Clima

Clima è la parola di oggi.

Siamo rimasti tutti sconvolti e attoniti alla vista delle immagini delle devastazioni causate nei giorni scorsi dal cosiddetto Medicane, una sorta di ‘ciclone’ mediterraneo che, a detta degli esperti, si manifesterà sempre più frequentemente sul nostro Paese negli anni a venire. Stiamo toccando con mano i devastanti effetti del riscaldamento globale; non c’è più tempo per agire, il countdown è cominciato, è inesorabile e le conseguenze saranno sempre più devastanti: è necessario agire entro massimo 20 anni per mantenere l’innalzamento della temperatura media globale ad 1,5 gradi centigradi, altrimenti sarà una catastrofe totale.

E dire che saranno almeno 50 anni che ci avvertono, in vario modo. Eppure, viviamo nell’eterna presunzione che tutto ciò non ci riguarderà mai, che forse sarà un problema dei nostri figli, che — in fondo — un po’ di caldo d’estate e un inverno che parte a gennaio sia assolutamente normale. Bisogna essere veramente imbecilli per pensarlo, eppure in tanti ne sono fermamente convinti. C’è persino chi sostiene che il riscaldamento globale (e i danni da esso derivanti) sia sostanzialmente una bufala che punterebbe ad allarmare ‘inutilmente’ l’opinione pubblica.

Mi chiedo se non basti osservare l’immagine in apertura del post, che testimonia la pesante eredità che ha lasciato in Italia il passaggio del ciclone, per capire che ormai il nostro tempo sta scadendo. Per secoli abbiamo devastato il nostro pianeta, l’unico che abbiamo a disposizione. Lo abbiamo fatto senza ritegno alcuno, pieni di superficialità e di boriosa strafottenza. Siamo riusciti a rovinare quanto di più prezioso e limitato abbiamo, sfruttando senza alcun limite le risorse naturali. E c’è chi si permette di pensare che possano essere solo chiacchiere da bar, teorie complottiste.

Quali altri segnali dovremo avere prima di renderci conto che la fine della Terra per come l’abbiamo sempre conosciuta è molto vicina, pericolosamente dietro l’angolo, con il fiato sui nostri colli? La consapevolezza che abbiamo raggiunto il punto di non ritorno fortunatamente è comune a molti, ma non è abbastanza. Non è abbastanza. Nessun governo, al di là dei proclami o degli accordi, sembra veramente intenzionato a dare un drastico taglio alle emissioni. Mi chiedo per quale motivo, ad esempio, nel nostro Paese non si sia mai investito nelle tecnologie ibride in vari settori, ad esempio in quello automobilistico, industria che era il fiore all’occhiello italiano fino a qualche decennio fa. O perché non si sia deciso di premere sull’acceleratore con le energie rinnovabili, dato che potremmo campare di rendita e forse, addirittura, esportarle all’estero ottenendo cospicui profitti. Troppi interessi contrari? Chi lo sa. La sola supposizione certa al 100% è che abbiamo già fatto scadere i termini che il pianeta ci aveva gentilmente concesso. Ora il futuro è una completa incognita, tutto da scrivere, tutto da ripensare e ricreare. Nella speranza che ci sia rimasto ancora qualche secondo nell’orologio ambientale, che ci sia un minimo margine per evitare che si fermi definitivamente.