Facciamocene una ragione: la didattica non sarà mai digitale
marco
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Ciao Marco,

sono stato, per alcuni anni, responsabile della redazione digitale di una casa editrice scolastica. Capisco e condivido ciò che scrivi.

Stando dietro le quinte del digitale scolastico, si vedono bene i meccanismi ingarbugliati a causa dei quali gli editori allegano anacronistici CD-ROM ai libri di testo, investono su piattaforme didattiche proprietarie, talmente chiuse da essere impenetrabili agli utenti stessi, inventano interfacce per i libri digitali che li rendono difficili da studiare.

Quando si predispone questo tipo di contenuti, capita talvolta che, nelle case editrici, le ragioni del marketing e quelle dell’efficienza industriale prevalgano, rispetto a quelle dell’ergonomia, della didattica e del semplice rispetto del cliente; più spesso, però, la scarsa dimestichezza con il mondo dei servizi digitali, a tutti i livelli, contribuisce in modo determinante alla concezione e alla pubblicazione di prodotti e servizi poco utilizzabili e, spesso, anche poco utili.

Mi sono chiesto anche, più volte, se gli editori scolastici “debbano” fornire servizi digitali innovativi. Non ho una risposta certa. Se l’editore scolastico fornisse il suo (valido) libro di testo digitale nelle piattaforme Kindle, o Kobo, o Tolino, e si limitasse a questo, non fornirebbe il servizio di cui uno studente ha bisogno? Obiettivamente, nessuna casa editrice può permettersi creare e gestire una propria piattaforma per l’erogazione di libri digitali che sia migliore di quelle create e gestite dalle aziende che fanno quel lavoro come attività principale.

Analogamente: Amazon, Apple Google, Microsoft, TIM e numerose aziende digitali più piccole hanno messo in piedi app e servizi articolati, validi, spesso ad alta creatività, rivolti a studenti e docenti: non credo che una casa editrice scolastica, la cui specialità è creare contenuti didattici in forma di corso, possa fornire servizi credibili, in quella prospettiva.

L’unica prospettiva praticabile mi pare quella in cui gli editori cessino di inventarsi piattaforme e si adattino a distribuire i propri contenuti (testuali, iconografici, audio, video, interattivi ecc.) all’interno delle piattaforme che, a poco a poco, si stanno adattando, a loro volta, all’esigenza di distribuire contenuti molto ibridi (teoria, video, test, verifica ecc.), come sono quelli necessari a una buona didattica. Credo che, a poco a poco, ci arriveremo.

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