Pinocchio

Un mio amico mi segue quando mi sposto da una stanza all’altra di casa mia, e mi ricorda il tuo disappunto nella mia gestione degli spazi e delle distanze. Non te ne ho mai parlato in modo esplicito ma col tempo ho finito per diventare te, quantomeno mi sono trovato in situazioni in cui mi è parso di interpretare il tuo stesso ruolo di qualche ricordo passato. In quei momenti l’insieme di concause mi porta a comprendere insindacabilmente il tuo punto di vista, ai tempi magari inconcepibile. La mia memoria è piena di questi sconosciuti, che si sono susseguiti uno dopo l’altro fino a quando è arrivato il mio turno. Devo ricordarmi di farti quel discorso sulle diverse identità in relazione al contesto, ma non nel senso che interpreto ruoli diversi, è proprio diversa l’immagine che mi arriva di me.

Ho una serie di liste interminabili di cose da fare, e anche una lista di liste che si scompongono in ulteriori elenchi, fino a perdere il concetto stesso di priorità; quale azione sostituiva lo scorrere delle bacheche social nel passato, questo gesto vuoto di sfogliare contenuti, di leggere per dimenticare istantaneamente? Ma forse se riesco ad espugnare quest’ultimo baluardo d’ozio avrò finalmente del tempo in più per ridurre la lunghezza dei miei elenchi. Quando recupero l’ordine e la metodicità, trovo il tempo per fare attività fisica, mettere in ordine la stanza e il resto delle relazioni umane, finisce sempre per frapporsi il concetto di imprevisto. Mancava un mese al mio compleanno e mi ero appena ripromesso di rispettare una serie di regole precise per arrivare a quella data con una prova tangibile di maturità. Mi sveglio presto, un po’ di attività fisica e faccio colazione ascoltando la rassegna stampa ma mentre lavo le tazze un bicchiere si rompe fra le dita e mi trapassa la carne scombinando qualsiasi piano. E tutto è rimandato.

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