La crisi dell’acqua in India

Un dato al giorno / Ambiente — 24.02.2016

Intere parti della capitale dell’India sono da giorni senz’acqua e ovunque la popolazione è costretta ai razionamenti idrici.

Una serie di proteste violente nel confinante Stato di Haryana, che ha già mietuto 19 vittime, scatenata per motivi occupazionali, ha portato al sabotaggio del Munuk, il principale canale di rifornimento di Nuova Delhi, bloccando i due terzi circa dell’approvvigionamento.

Per sedare le manifestazioni e riprendere il controllo della via d’acqua, il governo ha dovuto schierare l’esercito. Affinché la copertura idrica sia ripristinata al 100% ci vorranno due settimane.

L’incidente di Nuova Delhi è solo un tassello nella più ampia crisi dell’acqua in India. Il 54% del territorio nazionale è classificato come ad alto o estremamente alto stress idrico e 600 milioni di persone — circa la metà della popolazione — vivono in zone ad alto rischio di interruzione delle fonti di approvvigionamento.

Le risorse acquifere sono inquinate: ogni giorno muoiono 1600 persone di diarrea e il 21% delle malattie mortali in India è legato alla sicurezza dell’acqua.

A peggiorare il quadro è il fatto che il 90% delle risorse idriche è impiegato per l’agricoltura, un settore le cui necessità sono destinate ad aumentare nel prossimo futuro, vista la pressione demografica che dovrebbe far toccare alla popolazione dell’India quota 1,6 miliardi nel 2050.

Infografiche e testi: iMerica.it

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