Gli animali vogliono carezze.

Every good work of software starts by scratching a developer’s personal itch.
Ho sempre creduto nella profonda verità contenuta in questa frase, forse alla base della storia personale di qualunque sviluppatore di software: ricordo ancora il manualone di BASIC del mio Commodore 64 con affetto, passato in pochi mesi da pesante fermaporte a unica riveritissima via per poter finalmente creare i miei giochi da solo.
Di fatto, per avere una speranza di risolvere un problema, ti deve far rosicare di quel fastidio fastidiosamente fastidioso che ti fa fantasticare i più improbabili e fantasiosi scenari anche quando sei sulla tazza del water. Appunto, un prurito forte, costante, invasivo, che pizzica, pizzica e pizzica ancora.
Ho avuto tanti cani. A Mantova, in questo momento, ne ho 5. A Milano 1. Sono tutti miei famigliari. Non mi sono mai interessato tantissimo all’aspetto “psicologico” del rapporto con i miei cani, ma ho una bella famiglia, con un bellissimo pargoletto appena arrivato su questo mondo, e una moglie che adoro con tutto il mio cuore, quindi dimentichiamoci di persone intristite dal destino e in grado di rapportarsi solo con chi le elegge a capo branco e dipende da loro per la quotidiana pappa. Ma li adoro, mi piace sentire la mia Lola cercare il contatto fisico poco prima di dormire la notte, e mi piace guardare le partite di calcio con il mio maremmano gigante, Milo.
Questo è il mio personale prurito. I canili pieni, i randagi usati, gettati come fossero rifiuti e spesso maltrattati in modi che davvero lasciano di stucco e da quelle stesse mani da cui si aspettavano protezione.
Inizialmente ho cominciato a seguire il gruppo del canile da cui arrivano due dei miei cani, poi ho preso contatti con numerose volontari e volontarie, a seguire l’ENPA e un numero imprecisato di canili e rifugi, a parlare con loro e ad informarmi. Nel frattempo la mia pagina Facebook era diventata un insieme di offerte di cani (e altri animali) in adozione, appelli e denunce.
Stavo diventando uno di loro senza nemmeno accorgermene. I macchinari, a quel punto, erano già entrati in funzione e viaggiavano a tutta birra.
Probabilmente per deformazione professionale, noto che associazioni, rifugi e canili hanno una miriade di piccoli siti poco mantenuti e spesso tecnologicamente non propriamente attuali, che almeno a mio parere rispondono alle loro esigenze — e specialmente a quelle dei loro ospiti — in modo decisamente subottimale. Animali difficili da trovare, rappresentati in modo povero e spesso mancanti di informazioni fondamentali, contatti spesso solo telefonici o addirittura totalmente assenti, nessuna indicazione sull’ubicazione fisica dell’animale, insomma, diciamo enormi margini di miglioramento.
Al di là di questo, sfugge il motivo per cui un eventuale adottante debba andare alla ricerca dell’animale a lui più consono saltellando tra un sito e l’altro, senza avere alcun punto di riferimento se non la sua città di residenza. Eppure all’estero abbiamo esempi estremamente noti come PetFinder o DogsBlog da decenni, con modelli che sappiamo funzionare molto bene.
Lo strumento che tutti usano, probabilmente per la facilità di creare una pagina dedicata al rifugio o al canile, è Facebook — che come spesso accade risolve alcuni problemi e ne introduce altri decisamente non trascurabili.
Innanzitutto l’attention span che un utente normale dedica ad un elemento della propria timeline Facebook è piuttosto basso: i volontari, vista la loro dedizione, spesso non se ne accorgono ma i loro cani si litigano l’attenzione di eventuali adottanti con tutti gli altri contenuti: dal quotidiano preferito, alla ricetta postata dalla zia, al litigio politico sul partito di turno, alle foto delle recite scolastiche dei figli dell’amico.
Il tempo di esposizione dell’animale è inoltre molto basso: ahimè, le timeline scorrono (come è ovvio che sia). Un animale viene messo in adozione alle nove del mattino e a mezzogiorno è andato, è sceso, scomparso. Resta in vita un po’ di più con le condivisioni, che sono ciò che rendono Facebook uno strumento fondamentale, ma prima o poi la visibilità si esaurisca. Quasi sempre.
Facebook è fatto per contenuti generici, che possono variare dall’annuncio di fidanzamento, alla galleria con le foto delle vacanze, piuttosto che lo sfogo personale. Se un cane viene adottato, o guarisce da un investimento o da qualche patologia diventando un adottabilissimo campione, nessuno lo sa: la scheda e il post restano quelli di quando era in adozione o di quando presentava problemi, post che può essere condiviso anche fuori tempo massimo facendo sprecare molto tempo ai volontari che devono rispondere a richieste inutili su animali non più disponibili. Oltre a mal rappresentare il cane in oggetto, che è già piuttosto grave, viene tolta visibilità ai cani ancora da adottare.
Infine, come ciliegina sulla torta, non dimentichiamoci dei motori di ricerca: i cani messi su Facebook sono invisibili sia a Google che a Yahoo e Bing. Se non vengono adottati su Facebook, la carriera sul web è finita. Oppure il volontario deve ripetere la stessa operazione fatta per Facebook per ogni singola piattaforma. E se il cane viene adottato? Addio, per ogni piattaforma deve cancellare la scheda.
PetsWantPats

Il mio personale tentativo di risolvere questi problemi è PetsWantPats un motore di ricerca per cani di cui devo dire sono molto soddisfatto, anche se ovviamente l’avventura è soltanto all’inizio ed è ovviamente perfezionabile e perfettibile: ho tantissimo da imparare, datemi tempo.
Innanzitutto con PetsWantPats tutti i canili e i rifugi sono finalmente nello stesso posto. Avere un singolo posto dove andare a cercare un cane è indubbiamente fondamentale, come dimostrano le numerosissime piattaforme simili all’estero. Naturalmente con questo non voglio togliere importanza alle singole associazioni che restano non importanti ma fondamentali, ma fornire loro un mezzo per avere molta più visibilità e soprattutto mettere al centro non soltanto il cane, ma l’adottante, che deve sentirsi a suo agio e compiere le sue scelte in sicurezza.
PetsWantPats non è stato fatto per sostituire ciò che già c’è ma per essere complementare, pur mantenendo una sua fondamentale centralità. Chi è dentro pubblicherà le schede dei cani venendo contattato direttamente dall’adottante, che usufruirà di un’interfaccia semplice da usare, molto intuitiva ed esteticamente piacevole. Queste schede verranno mantenute dai volontari che le inseriranno mantenendole per tutta il ciclo di vita della stessa, quindi dopo la pubblicazione potranno condividerle sfruttando le funzioni di share della piattaforma.
Insomma, scrivi una volta la scheda del cane, e condividila su Facebook, Twitter, Google Plus, Pinterest, Tumblr, o attraverso la vecchia cara email. Il cane viene adottato? Tutti i social puntano alla stessa scheda su PetsWantPats, non c’è bisogno di diventare matti e modificare tutto quello che si è sparso in giro mentre si cercava un’adozione.
Dulcis in fundo, le schede di PetsWantPats vengono indicizzate dai motori di ricerca e tutto il sito è stato esplicitamente progettato per avere dei buoni ranking non solo su Google ma anche sui motori di ricerca “secondari”.
A questo punto, a fronte di una tonnellata di lavoro e un discreto investimento economico, speriamo di riuscire a dare sul serio una mano a volontari, canili, e ovviamente cani.
Ci sono certamente dei problemi, a partire da un livello di informatizzazione della comunità che dovrebbe utilizzare questa piattaforma piuttosto basso, la giusta diffidenza a dare in mano le “proprie” creature ad un sito di terzi, e naturalmente tutte le piccole difficoltà che deve affrontare una persona con un lavoro a tempo pieno che si trova a manutenere e gestire una piattaforma web che gli è costata 7 mesi di lavoro, ma come diceva Andrè Gide, “se non rischi non fai nulla di grande”.
Non mi resta che ringraziare per l’attenzione e la pazienza, chiedere cortesemente di mandare questo scritto a chi pensate possa essere interessato, e in caso di domande, osservazioni, e in realtà tutto ciò che può passarvi per la testa, mandarmi una riga o due a ngw@petswantpats.com.
Ad maiora.