Il dibatto in ostaggio (e mai compiuto): ‪unioni civili‬, stepchild adoption e ‪Family Day‬

Ci ho pensato molto prima di scrivere questo post. Giorni, direi. Più di una settimana, ecco. Ieri c’è stato #SvegliaItalia, manifestazione a cui purtroppo non ho potuto partecipare, e allora metto giù ciò che mi ha dato da pensare del dibattito ancora in corso. Premetto, così da pulire il “campo dialettico”: sono a favore di unioni (e matrimoni) civili per le coppie omosessuali, e sono anche a favore dell’adozione di bambini da parte di quest’ultime.

Mi spaventa invece molto la pratica della surrogazione di maternità, più comunemente (e violentemente) nota come “utero in affitto”. E visto che ci siamo, spiego anche perché (che poi mi pare sia una cosa che abbiano fatto troppe poche persone, lo spiegare i perché). Molto semplicemente: la surrogazione di maternità è a mio personalissimo avviso una pratica che va ad anteporre un desiderio — fortissimo, legittimo, ingiudicabile — dell’adulto, ossia dell’eventuale genitore, al diritto dei più deboli, cioè i bambini (quelli già nati quelli che nasceranno, quelli che nascerebbero). È l’affermazione artificiale di un diritto, il “diritto alla genitorialità” naturale. O altresì alla “genitorialità genetica”, in quanto prevede, diversamente da come sarebbe per una semplice adozione, che il figlio abbia (almeno in parte) gli stessi geni del genitore che ricorre alla maternità surrogata.

Ecco, il “diritto alla genitorialità” a mio avviso non esiste, è una libertà (degli adulti, non dei minori) che di fatto esclude bambini rimasti senza genitori naturali a poterne avere altri che lo amino come quei genitori, o ancora di più. E che apre a scenari potenzialmente inquietanti, come la selezione preventiva delle caratteristiche (fisiche?) che il bambino nato tramite maternità surrogata dovrà avere: non è esagerazione, non è macabro volo pindarico, non è complottismo. Negli Stati Uniti già accade: avete presente il caso della bambina di colore nata da una coppia omosessuale di donne bianche, che hanno poi fatto ricorso al centro di inseminazione artificiale? Sì, si trattava di inseminazione artificiale in quel caso, ma è un esempio perfetto per spiegare ciò che intendo. C’è famiglia dove c’è amore, insomma, amore di qualsiasi “tipo” come ci ripetiamo da anni. Non dove c’è il gene. È anzi in molte famiglie con i geni “a posto”, che troppo spesso l’amore manca, ma questa è un’altra storia.

Bene, che c’entra la surrogazione di maternità con la discussione riguardante il Cirinnà, dato che pur a seguito dell’approvazione del ddl essa rimarrebbe illegale in Italia? Ebbene, c’entra. Ce lo fa notare ad esempio Elisa Calessi sabato scorso commentando un’intervista di Casadio al senatore del Pd Sergio Lo Giudice, che con la stepchild potrebbe finalmente adottare il figlio del suo attuale compagno, nato proprio grazie alla maternità surrogata. È una questione veramente delicata, e lungi da me mettere bocca nel caso specifico. Anzi, spero proprio che il bambino starà non bene, ma benissimo, e da tutti i punti di vista, così come i genitori. Tuttavia la questione è che la stepchild adoption permette che si faccia uso della maternità surrogata: è un fatto. E la permette solo a chi può andare all’estero a pagarsela, d’altronde: per i sinistri come me, ci sarebbe anche un problema d’equità. E va bene che riguarderebbe un numero ridottissimo di casi, certo, ma questo — quando si parla di diritti individuali — non conta.

Ora, è su questo punto che il dibattito prende una piega decisamente problematica, e viene di fatto preso in ostaggio sia da chi sostiene le unioni civili sia da chi ha qualche dubbio in merito. Tutto parte dalle rimostranze di alcuni senatori del Pd, una quarantina, che poi hanno presentato un emendamento al ddl Cirinnà che puntasse a ‘risolvere’ la questione (su cui torno dopo). Ancora prima che l’emendamento fosse presentato, il cielo si è aperto, e ha liberato un profluvio di improperi nei confronti della pattuglia guidata da Lepri, Fattorini, Russo. Improperi anche — secondo l’opinione di chi scrive — piuttosto inappropriati: luridi, (clerico)fascisti, razzisti. L’enorme parte dell’opinione pubblica che sostiene la necessità delle unioni civili (come ampiamente dimostrato ieri dalle bellissime piazze di tutta Italia) ha reagito come se fossero le stesse unioni civili, se non proprio il rispetto per l’amore omosessuale, ad essere in pericolo sia in Parlamento che nella società.

Semplicemente, non è così: le unioni civili avranno finalmente i voti che servono, al Senato, mercoledì, e il consenso per la loro approvazione è giustamente abbacinante in tutto il Paese. Ma la stigmatizzazione continua di chi ha osato esprimere una ragionata perplessità, abbinata allo schifo autorizzato e politicamente corretto rivolto verso coloro che parteciperanno al Family Day di sabato prossimo — nell’ordine “puttanieri, cornuti, sottomesse, minori palpati e mentalmente traviati” — no, non è stato un bello spettacolo (e di come il moralismo antibigotto faccia più male che bene, ho già scritto qualcosa, al tempo del Family Day del maggio scorso). E in ogni caso, no, non si parla di “discriminazione razziale”: gli omosessuali non sono una “razza”. Aggiungiamo a questo il modo in cui Sarri, allenatore del Napoli, è stato mediaticamente lapidato: una bruttissima uscita, certo, ma anche una drammatizzazione francamente esagerata di uno scambio volgare su un campo di pallone. Un conformismo — nelle condanne e negli endorsement — un po’ violento e troppo netto, a dirla tutta, che mi ha personalmente messo in un sottile disagio.

Dall’altra parte, la ‘soluzione’ offerta dai senatori del PD con l’emendamento al Cirinnà non ha aiutato: dai 6 ai 12 anni di carcere per chi usufruisce della maternità surrogata nel modo che ho esemplificato prima. Pura follia. Una sanzione che, oltre a dare ragione a chi pensa che le questioni, soprattutto quelle etiche, si risolvano col carcere (sì, Medioevo), negherebbe a un bambino il suo genitore e a un adulto il suo partner: atroce. Poi, non si può negare, ci sono quelli che approfittano di questo stallo per mandare a monte tutto il percorso già fatto per quanto riguarda le unioni civili. E, ancora, non c’è dubbio che nella manifestazione del Family Day vi siano ancora dei tratti di omofobia preoccupante, che — non concependo un amore diverso da quello “tradizionale”, mirano proprio alla base dei diritti degli omosessuali, e quindi delle unioni civili in sé: ormai una minoranza estrema.

Ecco, in sintesi, e parlo più a quelli del campo che sento più il mio, io inviterei tutti a stare un pochino più attenti, e a non trasformare anche questo in un affare puramente ideologico del tipo gay sì/gay no: si entrerebbe nel campo dei retrogradi. Delle questioni come la stepchild, invece, parliamone: noi possiamo, ma non lo abbiamo fatto, accusando a priori — e spesso erroneamente — gli altri di voler cancellare tutto, unioni civili comprese. Ma trincerarsi dietro un “Perché volete negare delle libertà, maledetti cattofascisti?”, come se le libertà fossero tutti uguali (e come se chi non avesse risposte automatiche o “in linea” su alcuni punti fosse necessariamente un razzista/fascista), di problemi non ne risolve neanche uno. Che le posizioni di alcuni siano ancora molto arretrate, invece, non è un mistero. Per favore, non trasformiamo una lotta per la libertà di essere diversi in una pretesa che siano già tutti uguali (e d’accordo con noi): è forse l’unico ostaggio da cui ci si può liberare da soli.

PS. Roberto Galante mi fa notare: “È già possibile per gli italiani andare all’estero per usufruire della cosiddetta maternità surrogata, tornare in patria e farsi riconoscere il figlio. È possibile per le coppie sposate, ed è possibile da decenni. Posto che posso ritenere ragionevole che per alcuni questa pratica sia inaccettabile, mi sfugge del perché diventi un abominio da vietare solo ora”.
Provo a rispondere.
Sicuramente che la questione si sia posta ha fatto cascare qualcuno dal pero: “Ops, la maternità surrogata si può fare già!”. E questo ha svelato un pregiudizio di quacuno nei confronti degli omosessuali, probabilmente. 
Ora però, e lo so che la questione è delicata ma bisogna esplicitarla: qual è l’unico modo con cui le coppie omosessuali possono riprodursi? Per le donne l’inseminazione artificiale (ma con lo sperma di chi? si ripropone lo stesso problema, anche se la gestazione è “a carico” della donna), per gli uomini la maternità surrogata. Quanti sono gli uomini divorziati a cui viene affidato il figlio (o vedovi) e che poi si uniscono con un altro uomo, rendendo necessaria la stepchild adoption da parte di quest’ultimo? Non so, magari tanti, ma insomma.. 
La questione si pone dunque per forza di cose più ‘lampante’ quando si tratta di istituire (finalmente) le unioni per i gay: è così che cerco di comprendere il perché si arrivi tardi a una cosa del genere. Questo non vuol dire che sia giusto così.
La questione si pone anche per le coppie eterosessuali che per qualche motivo non possono avere figli. Anche in quel caso questi metodi sono sbagliati, o per loro va bene così? E se per loro va bene così, in quanto “naturalmente” impossibilitati a riprodursi, perché non va bene anche per gli omosessuali? Vedete quant’è delicata, profonda e crudele la questione del “diritto alla genitorialità”?
Per il resto, io non ho una soluzione su come contrastare la maternità surrogata, sempre che debba essere ‘contrastata’. Non so come si possa evitare che persone così desiderose di avere figli coi loro geni non vadano più all’estero a ricorrere alla scienza. Non credo in sanzioni di alcun tipo, in questo caso. Forse bisogna accettarlo e basta, mi sa.

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