Anna Karenina di Lev Tolstoj: il romanzo perfetto

“Anna Karenina in quanto opera d’arte è la perfezione… e niente della letteratura europea della nostra epoca può esserle paragonato”
Dostoevskij

E’ lo stesso pensiero che mi è balenato in testa appena terminata l’ultima pagina e chiuso il libro: “Anna Karenina” ha tutto ciò che un romanzo deve avere, dona al lettore l’esatta esperienza che lui vorrebbe vivere leggendo un libro e presenta tutti gli elementi per essere definito un capolavoro. “Anna Karenina” è il romanzo perfetto.

Cosa fa di questo libro un capolavoro

Lev Tolstoj aveva già creato qualche anno addietro un’opera sensazionale, “Guerra e Pace”, ma i pochi errori che gli erano sfuggiti lì, in “Anna Karenina” svaniscono e ogni cosa, dalla trama alle riflessioni e ai temi, trova il giusto equilibrio. Ed è proprio questa la forza del libro: ha tutto nella corretta dose. La storia ha un intreccio accattivante, non troppo complicato, ma abbastanza per tenere alto il tuo interesse fino alla fine. Racconta d’amore, di politica, di povertà e ricchezza. Ci sono scene più intime e romantiche, con balli, feste e abiti incantevoli; altre più rivolte alla critica sociale, all’ingiustizia e alla riflessione filosofica, con scene che si svolgono nella Russia rurale, con suggestive descrizioni di paesaggi di campagna, scene di caccia e tranquillità familiare. Per poi tornare in città, tra San Pietroburgo e Mosca. Narra il mondo delle donne e quello degli uomini, la giovinezza e la vecchiaia.

Insomma, trovi tutta la vastità che ti offre la vita, conducendoti al suo interno con un realismo sconvolgente e senza mai annoiarti grazie a questi continui cambi di ambientazione.

Mentre in “Guerra e Pace” le digressioni storiche e filosofiche sono poco amalgamate con la trama, qui attraverso il pensiero dei personaggi, Tolstoj riesce a raccontarti tutti i suoi tormenti e le sue opinioni morali, politiche e religiose, senza allontanarti dall’intreccio della storia e, quindi, rischiare di risultare un po’ pesante alla lettura.

Questa è la ragione principale per cui questo libro ha tanto entusiasmato me come tutti gli altri lettori che in questi secoli non si sono mai annoiati di leggerlo. “Anna Karenina” è un viaggio alla ricerca del senso della vita, della comprensione di noi stessi, del nostro perenne senso di insoddisfazione e infelicità. Inoltre, racconta un mondo poco conosciuto a noi italiani, quello della Russia aristocratica, a pochi passi dalla grande rivoluzione che ha segnato il ‘900. Interessante da conoscere.

Il romanzo è uscito per la prima volta a puntate su un periodico nel 1875, per poi essere pubblicato interamente nel 1877. Declassato a “romanzetto frivolo” dalla critica russa -forse anche a causa dei temi scottanti che criticavano l’aristocrazia e il governo del”epoca -, gli altri artisti contemporanei a Tolstoj hanno subito capito quanto valore avesse quest’opera. Ma parliamo un po’ dell’autore.

La vita e il pensiero di Lev Tolstoj

Lev Tolstoj è nato nel 1828 vicino a Tula, in una famiglia prestigiosa. Tuttavia resta orfano fin dalla tenera età e verrà cresciuto dalle sue zie, molto religiose e conservatrici, e vari tutori. Dopo aver cambiato da filosofia a giurisprudenza, abbandona gli studi e decide di istruirsi da autodidatta. Superata la prima fase adolescenziale che lo stesso Tolstoj descriverà come un periodo fatto solo di feste e divertimenti, Lev cercherà poi di trovare la giusta via morale ed etica da perseguire. Ed è proprio qui che comincia a sensibilizzarsi verso le cause sociali e comuni, come la misera situazione del popolo, specialmente dei contadini. Aprirà una scuola per istruirli, ma poi si arruola nell’esercito e inizia la sua carriera militare.

Le orribili esperienze di guerra non solo gli fanno comprendere di voler impiegare tutto il suo tempo nella letteratura, ma iniziano a seminare quella che sarà la base di tutta la morale ed il pensiero tolstoiano, ovvero l’amore e il bene. Lev sarà sempre contrario alla violenza, tanto che ispirerà lo stesso Gandhi e il suo movimento pacifista. Viaggia in Europa e inizia la sua intensa produzione artistica. Gli episodi vissuti in guerra lo porteranno a scrivere diversi racconti crudi, privi di eroismo o patriottismo, in cui narra con sincerità ciò che è la guerra.

Tornato in Russia, sposa Sof’ja Andreevna da cui avrà tredici figli e una lunga vita matrimoniale, fatta come tutti da periodi sereni, ma anche da molti burrascosi. Nel 1863 comincia la stesura dell’immenso “Guerra e Pace”, che terminerà nel 1869. Poi si imbarca nel progetto di “Anna Karenina” e nel frattempo non ferma le pubblicazioni di diversi racconti.

Negli anni ’90 dell’800, oltre a iniziare a scrivere il suo terzo romanzo “Resurrezioni”, Tolstoj matura in definitiva il suo pensiero che verrà poi definito “tolstoismo”. Qui lo scrittore mette in dubbio lo zarismo e la Chiesa Ortodossa, criticando la società a lui contemporanea e basando le sue teorie su un velato comunismo anarco-cristiano e ispirandosi alla vita contadina patriarcale.

Da questo momento, la sua produzione abbandona quasi completamente la letteratura, per pubblicare soprattutto saggi di riflessione politico-religiosa. Tolstoj vive sempre di più seguendo i suoi principi, spogliandosi della sua ricchezza per una vita più umile e ritirata. Questo cambiamento di vita farà scoppiare liti familiari, specialmente con sua moglie.

E sarà questo a portarlo a fuggire di casa nel 1910, per concludere la sua vita in completo ritiro, per ritrovare se stesso e la fede. Ma un malore ferma il suo viaggio e Tolstoj muore nella stazione di Astapovo a 82 anni.

Il suo pensiero ha talmente influenzato la società da creare un vero e proprio movimento, il Tolstoismo. I tolstoiani seguivano e predicavano le teorie del suo fondatore, basate sull’amore e il rispetto per la Natura e ogni essere vivente, la non violenza e la parità sociale.

La trama completa del romanzo

La storia di “Anna Karenina” ruota intorno alle vicende di Anna Karenina e di Konstantin Levin, i due protagonisti. Il romanzo è diviso in otto parti e ogni parte, ad alternanza, segue la storia di Anna o di Levin. Le due trame sono connesse dalla famiglia Oblònskij, composta da Stiva — il fratello di Anna — e sua moglie Dolly, la cui sorella minore, Kitty, diventerà la moglie di Levin. Ed è proprio con questa famiglia che si apre il romanzo, con uno degli incipit più famosi nella storia della letteratura:

“Tutte le famiglie felici sono simili fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo.”
Estratto di Anna Karenina

Stiva ha tradito nuovamente sua moglie Dolly, che non sa più trovare la forza per perdonarlo, ma i suoi figli, per cui desidera solo il meglio, la trattengono dal chiedere il divorzio. Il marito, ormai disperato, chiede aiuto a sua sorella Anna che arriva da San Pietroburgo a Mosca con lo scopo di convincere Dolly a perdonarlo nuovamente. Nel frattempo la giovane Kitty è presa dalla sua passione per l’ufficiale Vronskij, da cui si aspetta presto una proposta di matrimonio.

Ma Anna non è la sola a giungere a Mosca: infatti l’aristocratico Levin, amico d’infanzia della famiglia Oblònskij, è innamorato da tempo di Kitty e finalmente si è deciso a chiederle la mano. Ma la ragazza rifiuta, troppo infatuata dell’ufficiale. Così facendo, Levin ritorna in campagna nella sua tenuta, cercando di dimenticare il dolore e la delusione buttandosi completamente nel lavoro.

Al tanto atteso ballo dove Kitty spera di fidanzarsi con Vronskij, va anche Anna e l’ufficiale sarà distratto dal fascino della donna, dimenticando Kitty per corteggiare l’altra. Anna però è sposata con l’ufficiale governativo Karenin, da cui ha anche un figlio, Sereza. Infatti all’inizio è restia, ma alla fine cede alle lusinghe di Vronskij e iniziano una relazione. Kitty, scossa dall’avvenimento, si ammalerà così da costringere la famiglia ad andare all’estero per un lungo periodo nella speranza di curare la figlia.

Qui il romanzo si divide, raccontandoci le conseguenze di questi avvenimenti nella vita di Anna e in quella di Levin. Nel caso della prima, la relazione di Anna e Vronskij, all’inizio vista dalla società come una delle tante relazioni extraconiugali nata per divertimento e distrazione da un matrimonio combinato e senza amore, diventa sempre più profonda. I due si amano e Anna trova finalmente quella passione e quell’amore che non era invece mai riuscita a trovare, nemmeno per un attimo, con il marito.

Questo però supera il confine accettato dalla società dell’epoca. Anna poi resta incinta di Vronskij e tutto si complica. Vuole il divorzio, ma questo comporterebbe l’abbandono del figlio Sereza. Però senza dovrà vivere sempre una relazione “clandestina” con Vrosnskij, che così non può sposarla.

Karenin di certo non aiuta: prima è disposto a perdonare la moglie, poi a lasciarla per renderla felice con Vronskij, ma non le affida la custodia di Sereza. Dopo, spinto anche dallo scandalo che sta suscitando, rifiuta il divorzio costringendo Anna non solo a non vedere il figlio, ma a non poter essere nemmeno felice con Vronskij. Anna resta sempre più isolata dalla società e sola.

L’amore immutato di Vronskij non le basta più e vedere il compagno che, nonostante tutto, riesce a continuare la sua vita e i suoi interessi senza essere troppo giudicato, fa nascere in lei gelosia, frustrazione e odio. La disperazione in Anna cresce pagina dopo pagina fino ad arrivare al suo suicidio, quando si getta sotto un treno.

Nel secondo caso, Levin ha un percorso decisamente diverso. Una volta ricevuto il rifiuto da Kitty, Levin torna alla sua tenuta e all’azienda agricola di famiglia. Qui trascorre il suo tempo a imparare le tecniche d’agricoltura, avvicinandosi sempre più alla vita contadina. Vuole apportare migliorie e modernità all’azienda, ma i contadini — con cui spesso entra in conflitto — sono legati alle tradizioni e non lo aiutano. Preso sempre più da insoddisfazioni, frustrazioni e un perenne senso di infelicità, Levin si interroga su se stesso e la società, dalla quale tende a isolarsi.

Un giorno rincontra Kitty, che nel frattempo è tornata in Russia, dopo non solo una buona guarigione, ma anche una profonda maturazione. Lui capisce di amarla ancora e che è proprio la mancata realizzazione di una vita familiare a renderlo incompleto. Kitty, ora cresciuta, ha compreso che per Vronskij non aveva che provato una passeggera infatuazione, mentre la sua amicizia con Levin è vero amore. I due si fidanzano per poi sposarsi. Il matrimonio porterà novità nella tranquilla vita di Levin, alcune un po’ difficili da sopportare. Ma proverà anche piccoli momenti di felicità familiare, che lo aiuteranno a capire un po’ il senso e la bellezza della vita.

“[…] ora la mia vita, tutta la mia vita, qualunque cosa accada, in ogni suo momento, non solo non è priva di senso come prima, ma ha un significato sicuro che le deriva dal bene su cui io posso fondarla.”
Estratto di Anna Karenina

Una chiave di lettura

Tolstoj non si risparmia in fatto di tematiche: “Anna Karenina” affronta tantissimi problemi e temi universali, come il matrimonio, la famiglia, la fedeltà, la fede, il comunismo e la guerra. Ma il romanzo ha un tema fondamentale, che è il senso della vita.

I due protagonisti, in modo opposto, cercano di trovare una soluzione a questo grande quesito. Infatti sia Anna che Levin si tormentano su loro stessi, il loro perenne senso di insoddisfazione e la ricerca di una quiete interiore. E la risposta gira intorno a uno dei cardini della legge morale tolstoiana, ovvero il bene: fare del bene perché la vita è bene. Il bene si trova nella vita. Ed è proprio questa la differenza tra i due protagonisti, ciò che differenzia anche i loro destini.

Levin è il personaggio positivo, quello da prendere come modello, secondo Tolstoj. Questo perché lui, con razionalità e fermezza, cerca sempre di fare del bene e si tormenta quando non lo fa proprio perché è una persona “buona”. In tutta la storia Levin cercherà di trovare uno scopo alla sua vita, e alla fine comprenderà che è proprio fondare la vita sul bene lo scopo. Intento che sceglierà anche Tolstoj.

Diversa invece è la situazione di Anna. Tolstoj non disegna questo controverso personaggio come il Male. L’autore nei suoi romanzi mostra che in tutti, ma proprio tutti, c’è del bene. E lo stesso vale per Anna. Lei è buona e proprio la sua bontà la rovinerà: il male che ha fatto al figlio Sereza, al marito Karenin e allo stesso Vronskij, portandolo a vivere una vita segregata, senza parlare della delusione di Kitty e così via, la porteranno al tormento interiore.

Anna non riesce a perdonarsi. Si è lasciata andare al desiderio e questo ha causato il male di molti. E ciò non le farà mai godere un momento di tranquillità, portandola sempre di più al delirio che sfocerà nel suicidio. Ma è un peccato a metà: Anna, donna maritata giovane a un uomo che non sa amare, non avendo -all’epoca- nient’altro che la sua vita familiare, vede in Vronskij il raggiungimento di una felicità sempre sognata, ma mai provata. Eppure la sua condizione, lei stessa, è ciò che la separa dall’avere quella pace agognata. Per questo durante il romanzo, lei ha continui momenti di alternanza tra dolore e gioia: soffre per ciò che ha fatto, ma è felice per avere un amore ricambiato.

La bellezza di questo capolavoro è racchiusa proprio nei suoi personaggi, fatti di sfumature, contraddizioni e tormenti che nemmeno la mente umana più brillante può capire. Racconta la verità su chi siamo: nient’altro che persone alla ricerca di qualcosa che neppure noi conosciamo.