Anche chi non se ne doveva andare, se n’e’ inevitabilmente andato.

Gia’, sembra strano ma quando esiste la possibilita’ di scelta, quando la sfera dell’agire rientra nel campo del possibile, tutto puo’ praticamente accadere.
Ma quando a prendere una decisione e’ chi non doveva, allora ti rendi conto che qualcosa nei meccanismi e’ saltato, scoppiato, andato in cortocircuito.

E non e’ detto che dipenda dagli altri…

Succede che a volte la causa di una situazione siamo noi stessi, con la nostra incapacita’ di specchiarci nel punto di vista altrui, di comprendere le ragioni di quelle parole non dette, di quei gesti compiuti per salvare quello che non avevamo capito, di quei silenzi costretti pur di non rivelare qualcosa di cosi’ tremendo da far vacillare ogni sicurezza.

Sarebbe cosi’ semplice se parlassimo gli uni con gli altri a cuore aperto, sempre, genitori figli, ragazzi ragazze, amici nemici: a volte (non sempre attenzione) potrebbe capitare di realizzare qualcosa di impossibile solo perche’ ai nostri occhi sembrava tale.
Pensate quante storie d’amore avrebbero potuto realizzarsi se qualcuno fra entrambi avesse avuto il coraggio di rivelarsi per tempo, oppure a quanti attimi un padre avrebbe potuto passare accarezzando la figlia che amava invece di scaraventarsi parole in silenzio, se solo lei gli avesse lasciato la possibilita’ di sfogare le sue paure e il suo dovere di protezione in maniera libera, perseguendo quell’obbligazione educativa che rende un genitore un padre.

A volte ci concentriamo talmente su di noi stessi da non pensare che esista un altro significativo, per cui ogni cosa che non possiamo raggiungere facile, allora non vale la pena di tentarla. Ma e’ giusto questo? E’ coraggioso? E’ buono?

Altre volte, ci preoccupiamo addirittura di scegliere noi cosa sia giusto per gli altri, imponendogli le nostre volonta’ per cercare di proteggerlo, credendo che il nostro bene sia il loro, per poi ritrovarci a scoprire che anche chi ci stava accanto aveva fatto la stessa scelta, producendo un allungamento elastico in direzioni opposte difficile da rimettere in contatto, quando non impossibile.

L’incomunicabilita’ esistente tra le persone crea abissi situazionali maggiori delle distanze fisiche che le separano, non curandosi della volonta’ reciproca di venirsi incontro, e re-spingendo anzi il loro bisogno di afferrarsi l’un l’altro in una sorta di scorciatoia inversa, che non porta alla meta per primi, ma a gareggiare per ultimi.

Molto spesso, tanto quanto basta per diventare troppo, non lo capiamo in tempo.

Risultato?

Parole, parole vuote, non di significato, ma di possibilita’.

A volte le cose basta solo volerle, e l’universo intero trama per realizzarle. Ma noi preferiamo sempre scegliere la strada piu’ comoda, quella che impiega meno tempo o quella piu’ in discesa. E’ solo che, cosi’ facendo, non compiamo alcun viaggio, ma solo un mesto vagare al buio verso illusori traguardi di infelicita’. Che non e’ una meta, ma l’altra meta’ della vita.

Su, coraggio.

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