioso, “ciò significa anche che il pensiero si fa avanti con la danza./Che il pensiero si desta con una danza./Che la danza accende il pensiero. Non già dando dei soggetti di riflessione, ma facendo del corpo una forma pura, una forma per sé — una forma in movimento o non, ciò non è l’essenziale”2. Questa la dimensione espressiva, linguaggio primario dell’azione. Il corpo definisce un rapporto privilegiato con il mondo degli oggetti e delle persone, una relazione che privilegia il sentire piuttosto che il capire. In un mondo che continuamente tacita le proprie emozioni interiori a favore della loro interpretazione, per renderle socialmente accettabili ma di fatto condizionate da forme di comportamento omologanti, il corpo e il suo linguaggio, i suoi messaggi, riacquistano per ciascuno di noi il ruolo determinante nella scoperta di sé e della propria identità.
Sono quattro allora i temi che, nella pluralità dei percorsi e delle suggestioni, si offrono allo sguardo, quattro temi per quattro parole-chiave: purezza, ritmo, mistero, necessità. La purezza primordiale che si ritrova intatta nella danza dei bambini e degli animali, là dove il linguaggio del corpo, come per l’uomo primitivo, è il solo mezzo di espressione e comunicazione per dire l’amore, il dolore, la condivisione. Il ritmo della danza, che è tutt’uno con il ritmo della vita, delle sue pratiche e dei suoi riti. Il mistero del corpo, dell’esistenza, dell’unicità umana e della diversità insita in essa. La necessità che le persone, tutte, indistintamente, hanno di danzare, di esprimere in questo modo l’autenticità dell’essere.
“La parola è divina, il corpo è il miracolo”: nel definire l’essenza del movimento Gillian Hobart ne celebra l’assoluta unicità nello slancio proiettivo verso il mondo e le sue forme3. Una centralità che riporta agli scritti di Margaret H’Doubler e alla sua eredità in campo artistico, educativo, pedagogico e sociale. Perché se la danza è ciò che per eccellenza definisce l’umanità e il suo splendore, strumento educativo in grado di coinvolgere il corpo l’immaginazione l’intelletto la relazione, allora è chiaro che tutti abbiamo il diritto di danzare e che proprio alla danza affidiamo quella possibilità di libera e personale ricerca autoformativa che ci contraddistingue nella nostra umanità. “L’arte non può essere separata dalla vita, appartiene
all’essenza della vita […] Quando è compresa come arte, la danza riguarda l’essere umano”4. Non più — non solo — spettatori possiamo finalmente riappropriarci di una forma artistica che, nell’unità mente/corpo, ci realizzi come persone e come comunità, nell’unicità del nostro essere e nella condivisione dell’esperienza, tesi a un mondo più vasto di esperienza immaginativa e reciproca comprensione. Un mondo in cui l’espressività corporea acquisti un senso e una collocazione sociale che non ne inibisca l’autenticità, in cui la sacralità del corpo e la sua intelligenza cinestetica accolga la parola in una sintesi virtuosa. Corpo “semplice infinito pensiero della propria presenza/nel mezzo del mondo e mondo a sé solo/mondo a tutti a nessuno”2.
1Rudolf Laban, L’arte del movimento, Ephemeria, 1999
2Jean-Luc Nancy, Per Dialogo silenzioso in Claudio Gasparotto e Claudio Maria Lerario, Dialogo silenzioso, La Pieve Poligrafica Editore, 2016
3Gillian Hobart, Claudio Gasparotto, Il corpo pensante, La mente danzante. Dialogo sul Metodo Hobart, a cura di Lorella Barlaam, Guaraldi, 2014
4Margaret N. H’Doubler, Dance. A Creative Art Experience, Madison, University of Wisconsin Press, 1940
MOVIMENTO CENTRALE è un Centro di idee e pratica di danza, fondato nel 1998 da Claudio Gasparotto per promuovere la cultura della danza come arte aperta a tutti , secondo una metodologia che pone al primo posto il valore e il rispetto del corpo, non come oggetto da esibire ma strumento di conoscenza e autoconoscenza per esplorare l’espressione della nostra interiorità, creatività e delle nostre relazioni.
MC promuove la Scuola di Formazione Metodo Hobart® per tutti coloro che desiderano intraprendere un percorso di studio e ricerca del movimento con obiettivi educativi. Il Progetto gode del patrocinio del Comune e Provincia di Rimini, della Regione Emilia-Romagna, dell’Università di Bologna — Dipartimento di Scienze per la Qualità della Vita e il sostegno della Fondazione Cuomo (Montecarlo — Principato di Monaco).
claudio.gasparotto@movimentocentrale.org

MONICA TOMASETTI insegna Italiano e Latino nei Licei. Cura pubblicazioni letterarie e progetti di teatro e danza per la scuola superiore. Collabora con Movimento Centrale sin dalla sua fondazione, danzando in tutti gli studio performance del Collettivo. Dal 2007 è insegnante nella Scuola di formazione Metodo Hobart, per la quale segue la pubblicazione dei Quaderni del Metodo.
monicatomasetti@libero.it