Django Unfoibed: cos’è successo davvero a Treviso?

Anatomia di un falso politico-giornalistico

Il Centro Sociale Django ci aveva invitato a presentare la nostra guida sull’uso critico delle fonti Questo chi lo dice? E perché? sabato 19 gennaio alle 18.30. L’iniziativa era stata pubblicizzata su facebook.

Il centro sociale Django è però sotto attacco da settimane e la destra locale non ha esitato a usare persino la nostra presentazione per montare un caso appigliandosi al laterale riferimento alle «foibe» nella descrizione del collettivo Nicoletta Bourbaki sulla pagina dell’evento Facebook.

Ha cominciato il consigliere comunale Davide Visentin, già militante di Forza Nuova, affermando:

«Da italiano sono inorridito solo a pensare che serate di questo tipo possano venire organizzate e seguite. Da amministratore comunale spero che si possa fermare questa “conferenza”»

Il consigliere regionale Alberto Villanova (Lista Zaia) ha invece direttamente chiesto di annullare l’appuntamento al Django perchè volto a «negare i morti delle foibe».

Non poteva mancare Elena Donazzan che ha chiesto di sgomberare Django cogliendo peraltro l’occasione per pubblicizzare “Rosso Istria”, film da lei personalmente sponsorizzato, di cui ci stiamo occupando in questi giorni.

La cosa più preoccupante è che nessun giornalista si è preso il disturbo di andare a controllare quale fosse davvero l’argomento della serata, eppure la guida che andavamo a presentare è disponibile on line e liberamente scaricabile. Così la presentazione di Questo chi lo dice? E perché? è stata raccontata come una serata sulle foibe perché lo avevano deciso Visentin, Villanova e Donazzan.

Il deputato di Fratelli d’Italia Luca De Carlo ha annunciato che sarebbe stato presente all’iniziativa:

«ogni occasione di confronto e informazione sulla tragedia della pulizia etnica condotta dal regime di Tito condotta con il metodo dell’assassinio è un momento importante per tenere acceso il ricordo di fatti che vanno letti con l’onestà intellettuale dello storico e non con la faziosità della politica»

Nota bene: De Carlo oltre che deputato è anche sindaco di Calalzo di Cadore, nella cui veste ha rifiutato di accogliere nel suo comune i rifugiati inviategli dalla Regione Veneto adducendo queste ragioni: «Cento profughi in un paese di duemila abitanti mi sembrava per lo meno difficile da gestire con due vigili urbani. Anzi uno e mezzo perché ne ho uno buonino e uno un po’ così che è vicino alla pensione, quindi non posso neanche pretendere che si metta a sparare ai profughi, cosa che non dobbiamo fare, ma insomma se capita dobbiamo avere anche il coraggio delle nostre azioni».

Nicoletta Bourbaki si è occupata spesso di confine orientale intervistando storici e sbufalando ciarlatanerie, il nostro lavoro in merito è sotto la luce del sole e riassunto nello speciale per il sito della rivista Internazionale. Eppure non abbiamo mai inteso parlare specificamente di foibe in quella serata. A Treviso hanno cercato di predisporre lo stesso meccanismo che si vide all’opera un anno fa con la manifestazione antirazzista di Macerata dove bastò un presunto coro sulle foibe, segnalato da Il Giornale e ripreso acriticamente da tutte le testate, perché si cogliesse al volo l’occasione per tentare di delegittimare quella mobilitazione. La parola «foibe» è ormai niente più che un nome in codice che serve a far scattare un dispositivo di disciplinamento ideologico e sociale. Tirarle in ballo serve a squalificare a-priori l’antifascismo e l’antirazzismo.

A Treviso il meccanismo è stato ancora più scoperto che a Macerata: ai fascisti e ai razzisti basta urlare che i loro avversari «Negano le foibe!» per poter invocare censure e repressioni circondati dalla deferenza della stampa. Ai quotidiani locali si sono aggiunti ben presto le solite testate nazionali di un certo schieramento. Un meccanismo a cui ora qualcuno vorrebbe conferire addirittura forza di legge, come si evince dal resoconto della Commissione “cultura, scienza e istruzione” presentato da Frassinetti di Fratelli d’Italia, che vorrebbe censurare nelle scuole qualsiasi trattazione critica “della più complessa vicenda del confine orientale” (citando il testo della della legge 92 del 2004), per esempio la confutazione della nozione antistorica di pulizia etnica attribuita alle foibe dalla vulgata revanscista.

Il deputato De Carlo si è presentato al Django debitamente scortato dalla Digos e seguito a distanza da un notevole dispiegamento di carabinieri e polizia. Per mostrare pubblicamente la realtà dell’ iniziativa si è deciso di tenere la presentazione nel piazzale antistante al Centro Sociale. In tutto alla presentazione hanno assistito circa cinquanta persone, non solo militanti o simpatizzanti, anche semplici curiosi, come l’anziano che appena arrivato ha chiesto «ma cos’è un centro sociale?».

Il deputato alla fine non è intervenuto e nessuno si è curato di lui (come si può vedere dalle riprese di «Antenna Veneta»)

A «Il Gazzettino Veneto» De Carlo avrebbe poi detto: «È gravissimo che un parlamentare della Repubblica non possa accedere ad una struttura pubblica» (e il quotidiano gli fa eco titolando «Django, porte in faccia al deputato») chiarendo dunque come non fosse minimamente interessato alla nostra conferenza ma cercasse un pretesto per attaccare il Django.

Il tono de «Il Gazzettino Veneto» sembra a tratti quello di chi parla di un safari: «Gli attivisti di Django non si sono curati della presenza di De Carlo. E lui non ha mai cercato di attirare la loro attenzione». Semplicemente De Carlo, venuto a cercare «un confronto sui fatti storici» non ha azzardato a dire la sua in pubblico, nonostante si sia parlato dell’utilizzo falsato delle foto di «martiri delle foibe», vi sia stato un accenno all’esodo istriano e alcune domande da parte del pubblico, egli non ha ritenuto di dover esternare le sue considerazioni in merito agli argomenti trattati. Era troppo impegnato ad illustrare fantasiose dietrologie ai giornalisti:

«Era evidente che l’intento originario era quello di parlare di foibe. Poi è cambiato, si è parlato di fake news con taglio da militanti di sinistra»

Ai contenuti della presentazione «Il Gazzettino Veneto» dedica appena una riga:

«Ci sono stati solo alcuni passaggi su Tito, nessuno è sceso nel dettaglio dell’argomento foibe»

Nessuno dei giornalisti presenti si è degnato di riportare i contenuti della serata, né tanto meno di andare a vedere cosa realmente c’è scritto nella nostra guida, perché il frame era tutto sullo scontro con De Carlo sulle foibe e il fact-checking sul campo avrebbe significato documentare come Visentin, Villanova, Donazzan e De Carlo abbiano giudicato semplicemente senza sapere nulla di ciò di cui parlavano.

Per questo ci sembra doveroso mettere a disposizione di tutte e tutti l’audio integrale della serata, in modo da provare a restaurare un minimo di principio di realtà.

https://www.wumingfoundation.com/suoni/serataDjango19gen19.mp3