antituttoquellochetipare
21.06.16

Sintomi: mal di stomaco, inappetenza, mal di testa, nevralgia, malessere diffuso, fiato corto, tristezza, pianti improvvisi e convulsi, insonnia.
Diagnosi: amore.
Stato: conclamato (in ritardo come al solito, ma a una certa non si può più nascondere l’evidenza).
Pericolo di contagio: altissimo (che poi io mi faccia contagiare sempre da quello sbagliato è un dettaglio, mica è una cosa calcolabile d’altra parte! E se anche lo fosse, in matematica sono sempre stata una schiappa!).
Tempo di incubazione: variabile da persona a persona (c’è chi capisce, e poi c’è chi può! Può negare l’evidenza, può parlare troppo tardi, può non parlare per niente, può scappare, può arrendersi, può imparare a farci i conti); influenzato da età, sesso, circostanze, storia personale, numero di volte in cui si sono presi fischi per fiaschi, fighi per belli, stronzi per buoni o più in generale si è presa una cantonata.
Rischio di rigetto: altissimo (funziona come per il contagio: a volte capita e a volte no. Alcuni potrebbero sembrare immuni dal rifiuto, mentre c’è chi può perseverare a oltranza nel non azzeccarne mezza).
Rischio di cronicizzazione: praticamente certo (non c’è storia non si scappa, prima o poi tocca a tutti).
Cura: vivere e amare ancora di più, sempre e comunque.
La cura non mi piace. Ma scherziamo?!
È come se alla diagnosi di sovrappeso mi sentissi dire che devo magiare più dolci! Non si è mai sentito! E purtroppo aggiungerei… Sarei scomparsa a quest’ora, invece ho un sedere che fa provincia.
La mia amica GGG (gigante buona, paziente e saggia, insomma tutto il contrario di me) che ha l’onere di sopportarmi e il dovere di prendermi a sonori calci nel sedere (che dicevamo è un bersaglio facile causa superficie disponibile) tutte le volte che faccio Calimero, dice invece che è l’unica cura possibile.
E lo dice mentre sta nella mia stessa situazione, non posso neanche togliermi la soddisfazione di dirle: “Ma tu che ne sai?” perché lo sa benissimo. Stessa diagnosi. Sono spacciata. Non si è neanche più liberi di dire che fa tutto schifo.
È una fregatura! Si, lo ho pensato anche adesso, ma solo per qualche istante! Ok per qualche ora, va bene lo penso da qualche giorno… Oh ma che cavolo (da leggere come un sonoro ma vaff…), anche quando uno prende l’influenza si permette di essere sotto un treno per qualche giorno! Io il treno lo ho preso in fronte! Sul naso. Veniva da lontano, ma sono certa fosse delle ferrovie dello stato perché era in ritardo; fosse stato un treno svizzero mi avrebbe colpita mesi fa, per dire. Che poi a essere sincera sono riuscita a far tardare anche un treno svizzero, eh beh quando una è una rintronata seriale tutto è possibile.
“Il medico impietoso fa l’ammalato canceroso!” mai capito davvero che vuol dire, ma lo diceva mamma quando il concetto era: “Forza e coraggio! Alzati e cammina!” No niente miracoli da queste parti, ma un energico “Muovi le chiappe e non lamentarti!” A metà tra l’amorevole e il generale. Un’amorevole generale.
Ecco la mia GGG ha fatto uguale! Ed è per questo che me la tengo stretta: perché nella vita ti servono gli amici che hanno il coraggio di essere fastidiosi, antipatici, scomodi, insistenti, pressanti, incontentabili perché per te vogliono sempre il meglio. Anzi peggio ancora: vogliono il tuo bene! La cosa più preziosa e pericolosa che ci sia, perché se uno vuole il tuo bene non si ferma davanti a niente! Neanche davanti a te.
E allora c’è un tempo per le doverose lamentazioni (per una donna lamentarsi è un dovere! Vorrai mica sprecare tutti quei minuti compresi nell’abbonamento del telefono!) e per essere qui a doverti salutare con un groppo in gola, la testa vuota, il cuore pieno, lo stomaco stretto e gli occhi spalancati per guardarti un’altra volta e chiedermi perché sei finito sulla mia strada. Perché mi hai rotto le scatole quel giorno? Perché mi hai voluto conoscere? Perché sei voluto restare? E perché ora te ne vai? Ma non potevi lasciarmi in pace? A che vale tutto questo muoversi per niente?
“Non è mai per niente, niente accade per caso” (si certo è la GGG che parla, mica io! Io sono ancora nella fase testa vuota etc.). In effetti però sarei ingiusta a dire che non è valso a niente. Perché mi hai lasciata diversa da quando mi hai incontrato. Inesorabilmente diversa. E allora forse era necessario anche questo. Forse eri necessario anche tu. E poi via siamo sinceri, ora sarà anche uno schifo ma prima di ora con te ci sono stata bene, e che cavolo!
Mi sento bene come un pinguino nel deserto e neanche il gelato mangiato di nascosto direttamente dalla vaschetta mi da sollievo. Cavoli allora è grave! Perché il gelato guarisce tutto di solito, tranne il fatto che poi stai stretta nei jeans, ma questo è un altro problema e io posso guardare a un solo problema per volta, quindi per oggi la questione pantaloni non si pone, lacrime di coccodrillo tra una settimana!
Rapido sguardo al reparto farmacia che è più fornito di quello di un ipocondriaco: antibiotico, antistaminico, antipiretico, antituttoquellochetipare ma antiamore non c’è.
Non pervenuto, mai inventato, impresa impossibile, impresa insensata.
Tocca arrendersi all’evidenza: lo stare male non è un’obiezione alle cose belle della vita. Quasi tutte le cose belle fanno anche male. E allora il male me lo tengo tutto, perché di smettere di vivere non ne ho nessuna intenzione.
PS io e i treni abbiamo un rapporto difficile: o li perdo, o ci resto sotto, o li perdo per pura di restarci sotto e poi, non ho capito come, ma tornano indietro e li prendo in fronte comunque…
Effetti collaterali: imparare ad amare sempre di più, sempre meglio, con sempre meno paura di restare travolti che tanto poi succede comunque, solo che tu ti sei perso la parte migliore del viaggio.