Cosa succede quando dimostri che una citazione è falsa: aggiornamento su Samora Machel e dintorni

Aggiornamento dell’inchiesta «Chi ha fabbricato una frase falsa di Samora Machel contro i migranti e perché?».

A distanza di un’ora dalla pubblicazione dell’inchiesta, la pagina Fronte dei Popoli ha preso atto e si è scusata preventivamente, nel caso «la citazione dovesse rivelarsi non corretta».

Nicoletta Bourbaki prende atto delle scuse, ma segnala che bisogna stare attenti a confrontarsi con chi tiene alle fonti. Fronte dei Popoli scarica la responsabilità su un vecchio amministratore o editor, ora non rintracciabile, che nel 2016 ha pubblicato un falso. Nel corso degli anni, però, il post l’ha ripubblicato più volte: durante l’inchiesta siamo arrivati alla recensione di Hedges e al testo di Christie proprio perché segnalato come fonte da Fronte dei Popoli… non nel 2016, ma lo scorso febbraio!

Purtroppo anche questo post è finito nel baule (rimane il link a JSTOR). Abbiamo però conservato uno screenshot. Lo trovate qui sotto (poi continuiamo a ragionare sui post ancora rintracciabili):

Mentre il post originale del 2016 è ancora online, quello di questo screenshot è stato eliminato tra la pubblicazione dell’inchiesta e il post di scuse. Nonostante il grande turnover, qualcuno si è ricordato del post di febbraio e deve averlo cancellato. Ma ci sono ancora tracce visibili: per esempio, possono ricontrollare il loro gruppo pubblico di contributi e dibattito, dove uno degli amministratori ha pubblicato la citazione il 14 febbraio scorso.

Veniamo ora all’utente Luigi Cianciox. Scrive così:

Cianciox: «Ringrazio chi ha scoperto il fake» — «gogna intrisa di cattiveria e sindrome da irrilevanza»

A proposito di fonti, dunque, Cianciox torna sulla prima frase del suo post (ormai cancellato) e conferma trattarsi di un falso. Afferma però di aver letto la frase simile, che lo ha tratto in inganno, nel libro nel baule. Come presentato nell’inchiesta, però, «the rich man’s dog […]» si trova in The Task Ahead, non in Samora Machel: An African Revolutionary di Barry Munslow.

O forse Cianciox si è confuso con questa citazione, a pagina 87 del libro di Munslow e in un discorso che non parla di sanità?

The dog’s food was better than that given to the boy. They had no medical treatment. While the dog went about in the boss’s car, the boy went on foot in the sun.

In questo caso l’errore sarebbe ancora più macroscopico, visto che ora afferma di aver ricontrollato sul libro e che il problema fosse legato alle reminiscenze della sua lettura.

Nell’inchiesta abbiamo citato il post di Cianciox perché è il primo a presentare la frase «Il cane del padrone è sempre sazio, vaccinato […]» in apertura. Nessun post precedente, secondo le ricerche, la riporta. Lui afferma invece di aver ripreso l’intero post da un’altra pagina, dedita ai fake, che non nomina. La pagina deve aver cancellato la sua condivisione tra il 12 giugno, quando lui ha copiato la citazione, e la scorsa settimana, quando abbiamo lavorato all’inchiesta. Altrimenti non si spiega come il post di Cianciox risulti essere il più vecchio a riportarla.

Ma si tratta di aspetti marginali, come il riferimento alla “suora belga” che sparisce tra le versioni dei post e delle giustificazioni di questi giorni. Il vero oggetto dell’inchiesta è la parte centrale della citazione, molto più diffusa e di cui è stato ricostruito il passato. Sono le frasi sul “mito dell’emigrazione” attribuite a Machel che creano contenuto, diventano virali per i motivi già esposti. Si tratta quindi di un falso?

Riteniamo che il leader mozambicano non le abbia mai pronunciate. Chi fino a pochi giorni fa parlava di fonti certe potrà certamente contribuire a stabilirlo.

Infine, Roberto Vallepiano riprende il post dell’amico e compagno Cianciox, aggiunge la sua autocritica e accuse a Nicoletta Bourbaki.

Il post di Ufficio Sinistri, che può tranquillamente girare a testa altra.

Quali sarebbero state le ingiurie e infamie? Forse quelle di Ufficio Sinistri e i suoi compagni di cameretta, anzi, di camerata, che sin da subito hanno reagito sfottendo, poi hanno fornito una fonte falsa e infine insultato quanti hanno fatto notare l’errore.

Per quanto riguarda Nicoletta Bourbaki non ha alcun bisogno di infierire: al lettore viene presentata un’inchiesta documentata, sulla cui base potrà farsi un’idea della situazione.

I nostri argomenti sono libri, ricerche e materiali su quanto altri hanno pubblicato, ripubblicato, condiviso, apprezzato via like senza mai farsi domande, perché suonava verosimile e rinforzava quanto pensavano. O quanto interessava diffondere, visto che «era cmq un fake che diceva cose giustissime».

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