IL G.P. DI MONZA DEL 1922 E IL GIALLO DELLA BUGATTI

A definire come vorrei in una espressione concisa ma riassuntiva la giornata e la corsa del Gran Premio d’Italia io mi sento estremamente contrariato…Si urtano dentro di me impressioni discordi di entusiasmo e di malcontento, quasi di irritazione…Da una parte vi è qualcosa di così grande di così maestoso di così inaudito che non si potrebbe manifestare se non in termini iperbolici…dall’altra vi sono ombre, manchevolezze, fatti ambigui e penosi che lasciano intravedere uno sconcerto, un intoppo, una causa insomma perturbante da eliminare”. (Mario Morasso, giornalista dell’Automobile, 1922)

Eppure…qualcosa non funzionò.

A questo punto la gara non aveva praticamente più senso, talmente scontata la superiorità di quest’ultima. “Si proclama a perdifiato che i nostri circuiti, i nostri impianti per il Gran Premio la nostra organizzazione di corsa sono superlativi, incomparabili, mai visti, eppoi all’atto pratico mentre i concorrenti non si fanno pregare per intervenire ad Indianapolis, a Strasburgo, alla Targa Florio divengono ostinatamente recalcitranti a mantenere fede alle loro iscrizioni, a venire in Italia; e gli organizzatori sono costretti ad ogni specie di atti, ad arrivare ai più inverosimili estremi per condurne qualcuno alla partenza” — scriveva desolata la stampa dell’indomani. Una ragione era sicuramente l’eccessiva vicinanza al Gran Premio di Francia, più blasonato; certo la defezione di trenta concorrenti su trentotto aveva svuotato la gara di qualsiasi significato, riducendola ad una partita tra Nazzaro e Bordino (vinse quest’ultimo), i piloti di punta della Fiat, che essendo compagni di squadra si guardarono bene dal darsi battaglia. Parve anzi agli spettatori che il fattore umano, stavolta, avesse contato ben poco; che a vincere fosse stata soprattutto la macchina, la formidabile 804, più che il pilota, e anche questo può contribuire a togliere mordente e suspense ad una gara.

Fiat 804

Vi fu anche un piccolo giallo riguardo alla partecipazione della Bugatti.

considerò trascurabile ma che invece, alla luce di questi fatti, riveste un’importanza diversa? Stiamo parlando del terzo pilota della squadra Fiat, Giaccone, che non riuscì a partire. Il resoconto CSAI diceva: “…i quali (elenco dei concorrenti) sono tutti partiti salvo il n. 29 Fiat, Giaccone, rimasto al traguardo per guasto al veicolo”. Un guasto strano, per la verità, mai spiegato plausibilmente. La vettura non ebbe un sussulto, una fiammata, niente di niente: non si mosse, al via, e subito ne discesero pilota e meccanico, già convinti che non vi fosse nulla da fare. Ed immediatamente si decise di consegnare le cinque gomme della vettura di Giaccone alla Bugatti di Vizcaya, come treno di riserva. E veniamo all’arrivo. Recita il resoconto CSAI: “Dopo l’arrivo delle due Fiat, con la Bugatti ancora in pista, la folla ha straripato dagli sbarramenti ingombrando la pista alle estremità Ovest della Curva Sud. I C.S. hanno allora ritenuto pericoloso per i concorrenti e per il pubblico lasciar continuare la corsa e valendosi del disposto dell’art. 5… hanno fermata la corsa prima dello scadere del tempo massimo fissato in un’ora e mezza dall’arrivo dal primo. Nessun reclamo essendo stato presentato… la classifica viene stabilita come segue: 1. N. 18 Fiat, Bordino, km 800 in ore 5 43’13”, media km 139,848; 2 N. 5 Fiat, Nazzaro, km 800 in ore 5.51’35”, media km 136,525; 3N. 16 Bugatti, De Viscaya, km 760 in ore 6.1’43” alla media di km 126.064”.

De Vizcaya sulla sua Bugatti nel 1921

In realtà la Bugatti avrebbe dovuto essere esclusa dalla classifica, proprio perché le mancavano quattro giri alla fine della corsa. Un comportamento come quello dei commissari sarebbe stato ineccepibile se il tempo massimo fosse coinciso con quello del vincitore. Se la corsa finisce nel momento in cui qualcuno arriva per primo al traguardo, è giusto che tutti gli altri concorrenti siano inseriti in classifica a seconda della loro posizione in quel momento. Ma per un regolamento che prevede un tempo massimo, retaggio delle partenze scalate, tutti devono percorrere lo stesso numero di giri, in questo caso ottanta. Chi non lo fa, merita la squalifica. Dunque sono già tre le irregolarità. Trattative svolte e pressioni esercitate sui concorrenti da persone estranee all’organizzazione della corsa prima della corsa stessa. Ritardo della partenza di mezz’ora e partenza forzata di un concorrente contro l’espressa volontà del costruttore, mancata partenza di un altro concorrente per ragioni non chiarite. Invasione della pista da parte del pubblico, arresto della corsa e dei concorrenti ancora in gara, i quali però vengono ugualmente contemplati nella classifica. Ma non basta ancora. Qualche giorno dopo la gara, la casa francese Ballot diramò uno sconcertante comunicato, che diceva: “Noi teniamo a protestare contro ciò che i nostri amici italiani hanno voluto presentare come una diserzione…non è il caso di parlare di forfait da parte nostra per la buona ragione che noi non abbiamo mai mandato alcuna iscrizione e neppure fatto alcuna promessa verbale per la corsa in questione. Al contrario fin dal principio dell’anno gli organizzatori erano avvertiti della nostra non partecipazione e tutte le manovre e tutte le offerte più allettanti…non sono mai riuscite a farci cambiare di decisione. Noi ci eravamo astenuti dal protestare contro questa inscrizione d’ufficio per riguardo ad una personalità dirigente italiana che ci aveva amichevolmente pregato di non sconfessarlo. Ma dopo i fatti accaduti a Monza non crediamo di essere più obbligati al silenzio…” Dunque, da una parte gli organizzatori del Gran Premio hanno dato laCasa Ballot regolarmente iscritta con due vetture, hanno annunciato i due guidatori nelle persone di Goux e Foresti, hanno fatto partecipare la Ballot all’estrazione a sorte per l’ordine di partenza assegnando alla vettura di Goux il N. 1 e alla vettura di Foresti il N. 14, hanno infine incluso le Ballot nel programma ufficiale. Dall’altra la Ballot dichiara di non essere mai stata iscritta, di aver respinto ogni invito ed offerta, e di non aver denunciato la sua iscrizione abusiva soltanto per riguardo ad un organizzatore che li aveva pregati di non sconfessarlo!

C’è materiale per un poliziesco di Camilleri. Perplessità, interrogativi, domande rimaste senza risposta, dubbi non soluti, irregolarità, delusione per il mancato spettacolo…eppure il giorno dopo si scrisse che “chi è stato a Monza sabato e domenica…ha visto, sentito e capito che il mondo è dell’automobile, che l’automobile è il mondo, la vita, la forza della vita moderna, e come tale ha diritto assoluto di dominio, che l’automobile è il signore delle folle e le folle sono fanatiche dell’automobile” (M.A.C.S., 14 settembre 1922).

E questo era l’importante.

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