La Cina nei mari contesi: guerra per meno di 14 chilometri quadrati?

Politica internazionale — 17.02.2016

La Cina ha installato due batterie antimissile sull’isola di Woody, un fazzoletto di terra nelle Paracel, uno degli arcipelaghi nel Mar Cinese Meridionale contesi fra 7 paesi asiatici.

Nelle sue mappe ufficiali, Pechino include nei suoi confini quasi tutto questo specchio d’acqua (area totale: 13,5 km2 di superficie, circa un terzo di un’isola come Ischia), ma le sue rivendicazioni si sovrappongono a quelle di Taiwan, Vietnam, Malaysia, Filippine, Brunei e Indonesia.

L’installazione dei missili non è un fenomeno isolato. Nell’estate 2015, la Cina ha letteralmente aumentato la superficie di molti atolli per costruire piste d’atterraggio e attracchi navali, una mossa interpretata come un tentativo di rafforzare la sovranità e la presa militare sulle acque contese.

Le isolette non hanno valore strategico in sé: la loro superficie totale è di 13,49 km2, meno di un terzo dell’isola di Ischia. Ma il loro possesso permette di controllare il Mar Cinese Meridionale, da cui transita circa un quarto del commercio mondiale e un terzo del gas mondiale. Le sue acque custodiscono ingenti risorse ittiche e i suoi fondali racchiudono preziosi giacimenti d’idrocarburi.

La presenza navale degli Stati Uniti alza la posta in gioco. Washington si è schierata al fianco dei paesi che hanno contenziosi territoriali aperti con la Cina. Ufficialmente, per difendere la libertà di navigazione. In realtà, per contenere l’ascesa dell’Impero del Centro.

iMerica.it

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