Intervista coi Landlord, in arrivo al MusicInsideArt

Tra i tanti artisti in arrivo al ‪villaggiodellearti‬ loro spiccano di sicuro: una delle più belle sorprese dell’ultimo XFactor che, in questo caso, tornano a casa.

Abbiamo intervistato i Landlord, una delle band più affascinanti del nostro panorama musicale, per capire come nasce la loro musica e quali sensazioni, emozioni, sentimenti porteranno sul palco del Music Inside Art.

Ecco cosa ci hanno svelato….

Prima di tutto : cosa significa il vostro nome e come mai lo avete scelto per rappresentare la vostra musica?

Landlord significa letteralmente “padrone di casa”. Quando Luca, Gianluca Lorenzo ed io ci siamo incontrati, venivamo ognuno da esperienze artistiche nelle quali non ci sentivamo più completamente sinceri. Quella parola è stato un modo per sancire un cambiamento: tornare ad essere padroni della propria musica e al tempo stesso poterla condividere con gli altri, come poeticamente fa la figura di “Landlord”, “l’affittuario di casa”.

Come mai la scelta di scrivere i vostri testi in inglese?

Ancora prima di iniziare questo progetto sia io che Luca scrivevamo entrambi in inglese. Così, alle prime prove è stato istintivo scegliere la lingua da utilizzare per i nostri testi. Oggi quell’idea non è cambiata perché sentiamo ancora il bisogno di esprimerci così, sia per sonorità, sia per sintassi che per quanto riguarda la metrica. Ma l’Italiano non lo escludiamo a priori! E’ la nostra lingua madre e se un giorno sentissimo la necessità di scrivere in italiano lo faremo. Anzi, sarà una bella sfida.

Cosa pensano i vostri parenti, i vostri amici del vostro lavoro? E chi è stata in assoluto la persona che più di tutte vi ha spinto a provarci, ad andare sempre avanti?

Possiamo dire di essere stati molto fortunati. Abbiamo intorno a noi persone che ci hanno sempre spronato ad andare avanti su questa strada, a far sì che la nostra passione diventasse quello che è ora: il nostro lavoro. Ognuno di noi avrebbe i propri ringraziamenti personali da fare ma, oltre ad amici e famigliari, abbiamo avuto dalla nostra parte diversi professionisti, alcuni dei quali hanno anche collaborato fisicamente alla realizzazione di questo nostro primo album.

Come lo vedete il panorama musicale italiano? Esiste, secondo voi, la possibilità per un gruppo emergente di imporsi anche senza un reality?

A nostro modo di vedere, i talent sono una delle tante strade percorribili. Non esiste un’unica via per emergere, l’importante è trovare la propria. A questo proposito mi viene in mente quello che Elio disse alla sua squadra uno dei primi giorni dentro al loft di X Factor: state prendendo una scorciatoia. Per questo il pericolo è ancora maggiore. E’ vero, si può arrivare prima ma si corre anche il rischio di non sapere dove appoggiare i piedi.

La ricetta perfetta per un gruppo di successo e il consiglio più importante che vi sentite di dare a chi sta iniziando adesso a muovere i primi passi nel mondo della musica.

La ricetta perfetta si scopre mettendoci le mani, sbagliando ma continuando a credere. Se c’è un consiglio che possiamo dare è questo:

abbandonare i pregiudizi, che limitano la mente ad essere libera.

Rimanere sinceri con sé stessi ma, al tempo stesso, continuare a crescere, conoscere, fare ed essere sempre di più.

Un aggettivo per descrivere il vostro disco e chi sono i vostri punti di riferimento

Emotivo. Questo disco è una raccolta di stati d’animo ai quali, prima con la musica e poi attraverso le parole, abbiamo cercato di dare spazio, fare sentire. E sicuramente l’aver ascoltato a lungo artisti come Bon Iver, Daughter, Florence And The Machine, John Hopkins, Sohn ha influenzato quello che stavamo facendo. Ma la musica dipende dal momento: se un anno fa i punti di riferimento erano questi oggi potremmo aggiungerne altri: Jamie XX, Submotion Orchestra o Jack Garrat per esempio.

Se doveste essere un libro/ un quadro, che genere sarebbe?

E’ una domanda difficile.. potremmo sentirci bene in quadro come “il viandante sul Mare di Nebbia” di Friedrick o potremmo essere legati alle atmosfere immortalate da Pollock…o ancora tra le macchie degli impressionisti. Ma più di tutti siamo legati ad un libro: “Le città invisibili” di Italo Calvino. Non è un caso infatti che una delle nostre tracce s’intitoli “Venice”…

Da qualche mese è in giro il video del singolo Get By nel quale alternate immagini della natura con quel delle metropoli affollate. I Landlord a quale dei due paesaggi appartengono di più?

A prima vista i Landlord appartengono di più ai paesaggi naturali. Al bianco, alla nebbia, alla neve…forse perché siamo molto affascinati dal Nord Europa, non solo per i paesaggi che ha ma di conseguenza anche per la musica che produce, soprattutto negli ultimi anni. Ma a guardare bene si scopre anche una parte metropolitana nella nostra musica. Questo ad esempio lo si nota in una traccia come “Is That Worth It ?” o “Venice”. Credo che basti ascoltare questi due brani per spiegarne le ragioni.

Cosa di Rimini, la vostra città natale, è rimasto nel vostro modo di fare musica?

Rimini è una città a due facce. La Rimini invernale è totalmente diversa da quella estiva e sebbene la nostra musica appaia maggiormente influenzata dalla città malinconica, avvolta dalla nebbia e dal freddo dei mesi invernali, in realtà, in una certa misura, il bipolarismo della nostra città natale, in maniera a volte inconscia, si riflette nel nostro modo di scrivere e nei nostri brani.

Meglio vincere un Grammy Award o vendere in Italia un milione di copie del disco di esordio?

Sono entrambi obiettivi molto alti e molto difficili da raggiungere, perciò scherzandoci sopra penso che ci piacerebbe arrivare ad entrambi.

Un duetto che vorreste fare a tutti i costi?

Non abbiamo mai pensato ad un duetto fino ad ora, però ammettiamo di esserci gasati parecchio quando abbiamo saputo che Cristina Donà ci aveva fatto i complimenti per la nostra versione di Universo, perciò in questo momento duettare con lei sarebbe un grandissimo onore!

Sarete protagonisti del weekend MIR. Cosa ci dobbiamo aspettare dal vostro live ?

Un live insolito da quello che le persone potranno sentire ai nostri concerti. Ma non vogliamo svelare di più…

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