Scoperto l’anello mancante tra Piazza di Villa Carpegna e Via di Bravetta.
Sprezzanti della pioggia e del vento assassino di ombrelli, usciamo e saltiamo sul primo autobus che vediamo arrivare. Le nuvole sono cariche e pronte ad esplodere ma ci regalano un’atmosfera misteriosa e cupa degna di due esploratori senza macchia e senza paura (quasi). Scendiamo al capolinea, a Via dei Capasso, domandandoci se i Capasso erano una famiglia facoltosa o un gruppo di dei pagani. Non vediamo altri autobus, c’è poca gente in giro, una partita di calcio in atto e le giostre ormai appartenenti ad un’epoca lontana. Decidiamo di farci un giro tra i trenini e i personaggi inquietanti in vetroresina che, se ci penso bene, quando ero bambino non consideravo tanto inquietanti. Usciti dal parco ci incamminiamo su Via Aurelia Antica e notiamo il primo edificio interessante: si tratta della Casa Generalizia delle Sorelle dei Poveri di Santa Caterina da Siena. Perfetto! Proprio il genere di posti che ci piace esplorare. Il problema è che dietro il primo cancello aperto se ne nasconde un secondo sbarrato e dall'aspetto minaccioso. Un po’ delusi proseguiamo e incrociamo un’automobile antica e malandata che sobbalza tra rumoracci poco rassicuranti. Fa tenerezza e decido di fotografarla come se fosse un animale raro. Finalmente troviamo un altro complesso di edifici immersi in un parco: è l’Opera Don Guanella, a metà tra un ospedale psichiatrico, una casa di cura e un luogo di culto. Superate le sbarre ci perdiamo tra i vari edifici, alcuni sono più moderni, altri invece ricordano molto Pripyat dopo Chernobyl. Uno di questi ha le porte spalancate che sbattono con il vento. Non si vede nessuno in giro. Dentro è buio, c’è un corridoio lungo e una luce fioca che fuoriesce da una stanza, ma non indaghiamo più di tanto, non ne ho molta voglia. Invece decidiamo di uscire e inizio a sentire un po’ d’ansia: “e se ci chiudono dentro? E se ci scambiano per dei pazienti?…” Mentre mi preoccupo si scatena il diluvio ma per fortuna riusciamo ad uscire senza problemi e posso tirare un sospiro di sollievo. Adesso Via Aurelia Antica diventa Via di Torre Rossa. Al numero 35 di Via di Torre Rossa c’è un condominio molto particolare con balconi circolari e mattonelle lucide che riflettono i contorni scuri del palazzo. Approfittiamo di un’auto che esce e ci ritroviamo a passeggiare nel giardino condominiale. È qui che il mio compagno di viaggio inizia una lotta all'ultimo sangue con il vento; prova con tutte le sue forze a salvare l’ombrello ma con un’ultima folata feroce il vento distrugge le sottili aste di metallo. Stiamo per uscire e tornare sulla strada principale quando notiamo un sentiero che si addentra in un campo pieno di cespugli fittissimi. Non possiamo ignorarlo, non saremmo dei veri esploratori. Mentre ci inoltriamo nella foresta di cespugli notiamo dei teloni bianchi. Non si capisce bene se sono delle serre o è la casa di qualcuno. Mi avvicino il più possibile senza far rumore e vedo delle scarpe, dei vestiti, un mobiletto malandato su cui è appoggiata una bottiglia. Non c’è dubbio, lì c’è qualcuno! Decidiamo di non disturbare il selvaggio e, passando da dietro, ci immergiamo nelle fratte ritrovandoci catapultati su un altro pianeta: il paesaggio urbano fa da sfondo ad agglomerati di canne lacustri e un rudere infestato di edera svetta al centro di un mare verde. Il tutto è molto suggestivo, ma è arrivato il momento di proseguire. Continuiamo a camminare lungo Via di Torre Rossa tra centri religiosi di ordini diversi e mai sentiti prima e dopo un centinaio di metri ci accorgiamo di essere arrivati a Piazza di Villa Carpegna. Ormai è tardi per perderci di nuovo, siamo bagnati e affamati. Decidiamo di fare merenda e di prenderci una piccola rivincita con il vento che prova a spazzare via l’ombrellone del bar senza risultato: questa volta abbiamo vinto noi.













