Su foibe e negazionismo.

Ospitiamo un intervento dello storico Eric Gobetti

Nicoletta Bourbaki
Feb 10, 2019 · 4 min read

Pochi giorni fa Nicoletta Bourbaki ha espresso la sua solidarietà a Piero Purich e Eric Gobetti, le cui conferenze sono state al centro di esplicite prese di posizione, da parte di politici di destra, volte a screditarli in quanto “negazionisti” o “riduzionisti”. Purich e Gobetti, come tutti gli storici di nostra conoscenza, mai si sognerebbero di negare fenomeni come le foibe e l’esodo. Le loro posizioni, piuttosto, sono semplicemente non allineate alla narrazione di quanti, nel Giorno del Ricordo, dimenticano la “più complessa vicenda del confine orientale”, preferendo la propaganda al rigore scientifico.

Pubblichiamo quindi un intervento di Eric Gobetti, ribadendo il nostro appello a tutti gli storici e non solo:

la storia non è negoziabile con chi rifiuta il metodo storico, farlo significa permettere a costoro di distruggere la credibilità delle istituzioni storiche, e fidatevi, non mostreranno alcuna pietà per chi li ha fatti entrare.

Eric Gobetti: La caccia alle streghe per il Giorno del Ricordo

Si avvicina il giorno che lo Stato italiano ha scelto per ricordare le vittime italiane della Seconda guerra mondiale sul confine orientale. Come faccio da anni, rendo onore alle vittime di quella tragedia nel miglior modo che conosco: raccontandone la storia a un pubblico interessato.

Sempre più spesso purtroppo lavoro in un clima avvelenato, nel quale domina la strumentalizzazione politica al di là di qualunque interesse per la verità storica. Io però sono uno storico di professione, amo il dialogo, il dibattito, non le polemiche. Quello che faccio, nel mio mestiere, è raccogliere fonti, dargli un senso e una logica, cercare di comprenderle e contestualizzarle. Lo stesso ho sempre fatto sul tema delle violenze nella regione dell’Alto Adriatico nel corso del Novecento.

E come me lavorano molti altri studiosi, con diversi punti di vista e prospettive politiche. Ogni storico (come ogni individuo) analizza i fatti in base alla sua esperienza personale e alle sue convinzioni, ma sempre partendo da una serie di dati, le fonti, che sono noti e condivisi da tutti gli studiosi. Non mi sono mai nascosto dietro un’apparente “oggettività assoluta” che non esiste e non può esistere. E non ho mai nascosto la mia passione per il mondo jugoslavo, la mia “partigianeria” per la Resistenza contro il nazismo e il fascismo, il mio apprezzamento per la Jugoslavia federale e socialista di Tito. Ma questo non mi ha mai impedito, da studioso, di individuare tutti i limiti e tutte le debolezze di ogni fenomeno e di ogni sistema politico. E soprattutto di spiegarne i meccanismi, che è il senso profondo del lavoro dello storico.

Chi invece pretende di insegnare una verità “oggettiva” senza avere neanche studiato un fenomeno non è uno storico, ma un truffatore. Come non è un giornalista chi scrive di un evento o di una persona che non conosce. Purtroppo sempre più spesso, anche ad alto livello, si parla senza sapere, e si confondono le opinioni con i fatti. La Shoah non è un’opinione, è un fatto. È legittimo cercare di spiegare il fenomeno, capirne le motivazioni, anche interpretarlo in modo differente; questo fa parte del lavoro degli storici. Ma non lo si può negare: chi lo fa è giustamente detto “negazionista”. Lo stesso criterio dovrebbe utilizzarsi per le “complesse vicende del confine orientale” menzionate nella legge istitutiva del giorno del Ricordo.

Gli storici che si occupano di questi temi hanno prospettive e opinioni politiche differenti. Ognuno di loro, legittimamente, fornisce la propria interpretazione a un fenomeno la cui evidenza è però condivisa da tutti. Non conosco personalmente nessuno che neghi le “foibe” o “l’esodo”, e tutte le accuse di “negazionismo” si sono rivelate false. Spesso chi rivolge quelle accuse non conosce la realtà storica e “nega” dunque l’evidenza di certi fenomeni.

Paradossalmente però (e in maniera del tutto diversa da quel che accade per la storia del sistema concentrazionario nazista), è colossale il baratro tra ciò che producono gli studiosi della materia (nonostante i punti di vista differenti) e ciò che viene raccontato dai mass media e dai politici nel dibattito pubblico. Il cinema, la televisione, alte cariche istituzionali continuano a diffondere su questo tema una versione basata su stereotipi grossolani, su dati falsi e non attinenti alle fonti.

Data questa incredibile discrepanza fra la ricerca storica e il discorso pubblico, sempre più spesso gli studiosi vengono estromessi dal dibattito mediatico, proprio perché i loro studi non confermano una tesi “ufficiale” semplicemente errata. Chi non accetta questa ricostruzione sbagliata, non avvalorata dalle fonti, viene coperto di insulti, discreditato, accusato di “negazionismo” da chi veramente nega la realtà storica. In questo modo sul banco degli imputati non ci sono più singoli studiosi ma lo stesso mestiere dello storico, colpevole di un crimine che sembra inaccettabile: non quello di negare i fatti (cosa che non fa nessuno), ma quello di cercare di spiegarli, argomentarli, capirli. La comprensione non sembra più avere diritto di cittadinanza, domina una “verità” essenzialmente falsa ma indiscutibile.

Purtroppo le ragioni di chi fa un uso strumentale della storia, negando la realtà ed emarginando chi cerca di spiegarla, sono fin troppo evidenti: suscitare nuovo odio e nuova violenza verso fantomatici nemici dell’Italia e dell’italianità, ieri come oggi. Capire è molto più difficile che odiare, ma è necessario uno sforzo di comprensione, per evitare che i propagatori di odio prendano possesso della società, a livello politico, mediatico, culturale. Da storico, non posso che guardare con estremo timore a questo fenomeno: negare la verità, ignorare il pensiero complesso, covare rabbia e suscitare odio… ci siamo già passati molte volte, nella storia, ed è sempre finita male. L’ultima volta il regime fascista ha trascinato l’Italia nella seconda guerra mondiale, al fianco dei criminali nazisti, e milioni di innocenti hanno perso la vita.

Fra di essi, anche le vittime delle violenze sul nostro confine orientale.

Nicoletta Bourbaki

Written by

Nicoletta Bourbaki è un gruppo di lavoro sul revisionismo storiografico in rete e sulle false notizie a tema storico, nato nel 2012 su Giap

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