Chi ha fabbricato una frase falsa di Samora Machel contro i migranti e perché?

Samora Machel comincia la sua lotta rivoluzionaria a 29 anni e a 42, nel 1975, diventa il primo presidente del Mozambico.

Ci spiace doverne scrivere oggi non per raccontare pregi e difetti della lotta di liberazione del suo paese, del suo contributo alla decolonizzazione o del tentativo di mettere fine allo sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo. Ne parliamo perché qualcuno ha provato a sfruttare lui, 32 anni dopo la sua morte in un misterioso incidente aereo.

Tutto comincia quando alcuni compagni ci segnalano che una pagina di rossobruni cita una sua dichiarazione:

Il fenomeno migratorio, nei secoli, è servito sempre ai potenti per depotenziare gli oppressi. “La tua terra è feccia, povera, vai via” nel mentre loro saccheggiano tesori e dignità, salvo schiavizzare l’indigeno nei loro paesi. L’immigrazione era prima un’arma dei coloni, oggi del capitalismo coloniale, con in testa il mito dell’emigrazione la nostra lotta non sarebbe mai nata.

La citazione è virale ma non ha uno straccio di fonte. Solo pochi post collegano il discorso a un vago «Incontro e conferenza stampa con le autorità libiche» tenutosi a Beira nel 1980. Finalmente le insistenze dei compagni portano a un libro, inizialmente con il titolo in italiano (nonostante non esista traduzione), poi con quello corretto.

An african revolutionary: selected speeches and writings

Si tratta, appunto, di una raccolta di testi di Machel, scelti da Barry Munslow e tradotti da Michael Wolfers, pubblicati nel 1985 dalla Zed Books.

Per il numero della pagina bisogna però attendere: bauli in campagna, presentazioni in Sardegna e a Livorno, la licenza di Photoshop scaduta… Così, c’è chi decide di fare un salto in biblioteca.

Il libro è quello indicato, ma della citazione neppure l’ombra. Non basta. Non solo l’unico discorso tenuto a Beira nel 1980 non può neppure essere frainteso per produrre una citazione simile, ma nell’arco dell’intero volume le argomentazioni di Machel vanno in direzione opposta: solidarietà internazionale, lotta al tribalismo e al razzismo, fine dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo indipendentemente dal colore della pelle. Del resto, questo ci aspettiamo da un marxista!

Le possibilità sono due: o il libro indicato è quello sbagliato, o la citazione è stata inventata di sana pianta.

La stessa citazione, in un post di Fronte del Popolo, viene invece ricondotta a una recensione del libro di Ian Christie, Samora Machel, a Biography (Zed Press, 1989).

Se per Hedges l’assenza della citazione era abbastanza evidente sin da subito — una recensione per una rivista accademica difficilmente poteva contenerla –, il libro di Christie ha richiesto del lavoro in più. Ma anche in questo caso non solo non viene riportata, non vi sono proprio contenuti ad essa simili.

Se la citazione manca in entrambe le fonti fornite, tra l’altro da persone diverse e in momenti diversi, possiamo propendere per un falso storico. Cominciamo a indagare, allora.

Anche i post virali nascono da qualche parte

Pochi giorni fa Yadad Da Guerre (@gendercard su Twitter) ha contribuito a smontare la falsa citazione pasoliniana del «Caro Alberto…» rintracciandone la genesi sui social network. Spoiler: nel replicare il suo modus operandi, sorprendentemente ci rendiamo conto che alcuni dei personaggi incontrati sono stranamente gli stessi.

La “centrale” delle condivisioni del giugno 2018 sembra essere la pagina di Roberto Vallepiano, Ufficio Sinistri. Il buco nero in cui è scomparsa la sinistra, che ripropone un suo post del febbraio precedente rimettendo in circolo la citazione. Da qui la rete si allarga, perché altre pagine e moltissimi profili non si limitano a condividere, ma copiano e incollano la citazione cambiando foto, dettagli, commento. Ignoriamo, per il momento, tutto questo flusso, perché vogliamo trovare il post “originale”, la prima condivisione su Facebook.

Che è già sotto i nostri occhi: @Wu_Ming_foundt, twittando questa storia, aveva utilizzato uno screenshot della pagina di Alessandro Catto, La Via Culturale, del 27 dicembre 2016.

Beninteso, stiamo parlando del leader del movimento socialista Fronte di Liberazione del Mozambico, non certo di un pericoloso fascista, razzista o populista. Credo che questo sia utile per capire quanto sia lontana la nenia imperante da una seria, decisa e conscia battaglia (quella sì, di civiltà) per il riscatto dei popoli oggi in difficoltà a casa loro. [Catto per “Il Giornale”]

Catto dice di aver citato Machel nel suo libro e per Il Giornale; probabilmente l’ha fatto usando fonti di terza mano: nel suo primo post in merito dice infatti di aver ripreso un’altra pagina, Fronte dei Popoli, e in tutte le occorrenze riprende esattamente quella citazione.

Il primo post pubblico con la citazione di Machel.

Tutti i post di pagine come Il Rossobruno, Salvini Ecologia Libertà, La Via Culturale, Ufficio Sinistri. Il Buco nero in cui è scomparsa la sinistra, L’Intellettuale Dissidente sono successivi o sono condivisioni.

Prima di questo post non ci sono altre corrispondenze in italiano, né su Facebook né ricorrendo a Google.

Inserendo date diverse, o parti della citazione, il risultato non cambia: nulla prima del 27/12/2016.

Inoltre proprio Fronte dei Popoli aveva fornito come fonte, nella condivisione del 24/02/2018, un libro che non la contiene. Da dove arriva, allora?

Questa domanda è senza risposta. Anche cercando su materiali in inglese e in portoghese, tra i discorsi di Machel nel 1980 o a raggio più ampio, non si arriva a nessuna fonte.

Nella ricerca, però, arriviamo ad altri materiali interessanti per capire la situazione.

Uno dei primi post a riprendere il testo del Fronte dei Popoli.

a) Primo riferimento al fantomatico incontro con le autorità libiche, che nell’antologia di Munslow non è mai citato. Il nome della pagina rende palese il tentativo di framing della citazione stessa: Samora Machel può anche aver detto tali frasi, ma non ne vengono forniti né contesto né fonte e vengono invece usate da rossobruni.

Potete trovare il post qui. Finché non sparisce nel baule, s’intende.

b) Luigi Cianciox è il primo ad aggiungere alla citazione un’introduzione che a sua volta sembra essere falsa. Samora Machel infatti scrive:

«In the enemy zones, the rich man’s dog gets more in the way of vaccinations, medicine, and medical care than do the workers upon whom the rich man’s wealth is built» (A.S.I., 1975, p. 21).

Il capitolo di The Task Ahead da cui è tratta è Our Hospital Role e fa parte di una delle numerose riflessioni di Machel sulla sanità del suo paese.

Prima di unirsi alla lotta rivoluzionaria in Tanzania Samora Machel era un infermiere, posto di lavoro più prestigioso che un nero potesse ottenere in Mozabico, quindi parlava con cognizione di causa.

La frase è famosissima, tanto che i bot la usano per calamite “automatizzate” su Amazon. Il dubbio è che sia stata utilizzata proprio per questo: essendo molto conosciuta viene ricollegata a Machel e rende verosimile l’intero testo, pur manipolata.

Anche di questo non possiamo essere certi. Potrebbe essere che in un altro libro, non The Task Ahead, non l’antologia di Munslow o quella di Christie, posseduto da Cianciox sia presente una citazione simile a questa. Ci interessa sapere dove!

Vorremmo potervi fornire il link, ma dopo nemmeno una giornata il post è stato cancellato.

Dopo quanto accaduto intorno al post di Ufficio Sinistri con le richieste di fonti, Cianciox ripubblica la citazione modificata e allegando la copertina dell’antologia di Munslow. E per questo viene citato in questa ricostruzione: non è che non conosciamo la citazione, è che vorremmo trovarla anche noi!

Il post sparisce nella notte tra il 27 e il 28 giugno, dopo appena 12 ore: che il misterioso baule abbia restituito un libro senza la pagina cercata?

Dove abbiamo già letto alcune delle parole di questo post?

c) La pagina Giano Bifronte preferisce parafrasare. Il richiamo è chiaro, ma non viene usata la citazione diretta per quanto “potente”: forse per non essere attaccabile?

Il Magazine del quotidiano online parmadaily.it

d) Andrea Marsiletti riporta la citazione praticamente identica… ma senza Machel. Che sia quindi un’altra la sua genesi?

Perché questo lavoro

Molti elementi ci suggeriscono che la citazione sia falsamente attribuita. Magari tutto comincia con il Fronte dei Popoli, magari c’erano post precedenti di pagine cancellate. Non possiamo saperlo e ci affidiamo agli elementi che possiamo verificare: le fonti.

Se la citazione è, come crediamo, falsa ci troviamo davanti a un avvelenatore di pozzi e più o meno consapevoli corresponsabili. Una volta che la citazione diventa virale, le pagine smettono di fare fact-checking e così questa diventa vera: tutti la condividono, tutti ci credono.

Prima di arrivare alle conclusioni, ecco un esempio: dopo due condivisioni “corrette”, la diffusione della bufala porta a una condivisione errata.

«Nero, africano e marxista-leninista: se lui è contro le migrazioni, deve aver ragione Salvini!» è il sottotesto, a volte esplicito, delle condivisioni cominciate con il post di Ufficio Sinistri. È stato questo a far suonare il primo campanello d’allarme, a farci dubitare di un discorso di Machel che ad oggi non ha riscontri.

La sua diffusione contribuisce a perseguire uno scopo, in questo caso usare il marxismo come arma contro i migranti, non contro lo sfruttamento.

«There are Whites and Blacks who are our comrades. Including foreigners. And there are Whites and Blacks who are our enemies. Including foreigners. We are not struggling against a colour, but against a system — the system of exploitation of man by man» (Samora Machel, a Maputo, 13 ottobre 1976, in Munslow 1985, p. 121).

Come ha ricordato @maurovanetti nel suo «Lotta di classe, mormorò lo spettro» nella storia dei movimenti rivoluzionari c’è stato chi ha provato a far passare posizioni simili a quelle degli odierni rossobruni. I marxisti, in primis Lenin, le hanno sempre combattute. Noi, leggendo gli scritti e i discorsi di Machel, abbiamo solo avuto prova di come il leader mozambicano seguisse la stessa linea di Marx e Lenin.

Questa linea è il contrario esatto di quanto predicano quelli come Diego.
Questa linea è sempre stata antirazzista, no border, internazionalista, a favore dell’unità della classe lavoratrice.
Se a qualcuno non va giù, il problema è tutto suo, ma perlomeno speriamo che dopo questo articolo smetta di giocare a nascondino.
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