#spuntininotturni, 5 cose (più una) che avresti sempre voluto sapere sull’allattamento (e nessuno ti ha mai raccontato)

Una bellissima T-Shirt di Olimpia Zagnoli

Hai presente quelle foto di donne sorridenti che mangiano l’insalata? In tanti ci siamo chiesti che abbiano mai da ridere mentre infilzano la forchetta in quella lattuga saturata al Photoshop. Forse il loro songino è stato condito con un dressing a base di anfetamine e antidepressivi?

Non sapremo mai quale sia il segreto di tanta ilarità. Lo stesso segreto per il quale, nell’iconografia ufficiale, le mamme che allattano hanno sempre i capelli lunghi, lisci e luminosi, sono vestite di bianco o in colori pastello, e sorridono (meno sguaiatamente delle mangiatrici di insalata), lo sguardo assorto e innamorato rivolto alla prole paffuta.

Bello eh? Sembra che allattare sia l’attività più rilassante e piacevole del mondo. Un po’ come dire che l’insalata è il cibo più godurioso sulla faccia della Terra.

Questa sono io che allatto. Ci hai creduto?

Piccolo disclaimer: prima che le emissarie della Lega del Latte mi facciano trovare un biberon decapitato davanti a casa, devo specificare che non ho alcuna ambizione informativa su pro e contro dell’allattamento al seno. Questo non è neanche il racconto della mia personale esperienza di allattamento (forse, ci saranno altre occasioni), che è più che positiva e felice: e grazie al cielo, perché ho avuto ansie da prestazione per nove mesi, a riguardo. Ansie che ho cercato di placare nell’unico modo che conosco, ovvero studiando.

Ho frequentato corsi su corsi, interpellato ostetriche, puericultrici, esperte di latte materno. E sono contenta di averlo fatto, perché è servito: sia per tranquillizzarmi, sia per conoscere un gesto che è sì naturale, ma per niente scontato né facile, soprattutto per noi figli degli anni 80 e di una generazione che, nella media, non ha allattato.

Mentre tutto ci porta a preoccuparci del parto, rischiamo di ignorare che il dopo è una sfida ben più grande e duratura.

Nella mia formazione ansiolitica, però, alcuni dettagli sono stati omessi. Consapevolmente o no? Nel dubbio te li racconto qui, con buona pace dei colorini pastello e dei candidi neonati.

  1. Allattare è doloroso. Sì, la natura è matrigna, e appena ti sei ripresa dal travaglio e dal parto ti sottopone a un’altra dose di benefico dolore. I primi tempi, quando il bambino si attacca, il capezzolo non è per nulla abituato a confrontarsi con quella piccola idrovora programmata per sopravvivere fuori dal grembo materno. Il dolore può durare anche settimane, e si concentra nei primi minuti dopo l’inizio della poppata. (Poi va via, giuro, e allora se vuoi puoi provare a sorridere, come le mamme di bianco vestite.)
  2. Il latte puzza. Di latte. Hai mai provato a lasciare fuori dal frigo un bicchiere di latte tiepido in piena estate? E qui ci colleghiamo al punto successivo, ovvero:
  3. L’effetto “Sacra Sindone” sui tuoi vestiti si frappone tra te e la tua vita sociale. Se hai la fortuna di produrre tanto latte, rassegnati a girare (anche con 40° all’ombra) con dei pratici assorbenti per tette (davvero, li vendono in farmacia). Miss Maglietta Bagnata e Puzzolente non è ben vista dalla società, e anche a te un po’ di dignità non dispiace.
  4. Essere multitasking è una buona idea. Quando ero ho letto molti libri. In uno di questi, si diceva che il momento dell’allattamento deve essere un idillio magico con tuo figlio: meglio quindi scegliere una stanza appartata, luci soffuse, musica rilassante e dedicarsi totalmente a quest’attività (sospetto che fosse stato scritto dagli stessi che mettono in rete le foto delle mamme di cui sopra).
    Peccato, però, che un neonato possa impiegare anche un’ora per ogni pasto, che mangi — se va bene — ogni due ore, e che quelli potrebbero essere gli unici momenti in cui non sta piangendo dato che ha la bocca piena. Quindi, soprattutto una volta presa dimestichezza con le diverse posizioni, mentre allatti puoi mangiare, telefonare, chattare su WhatsApp, leggere libri e giornali, fare la maglia o programmare un sito web. Non tutto insieme, magari.
  5. Quante volte, figliolo? L’OMS dice che un neonato, durante le prime settimane di vita, mangia fino a 12 volte al giorno. Ottimisti. Se tu avessi un dispenser del tuo cibo preferito, sempre a disposizione, ti limiteresti a mangiare ogni due ore? E se poi avessi la scusa di essere sotto shock perché sei appena venuto al mondo?

5+1. Anche i papà allattano. Non in senso stretto, ovviamente. Ma se una mamma che allatta si trova davanti a difficoltà piccole e grandi (di ingorghi, infezioni, mastiti ecc. non voglio scrivere), non sempre è facile riderci su, anzi. Senza un compagno che la sostiene, come farebbe? Quindi caro papà, non farti prendere dall’invidia del seno, ma fai scorte di pazienza (tanta), senso pratico e tutto l’amore di cui sei capace.

“You and me baby ain’t nothing but mammals” — Photo Credits nationalgeographic.com

In fondo, allattare vuol dire mettere costantemente in discussione il proprio essere mamma, confrontarsi costantemente con le insicurezze e la paura di non essere all’altezza del ruolo, scoprire che non sempre siamo felici di sacrificarci per nostro figlio.

È l’aspetto della maternità più destabilizzante, e umano, nel suo essere così animale.