Articolo del 1993 su Osama Bin Laden

Risiko versione 3.0

Ohi ragazzi, proprio voi: tutti a spicciare sto Risiko incredibile. Ma sapete fino in fondo di avere, anzi, che abbiamo un cazzo su per il culo grosso tanto così?

Nessun buonismo da pseudo-pacifista, però forse la prima regola da imparare per fare sta partita è che a questo gioco i buoni diventano cattivi e i cattivi buoni, giusto il tempo di un giro di tavolo. E che le cose da sapere per continuare a giocarsi questo Risiko edizione Facebook in tempo di guerra sono tante e qualcuna - secondo me - vi sta sfuggendo.

Ora stendete sul tavolo il pannello da gioco e mettete tutti i carri armati da una parte, dopo aver letto, vediamo come li posizionerete.

Questa è la guerra della Turchia, che ha un problemino: coniugare le sue spinte espansionistiche, continuando ad apparire interlocutore attendibile agli occhi della Nato. Fino a ieri finanziava al Nusra e l’Isis, alleati dei ribelli siriani, tentando di riconquistare pezzi del fu Impero Ottomano al nostro post-nemico, o neo-amico (ancora non s’è capito) Assad. Poi la situazione è sfuggita di mano e oggi gli tocca giocare un ruolo complesso: da una parte continua con le “facilitazioni” a frange per nulla pacifiche, dall’altra tiene un piede nella staffa occidentale. La Turchia squittisce a ogni volere dell’Occidente, mentre i tifosi turchi allo stadio fischiano a quel minuto di silenzio per onorare la strage di Parigi. Quante pedine mettete sui neo-ottomani?

Questa è la guerra dell’Iran, che sta con Assad e con la Russia e che nonostante sia nemico dell’Arabia Saudita, sta anche con l’America, di cui i sauditi sono alleati strategici imprescindibili. Finanzia e arma Assad e al contempo invia in tutta l’area a cavallo tra Siria e Iraq i suoi leggendari Guardiani della Rivoluzione, in pratica l’unica armata degna di questo nome in Medio Oriente, oltre all’esercito israeliano, per aiutare i Curdi. I quali però si trovano in alcune zone a dover collaborare coi ribelli. Perché si, fra i ribelli anti-Assad ci sono anche i buoni, mica sono tutti terroristi. Lo so, il cervello fuma, ma la partita continua.

Questa è la guerra dell’Arabia Saudita contro l’Iran, che ha fatto ingaggiare una guerra per procura ai persiani nello Yemen, perché i sauditi finanziano tutto quello che giura guerra agli sciiti, che sono l’Iran, che è Assad, che in Libano è Hezbollah (questione sciita: fondamentalmente da una parte sono nostri nemici, dall’altra ci stanno parando il culo e magicamente, dopo che fino a qualche mese fa li vedevamo col fumo sugli occhi, oggi diventano l’unica soluzione). Mi seguite?

Questa è la guerra del centro e nord-Africa. Non dimentichiamocelo. La Somalia, la Nigeria, il Kenya, la Libia, la Tunisia, ecc, ecc, ecc. Si stanno riscrivendo tutti gli equilibri anche lì. Siamo in piena Caoslandia, una lunga macchia che dal Marocco, travalica i confini africani e mediorientali e si espande fino all’Asia e oltre, arrivando all’Indonesia. Una pentola a pressione che è sul fuoco da anni e anni e a cui a nessuno viene in mente come aprire la valvola. Quel poco di calore che riesce a uscire, lo vediamo sotto forma di flussi migratori, di morte e di disperazione. Qua come la facciamo la strategia di gioco?

Questa è la guerra dell’Occidente, ebbene si cari miei, su questo avete proprio ragione, siamo in guerra, ma come? Fino a qualche giorno fa eravamo con l’Iran e al contempo coi Ribelli, quindi contro Assad e contro Mosca. Oggi siamo tornati amici di Mosca, ma ancora non siamo troppo disponibili al disgelo con Assad: combattiamo a fianco dei Ribelli, ma anche a fianco di Mosca. Soltanto che Mosca i ribelli li spiana.

Non sarebbe finita qua, ma mi rendo conto di aver rotto abbastanza i coglioni anche al più paziente dei giocatori di Risiko.

Complicato? Più che una guerra, stiamo parlando di una bolgia infernale e penso che l’unico concetto che dovrebbe passare sia proprio questo: siamo nel marasma. Dichiariamo guerre che non sappiamo come, dove e con chi combattere. Dovremmo capire che non è solo la guerra dell’Occidente contro una falange di pazzi squinternati. Magari fosse solo questo. L’avremmo già vinta a tavolino.

Dovremmo anche capire che neanche quando ci si spara veramente l’umanità va così tanto in secondo piano come avviene sulla newsfeed di Facebook, non dimenticatelo mai quando giocate a fare la guerra.

E’ arrivato il momento di studiare, prima di aprire bocca e dargli fiato.

Poco più di un mese fa, poco prima di Parigi, un ragazzo di una classe a cui stavo facendo lezione mi ha esposto una sua teoria. Titolo: noi e il web. Svolgimento: “Prof — mi fa — oggi siamo nel medioevo digitale. Si parla a sproposito, diventiamo cattivi gratuitamente, c’è poca consapevolezza, poca empatia, proprio come quando eravamo negli anni bui del medioevo. E poi è passato. Vedrà che fra qualche anno apriremo Facebook e ci sarà un’epoca diversa, luminosa direi”. Questa è una grande speranza secondo me.

Nell’attesa di tempi migliori, spicciatemi sto cazzo de Risiko adesso.