Alle origini della mia e nostra storia

photo credits: Caterina Cellai

Sia che attraversiate il tacco d’Italia da Lecce a Otranto, sia che scegliate di farlo dalla costa ionica a quella adriatica, la splendida cittadina di Poggiardo, dai colori delicati e lineari e dall’eleganza semplice e distinta, è una piacevole tappa di viaggio per i suoi percorsi culturali e naturali.

Poggiardo, infatti, conserva una storia antichissima, quella dei Messapi, probabilmente la prima popolazione stanziata in Puglia, come rinvenuto da una parte degli scavi nella vicina frazione poggiardese di Vaste, risalente al periodo a ridosso delle età Bronzo e del Ferro.

Alcuni di questi ritrovamenti sono custoditi in diversi musei e aree da esplorare: la Cripta di Santa Maria degli Angeli con affreschi bizantini e una delle poche strutture italiane inaugurate dal noto giurista italiano Aldo Moro, nato nel vicino borgo di Maglie; il Parco dei Guerrieri che custodisce statue femminili di epoca messapica; l’enorme area archeologica della Chiesa rupestre dei Santi Stefani; il Museo Archeologico di Vaste che affaccia su una magnifica piazza e i cui ritrovamenti di monete, corredi funerari, e oggetti di culto suscitano l’attenzione di studiosi da tutto il mondo.

Andare alla scoperta dell’entroterra permette di addentrarsi nei sentieri salentini e di conoscere non solo la storia ma anche il caratteristico paesaggio. E tra pianure, uliveti e pietre rurali e una pace che alleggerisce gli occhi e la mente, si snoda un percorso che porta in altri borghi, e in altre epoche.

Castro è una città-santuario con un tempio dedicato alla Dea Atena, i cui resti sono riuniti all’interno dell’immenso castello aragonese. Arrivare fin qui merita il viaggio per il panorama sull’insenatura e sulla rosa dei venti, e per celebrare le fasi di rinascita della antica Dea Atena, e con essa la storia perduta dell’umanità. La statua è uno dei ritrovamenti più importanti.

Questo borgo merita una visita anche per un bagno nel cristallo: il ponte che porta alle grotte di Zinzilusa è una sorprendente e comoda discesa al mare che prepara a un’altra discesa, quella nel cuore delle grotta, dove si svelano storie fantastiche e reali accentuate dalle stalattiti e stalagmiti. E il centro storico di Castro promette scorci pittoreschi e da cartolina. Così come anche i vicini paesi di Spongano e Uggiano la Chiesa.

Uggiano la Chiesa nasconde dei veri e propri tesori: il Castello Casamassella, al centro della grande piazza con i caratteristici bar italiani, offre una calorosa ed elegante ospitalità.

L’altro tesoro nascosto è il frantoio ipogeo in zona Mulino a Vento. È davvero nascosto, nel senso che una volta arrivati nel vasto podere, bisogna scendere in una stanza sotterranea in mezzo al verde. E’ interessante sapere come una volta, nel 1500, era Lecce che decideva i prezzi dell’olio in tutto il Mediterraneo, e scoprire in quali difficili condizioni si viveva per la produzione dell’olio lampante. Si scopre che i frantoi sono un patrimonio storico culturale ed economico, prima ancora che gastronomico.

Anche Spongano ha un frantoio ipogeo proprio al centro della sua piazza, nel Palazzo storico di Bacile di Castiglione, oggi adibito a centro culturale e importante punto di riferimento per incontri e mostre. Vi potrà capitare di imbattervi nella pizzica salentina suonata e cantata dal vivo dal gruppo folcloristico Menamenamò, che hanno in repertorio quattrocento canti raccolti dai contadini che andavano a cogliere le olive; oppure in una festa rionale incorniciata dalle famose luminarie, che hanno la loro origine e tradizione proprio in queste terre salentine; o in una processione: quella della Madonna di Lourdes nel mese di maggio è una delle più sentite, la cui forte devozione mariana si estende alla Madonna del Buon Consiglio e alla chiesa della Madonna delle Grazie, antica matrice di Spongano, che ospita una confraternita dedicata alla Madonna Immacolata e nata del 1653, formata da molte donne, a testimoniare la presenza femminile molto attiva e riconosciuta.

I palazzi storici di Spongano sono belli e rimangono tali grazie alla dedizione e alla cura degli ambienti, sapientemente tramandate e mantenute nel tempo: la pavimentazione delle case, ad esempio, rispetta il “Decoro Lecce”. A portare avanti questo tipo di lavorazione è un’azienda gestita dalla famiglia Marti di Spongano, con la passione per la ricerca di mattoni antichi e specializzata nella produzione e fornitura di mattonelle in graniglia per abitazioni private e per enti pubblici. Uno dei loro lavori è presente nella Basilica di San Francesco ad Assisi.

E, infatti, la pianura salentina non è soltanto la storia dei luoghi, ma anche quella delle persone, e delle loro passioni, di energie che sprigionano antichi rituali e uniscono generazioni, e dove le creazioni sono permeate dal rapporto con la natura, con le stagioni e le lune.

I mestieri antichi seguono i cicli naturali della madre terra: la raccolta della Ballota acetabulosa, conosciuta anche come Lumino greco, avviene con il plenilunio di giugno, e le foglie venivano usate per creare una candela vegetale alimentata con olio puro di oliva, una volta ”olio lampante”. La stessa forza interiore e creatrice anima le donne dell’asilo Bacile di Spongano, gestito dalle suore del convento delle Figlie della Carità di San Vincenzo, che ospita anche una scuola di ricamo “Filo non più filo”.

Qui non si insegna solo la bella forma d’arte, ma il potere creativo nel fare qualcosa e riuscire a maneggiarlo, per crearsi la propria autonomia, come racconta Anna, una delle ricamatrici, che da studentessa aveva nella camera da letto i libri e il telaio. Il ricamo unisce anche le terre separate dall’Adriatico: molti sono i progetti europei e internazionali per confrontarsi sui disegni antichi o sulla creazione di nuovi, come è avvenuto attraverso uno scambio interculturale con l’Albania. Le persone qui hanno in comune la storia, ma anche le passioni. C’è chi produce teli speciali per la conservazione e traspirazione delle farine di grano, chi intreccia “‘u canizzu”, ovvero graticci di canne per seccare pomodori o fichi al sole, e c’è chi intarsia il legno di ulivo ad arte, come le creazioni in miniatura del Signor Uccio.

Il legame che si instaura con la natura è molto intimo in queste terre del Salento. Si vive una geografia diversa, e la storia è quella scritta dal paesaggio, dove esiste una fisicità diversa, e gli spazi sono abitati dai colori del regno vegetale e dalla pietra rurale.

Se i frantoi vanno cercati nel suolo, le pajare si erigono impotenti, sopravvissute nel tempo insieme agli ulivi plurisecolari. Queste antiche abitazioni costruite con pietra a secco e a camera unica, simili ai trulli, sono realizzate con le stesse caratteristiche pietre che segnano i confini dei terreni agricoli, visibili un po’ ovunque nel Salento.)

Insomma, una sosta nell’entroterra salentino vale il viaggio anche solo per fermarsi a riscoprire le proprie origini e riscrivere la storia. Quella che si è interrotta dall’età del Bronzo in poi, quella del ruolo delle donne e degli uomini nell’antichità, quella di ognuno di noi che di fronte alla bellezza semplice e al buio dell’ignoto, riscopre la parte più vulnerabile e autentica di sé.


Pubblicato sulla testata ItaloAmericano Newspaper il 27 luglio 2017

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