Ho realizzato un album di famiglia usando (anche) Whatsapp

A causa della distanza che vi è tra Revine-Lago, Torino e Londra ho proposto ai miei genitori e a mia sorella di mettere in piedi un gruppo Whatsapp chiamato “Casa Della Libera”.

Sin da subito ha funzionato. Abbiamo iniziato a scambiarci foto e messaggi per raccontare di eventi particolari, sapere se tutti erano ancora vivi e ridere assieme. Con il tempo sono arrivati anche i meme, le gif ed i messaggi di buongiornissimo.

Un giorno, per puro caso, ho raggiunto la sezione “media” di questo gruppo e sono rimasto colpito!

Inconsapevolmente, abbiamo collezionato una tale quantità di immagini in un arco di tempo così lungo da darmi l’impressione di aver sott’occhio un caotico ma spontaneo album di famiglia.

Scorrendo lo stream vi ho trovato foto del letto nuovo, l’ultima tempesta che c’è stata in paese, la conferenza di mia sorella a Edimburgo, i fiori che ho regalato a Claudia, ecc.

Tutto ciò mi ha subito affascinato moltissimo! È come se avessi trovato, tra le pieghe delle necessità tecniche di funzionamento di un’applicazione, un ammasso di foto coerenti tra loro. È come se, grazie alla creazione del gruppo Whatsapp, avessimo definito una funzione, una regola, per la collezione delle foto di famiglia.

Da qui una serie di domande hanno iniziato ad emergere.

Che valore ha tutto ciò? Dipende. Se lasciassi le foto come e dove stanno non avrebbe valore alcuno, ma se queste fossero il punto di partenza per un vero album di famiglia allora la cosa diventa interessante per diversi motivi.

Cosa posso fare per conservarlo? Potrei scaricare tutte le foto e farne un sito, potrei scaricare tutte le foto e metterle su un Drive condiviso, potrei scaricare tutte le foto e metterle su USB, ma così facendo potrei rischiare di perdere tutto al prossimo aggiornamento tecnologico, come è già successo per musicassette, VHS, CD-ROM, ecc.

Per avere senso come album, come gli album che già abbiamo, deve prendere corpo, deve passare dal mondo digitale a quello analogico.

Ho così deciso di affidarmi a Shutterfly, servizio di print on demand che offre anche l’impaginazione automatica, tutto per circa 10€. Selezionate le foto, tolti i meme e le gif, aperto Shutterfly, caricate le foto, scelto il template, ora attendo che mi arrivi a casa l’album stampato.

Perché niente e meme e niente gif? Non sarebbe tutto più divertente? Si, ma il valore dell’album andrebbe a diluirsi. Meme e gif hanno lo scopo di far ridere, non di documentare ciò che accade alla nostra famiglia. Non raccontano, in modo diretto, di nessuno di noi.

In attesa della versione cartacea, sfogliando quella digitale, mi sono reso conto di come ci siano ampi margini di miglioramento. E se questo ammasso di foto inconsapevole diventasse un atto voluto? Se vi fosse un pelo di impegno in più nel fare foto e condividerle, quale sarebbe il risultato? Sicuramente migliore.

Ora, che valore ha tutto ciò? Potenzialmente molto alto, per due motivi. Oggi siamo tutti un po’ divisi, chi è via per lavoro, chi per studio, chi per altre necessità. Con 50 euro puoi cambiare tutto e andare a lavorare a Londra, con 500 andare in Australia. E con la stessa velocità tornare indietro, e ripartire.

Inoltre, Whatsapp è usato da tutti, quindi quasi tutti nella nostre famiglie potrebbero far parte di un gruppo e partecipare alla creazione dell’album, come già, inconsapevolmente, sta accadendo oggi.

Per dare valore a tutto ciò basterebbe una persona del gruppo, che probabilmente sei tu visto che leggi Medium, per far si che l’ammasso di foto nella sezione media diventi un’album di famiglia.

Basterebbe qualcuno nel gruppo capace di scaricare le foto, selezionarle, impaginarle ed inviare una copia a tutti.