Io non ho paura dell’Islam.
È dei carnefici che ho paura, senza distinzioni.
[Edit: questo post viene scritto venerdì sera, subito dopo gli attentati. Il weekend è stato dedicato a riprendersi ogni traccia di normalità facendo cambiamenti piccoli (montare mobili, prendere il caffè, passeggiare) e grandi (firmare un contratto d’affitto per 4 anni, fare l’abbonamento al bike sharing). Per riprendere forza, prima di affrontare il mondo. Posso immaginare la bagarre che si sia scatenata e quanti articoli come questo saranno usciti, ma ho fatto qualcosa per la mia salute mentale: me ne sono chiamata fuori.]


Sono le 3 e 20 del mattino e non dormo.
Mi sono svegliata alle 2, scomoda, sul divano, per scoprire che la lavatrice si era bloccata.
Rimbambita dal sonno, ho aperto lo sportello, allagando mezza casa.
Mi sono dovuta svegliare per forza a quel punto — con i calzini zuppi da cambiare — e maledicendo ogni cosa, ho cercato di asciugare l’onda anomala che mi aveva colpito.
Ma mentre recuperavo carta assorbente ed asciugamani, ho fatto l’errore di buttare un’occhiata al telefono, abbandonato sul tavolo della cucina.
Tra le notifiche campeggiava “Amici che stanno bene durante gli Attentati di Parigi”.
Una doccia fredda, altro che calzini bagnati.
Me ne sono rimasta lì, con il telefono in una mano e un asciugamano nell’altra, mentre l’acqua sgocciolava pericolosamente verso il parquet del salotto.
A scorrere le notizie, una dietro l’altra, a cercare di capire.
E ora, non dormo.
Scrivo per esorcizzare l’angoscia e per cercare di farmi un pianto, di quelli liberatori, di quelli che butti fuori tutta la paura e la tensione che si stanno accumulando.
Ma c’è quella voce nella testa che non fa altro che dire:
“Questo non è il mondo che voglio, questa umanità non è all’altezza delle mie aspettative.”
Non dormo e mi arrovello sui morti, sul dolore, sulle conseguenze di tutto questo.
Stanno per cominciare tempi bui e non mi piace.
Ed ho paura.
No, non ho paura dell’Islam.
Non ho paura del Medio Oriente, non ho paura di Allah.
Non ho paura di nessuna religione, nessuna etnia, nessun colore, nessuna nazionalità.
Mi fanno paura gli esseri umani.
Quelli che si nascondo dietro ad un motivo del cazzo per uccidere, discriminare, maltrattare, sputare sentenze.
Il mondo è diviso in vittime e carnefici, senza distinzione di razza, colore, religione, età, sesso o sessualità.
Io ho paura dei carnefici, a prescindere.
Ho paura dei violenti, dei ladri, degli sciacalli, dei bulli da tastiera e non e via dicendo.
Ho paura di uomini come gli attentatori che con sulla bocca il nome di un Dio come scusa banale hanno ammazzato così tanta gente (e non solo a Parigi, ma anche a Beirut e in tutti quei luoghi che non si citano mai perché fingiamo che non esistano).
Ho paura di quelli che già sputano sentenze e che si sono lanciati in crociate vendicative, che sia il Salvini o il Donald Trump o il non così innocuo facebookaro di turno.
Ho paura di chi ha già cominciato a speculare su questi fatti, che l’orrore porta sempre soldi a qualcuno.
Ho paura dei «Non sono razzista ma» e dei «Ve l’avevo detto io!».
Ho paura di tutto questo e molto di più, ma in maniera trasversale.