Super-Io

Bene, io noto numerosi progressi. Lei non crede?
Avrei potuto fare di più, io non…
Quante volte devo dirglielo? Lei deve avere più fiducia in sé stesso. Come sua analista trovo che lei stia trovando il modo di gestire al meglio i suoi poteri. Perché fa quella faccia adesso?
C’è ancora quell’altra faccenda. E se il trucco che sto usando non funzionasse più? La mia reputazione crollerebbe in un secondo. Nemmeno i miei colleghi sanno, sonno un dottore, insomma, io…
Non si agiti, il mio studio è piccolo, non trova? Mi dia retta, questo è uno stress al quale non deve sottoporsi al momento, stia tranquillo.
Ma se durante una missione…
Se durante una missione i pantaloni dovessero strapparsi, vorrà dire che New York vedrà della biancheria femminile. Questa città ha visto di peggio, non crede? E poi non penso che nessuno oserebbe avere qualcosa da ridire. E poi lei è un eroe. Non lo dimentichi.
Va bene, grazie dottoressa.
Di nulla dottor Banner. Ci vediamo tra due settimane.
Arrivederci
La dottoressa Coulson si sedette sulla poltrona e fece un respiro. Era da troppi anni che lavorava con tutti quei cosiddetti “supereroi”. Mentre tutto il mondo vedeva degli eroi con i loro poteri, il loro coraggio la loro intelligenza fuori dal comune, lei vedeva un cumulo di complessi irrisolti, personalità smisurate e vizi. Un suo collega le aveva detto di essere stata sfortunata. Il gruppo con cui lavorava lui era decisamente più tranquillo. Avevano solo strane fobie debilitanti come quella delle pietre, o si credevano gatti. La Coulson non volle pensarci troppo. Era comunque un lavoro che molti le avrebbero invidiato, e l’organizzazione per la quale lavorava non le faceva mancar nulla. Tranne forse una vita normale.
Signor Lee, può fare accomodare il prossimo paziente
“I” prossimi pazienti, dottoressa. — specificò la voca dall’interfono — Sono Reed Richards e la moglie.
Penso che lei intenda la signora Susan Storm Richards. Bene, li faccia entrare.
Signor Richards! È la prima volta che ci incontriamo. Si sieda, sua moglie?
Salve dottoressa. Mia moglie è… qui, non vede?
Oh, mi scusi signora. Prego, sedetevi entrambi. Signor Richards lei…
La prego, mi chiami Mr. Fantastic, è così che mi conosce il mondo.
Oh Reed, datti tregua.
La dottoressa Coulson respirò. Rimase seduta ancora un po’ facendo sfogare i due coniugi. Poi si decise ad interromperli.
Insomma, qual è il problema signori?
Lei ci conosce, immagino, dottoressa. Sa quali sono i poteri di mio marito?
Lui può allungarsi a suo piacimento.
Ecco, dottoressa, il punto è che non può allungarsi ovunque a suo piacimento. Anzi.
Bene, un impotente. Giornata fantastica.
Credo di aver capito il problema ma…
No, non c’è niente da capire. Sarà successo giusto un paio di volte
Anni, un paio di anni tesoro
Susan, non essere tragica.
Vi prego, vi prego. Andiamo con calma. Ci sono problemi nella vostra vita intima
Sì
No
Bene, ci sono dei problemi. Signor Reed, magari il problema sta tutto nella sua vita frenetica. Sa, le mille responsabilità, i pericoli costanti…
Senta, non per interromperla, ma mi chiamano Mr. Fantastic. Andiamo, Mr. Fantastic. Secondo lei potrei avere mai problemi di quel genere?
C’è anche da dire, tesoro, che questo pseudonimo te lo sei appioppato da solo.
Susan non cominciare…
Sei sempre stato pieno di te.
Susan.
Avrei dovuto seguire Namor. Lui era davvero innamorato di me, mentre io ti sono stata sempre fedele. E poi chi lo sa, magari mi avresti ricattata per quella storia.
Ma cosa stai dicendo? Ti ho sempre amata, non l’avrei mai fatto.
Dì pure tutto, non mi importa nulla. Non posso stare buona in un angolo per sempre, con la paura che tu possa spifferare tutto.
Non lo farei mai.
Ma no, dillo. La dottoressa manterrà il segreto, vero?
Due pazzi isterici convinti di avere il segreto dell’anno. Cosa sarà stato? Amore per il fetish? Passato da nerd bullizzato? Figli abbandonati in altri pianeti?
Ma certo, ricordatevi che ogni particolare può aiutarci.
Questo è più di un particolare. Vede, mia moglie non ha. Non ha alcun potere, dottoressa.
Ve bene, era qualcosa in più di alcuni anni difficili al liceo.
Non ha nessun potere?
Esatto. Ha presente la spedizione spaziale in cui noi acquisimmo i nostri poteri? Ecco, io saltai qualche controllo di sicurezza, per accelerare i tempi. Ma c’era anche lei. Ero innamorato di lei, non sarei mai stato in grado di farla partire con tutti quei rischi. Senza dirle nulla, le fornii le attrezzature più sicure. Questo la salvò dai raggi, ma non le fece ricevere nessun potere.
Il suo mi sembra un gesto eroico signor Richard.
Susan piangeva.
Sì eroico. Ma da quel momento non mi trattò più allo stesso modo. Mi disprezzava, mi diceva che non capivo i loro drammi, oppure di non essere all’altezza del gruppo. Cominciò a prendere contatti con la stampa per esaltarci, diventammo i fantastici 4, e scelse il nome che meglio poteva adattarsi a me, così diceva. Da allora in poi mi chiamarono “Ragazza invisibile”. Lui diceva che
Sue, ti prego.
Lui diceva che comunque non mi avrebbe mai notata nessuno, che la gente sembrava non accorgersi di me, né all’interno del gruppo né fuori. Anche la storia dei campi gravitazionali è una sua invenzione. “Guarda come si allontanano”, diceva, “sembra che tu li respinga con un gigantesco magnete”. E così nacque la storia dei miei poteri. Una gigantesca bufala per apparire migliori davanti ai giornali. La quota femminile che mancava.
Signor Richards, lei si rende conto che sua moglie non ha alcuna colpa per quello che è successo.
Forse no, non se ne rendeva conto. Lo sguardo era perso nel vuoto, in un misto di malinconia e rabbia. Meglio lasciargli il tempo di fermarsi e riflettere.
Io non sapevo, Susan. Non sapevo che sarebbe andata così. Hai visto gli altri? Hai visto quella… cosa? È stata colpa mia. Vedere te che stavi bene. Tu non avevi nulla. Il mio senso di colpa si fece ancora più grande. Non riuscii per molto tempo a guardare gli altri negli occhi. Dovevo mentire anche a loro, dovevo inventare qualcosa…
Ma perché odiarmi tanto, tutti questi anni?
Non ho mai odiato te, ho odiato le scelte che ho fatto. Evidentemente i supereroi sbagliano come chiunque altro.
Signora Richards, sapeva di queste motivazioni?
No.
Capisco. Perché ha tenuto tutto dentro?
Sono Mr Fantastic, e lei
E lei è sua moglie. Un po’ di sincerità non fa mai male, soprattutto in questi casi. Vi vedo piuttosto provati.
Dottoressa lei non dirà nulla a…
Neppure ai vostri colleghi, no. È il segreto professionale.
Grazie
Sì, grazie.
Provate a parlare tra di voi, noi ci rivedremo settimana prossima.
Certo. Arrivederci
Arrivederci.
Sala vuota, ancora un attimo di respiro. Poi la dottoressa Coulson prese in mano il telefono
Pronto? Sì, sono io. Non immaginerai mai. Mr. Fantastic e la donna invisibile. Sì. Potresti darmi un mese? Ho già scoperto abbastanza, loro sono gli anelli più deboli. Sì fidati. Un mese e saranno praticamente distrutti. Ve bene, grazie per la fiducia. Ti lascio, ho Tony Stark in sala d’attesa. No, con lui niente da fare, ci provo da troppo. Ok, a presto, ciao.
Respiro, era quasi fatta.
Signor Lee, faccia entrare il prossimo paziente, grazie.
