L’arte della perseveranza

Lo scultore Stephen De Staebler una volta disse che gli artisti non smettono di lavorare fino a quando il dolore derivato dal lavorare è superato dal dolore di non lavorare.

Questo mi ricorda l’incontro che ebbi molti anni fa con un noto pittore greco, sedevo accanto a lui sul divano, nella sua abitazione. Ero giovane, dopo avergli fatto una domanda piuttosto banale, su cosa significasse per lui essere artista mi guardò per alcuni secondi, e poi disse: «lavoro».
Una breve pausa e ricominciò: «lavoro, lavoro, lavoro, lavoro, lavoro, lavoro…» dopo una trentina di secondi durante i quali continuava imperterrito a recitare quella parola iniziai a preoccuparmi. Proseguì per più di un minuto che mi sembrò un’eternità. Quando si interruppe mi guardò fisso, con attenzione, sembrava volersi accertare che avessi capito.
Non avevo capito. Quel minuto riempito da quell’unica parola lo capii parecchi anni dopo e dopo aver conosciuto molti altri artisti; e molti allievi.

Osservando i lavori prodotti dalle persone che frequentano i miei corsi, capisco chi fa foto ogni giorno, chi nel week-end, chi una o due volte al mese.

Si impara a fare un lavoro, in questo caso fotografie, facendolo. Quasi tutto ciò che farai durante il tuo percorso non sarà un capolavoro, ma la cosa migliore sarà continuare a farlo, senza perdere interesse, producendo dando il massimo ogni giorno. Con grande perseveranza.

La funzione della gran parte di lavoro che produrrai servirà a insegnarti a realizzare quella minuscola frazione delle opere che si eleva, in qualità e significato, da tutte le altre che avrai prodotto.

La meraviglia delle opere che osserviamo in molte esposizioni dei grandi fotografi ci convince della loro superiorità. Ci stupisce che non sbaglino uno scatto, che ogni foto sia magnifica. Ciò a cui assistiamo è un duplice capolavoro: il primo riguarda la creazione di una bella fotografia, il secondo la maestria della selezione. Sì, perché noi nella mostra o nel bel libro, vediamo quella piccolissima frazione delle opere che “si eleva, in qualità e significato, da tutte le altre” che l’artista ha prodotto. Con tanto, tantissimo lavoro. Lavoro… lavoro… lavoro… e perseveranza.