Lo strano caso di Iacopo De Bellis

(La morte dell’impiegato — Cechov 1882)

Iacopo De Bellis, svegliatosi come ogni mattina alle sette meno venti e inforcati gli occhiali che la sera precedente aveva riposto nell’apposita custodia , si accorse di non avere più il cuore.

Quella che può sembrare ai più una semplice metafora, non lo era affatto per lo sventurato De Bellis che si ritrovò di punto in bianco un foro circolare nella parte sinistra del petto, del diametro di circa un braccio e che lo attraversava da parte a parte. Il primo pensiero che passò per la mente dell’uomo fu quello di stare sognando e decise quindi di concedersi un’altra manciata di minuti di sonno. Come era ovvio che fosse, tuttavia, l’agitazione che lo aveva attanagliato gli impedì di dormire davvero e, nonostante si fosse rialzato alle sette meno otto, la cavità che gli era spuntata nel petto era sempre presente.

Conscio del ritardo che stava accumulando decise di non perdere altro tempo e si affrettò a telefonare in ufficio per annunciare che non si sarebbe recato a lavoro. Dopo aver riferito alla segreteria che aveva bisogno di una visita specialistica per “carenza di organo vitale”, si vestì di tutto punto e si recò dal suo medico di famiglia, il Dottor Roberto Salmi.

Ora, è opportuno, prima di continuare, fare una piccola premessa. Il comportamento del Dottor Salmi che a breve vedremo, potrebbe apparire alquanto poco professionale (e di fatto lo è). Vorremmo però provare a giustificarlo. No, anzi, giustificarlo no, non è il termine adatto, ma almeno provare a spiegare il perché del suo stato d’animo, così brusco e scortese. Quando Iacopo De Bellis si sedette davanti alla sua scrivania, il Dottor Salmi aveva in testa un turbinio di pensieri angosciosi. Pensieri che adesso andremo ad elencare, proprio nel tentativo di dare al lettore una panoramica chiara dell’intera situazione, di modo che ognuno sia poi libero di formulare un proprio giudizio in completa serenità.

Numero 1) Il Dottor Salmi stava pensando a sua figlia, Gemmaurora, ormai 21enne, che aveva deciso di abbandonare la facoltà di medicina — primo membro della famiglia Salmi a farlo dal 1832 — per iscriversi a un corso di tinteggiatura di gabbie per volatili. E questo, spinta dall’amore per un giovane (ma nemmeno tanto giovane) brasiliano, emigrato in Italia in cerca di fortuna (ricerca che non aveva avuto successo alcuno). Ora, per il Dottor Salmi l’abbandono dell’università era stato un duro colpo, ma tutto sommato digeribile. Anche il fatto che il ragazzo brasiliano fosse senza un soldo in tasca poteva al limite andare bene. Ma che fosse pure — per citare lo sfogo del dottore con un suo collega — “un cazzo di negro”, ecco, quello proprio non riusciva ad accettarlo.

Numero 2) Giusto due settimane prima della visita di Iacopo De Bellis, la moglie del Dottor Salmi aveva scoperto — tramite una serie di improbabili coincidenze — che il marito aveva non una, non due, ma ben tre amanti, una più giovane dell’altra. Scoperta questa matrioska di figliole nella vita del dottore, la donna aveva visto bene di mandare a tutte una lettera dattiloscritta in cui informava ognuna dell’esistenza dell’altra. Se le prime due amanti avevano reagito con sdegno e rabbia tipicamente femminili, la terza, la più giovane, da poco uscita dalle scuole medie, era entrata in uno stato di profonda agitazione che l’aveva portata a confessare la sua tresca ai propri genitori. L’ovvia conseguenza della cosa fu una lettera da parte di un avvocato e l’avvio di un processo per pedofilia e raggiro di minore.

Numero 3) Quella mattina stessa, al bar sotto il suo studio, il Dottor Salmi aveva ordinato, come faceva ogni giorno, un cappuccino e un cornetto integrale al miele. La gentile cameriera del bar gli aveva tuttavia comunicato l’incomprensibile scelta del titolare di non farsi più recapitare dai propri fornitori quella leccornia. Ancora sotto shock per questa notizia (forse la peggiore delle tre), il dottore si era ritrovato a mangiare in un angolo uno scarno budino di riso.

Come avrete dunque compreso, il periodo del nostro dottore non era dei migliori e va quindi in parte capito se, all’arrivo del buon De Bellis, si limitò a visitare sommariamente il foro che questi aveva nel petto, toccandone i bordi slabbrati con un bastoncino di legno, e diagnosticandogli una leggera congiuntivite. Gli prescrisse quindi un collirio antibiotico, del propoli e gli consigliò caldamente di mangiare più sano, magari un bel pasticcio di patate che, a sentire lui, “per la sparizione del cuore è sempre un toccasana”.

Iacopo De Bellis uscì dalla visita deluso e pieno di dubbi ma, fiducioso sino all’ottusità nella scienza medica, si fermò da un ortolano a comprare le patate per farsi il suo pasticcio. A servirlo fu una graziosa ragazza che gli insacchettò cinque patate a pasta gialla e gli regalò anche due albicocche fuori stagione, un sacchetto di mele cotogne, una manciata di sorrisi e una spolverata di occhiate languide. E fu proprio per quei sorrisi e quelle occhiate che Iacopo De Bellis decise di richiamare il Dottor Salmi. Infatti, nel tornare verso casa, l’uomo notò che più pensava a quei sorrisi e più il foro che aveva nel petto si riduceva. E, al contempo, più la voragine si rimpiccioliva, stiracchiandosi verso il ricongiungimento dei lembi, e più pensava che in fondo era proprio bello lasciarsi innamorare! Arrivato alla poltrona del salotto il buco si era ridotto alle dimensioni di una moneta e Iacopo De Bellis era sicuro che nel giro di qualche ora, solo pensando a quella gentile ortolana, si sarebbe richiuso del tutto. Fece quindi il numero del Dottor Salmi, ansioso di comunicargli questa buona nuova e di sapere da lui se poteva infine considerarsi guarito.

Purtroppo quando il dottore rispose al telefono, aveva da poco avuto notizie sconfortanti dal suo commercialista che gli aveva garantito — senza possibilità di errore — che in caso di una nefasta congiunzione formata da divorzio e processo per pedofilia, avrebbe rimpianto di gran lunga il conto corrente del ragazzo brasiliano di sua figlia. Fu anche per questo che rispose al De Bellis in maniera che possiamo definire poco cordiale, dicendogli che (andiamo ancora una volta a citare) “se proprio non hai un cazzo da fare nella vita se non rompere i coglioni al prossimo per il tuo cazzo di problemuccio dimmerda, allora, sai cosa? Te la faccio io una bella diagnosi! Senza cuore non si vive. Quindi, caro Iacopino dei miei coglioni, vedi di fare cosa gradita al mondo intero: crepa e vai a fare in culo!”.
 Iacopo De Bellis, leggermente infastidito dal tono alterato del Dottor Salmi, riagganciò la cornetta e si mise a riflettere sul da farsi. Se il pensiero della sorridente ragazza lo cullava verso una pronta guarigione, il contraddire un membro della comunità scientifica era per lui un’idea del tutto inaccettabile. Quindi, dopo breve rimuginare e con fare rassegnato, si distese sul divano, fece un bel sospiro, e, come gli aveva ordinato il dottore, morì.

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