Contro il pubblico dominio dei dati
OSD
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Ho una certa difficoltà a digerire questo vostro scritto apparentemente più semplice di altri.

Quindi, fuor di metafora, se al mio prodotto, per esempio una raccolta di foto a scopo di studio di Beni Culturali, non assegno una licenza con obbligo di attribuzione, ritenete che non sia possibile tracciarne l’affidabilità. Di conseguenza questa raccolta potrebbe contenere foto di falsi o copie di opere originali e per poterli riutilizzare dovrei provvedere a certificarne l’attendibilità .

Maurizio Napolitano ha ricordato che «la paternità dell’opera è un diritto irrinunciabile», tuttavia se distribuita in CC0 attraverso più passaggi si corre il rischio di non risalire alla paternità (tracciabilitá) e quindi alla autorevolezza di chi ha prodotto l’opera.

Perciò chi ha autorevolezza dovrebbe evitare di usare nel rilascio del prodotto una licenza senza obbligo di attribuzione, se vuole favorire il riuso e non addebitare costi nascosti ai futuri fruitori che a quel punto potrebbero rinunciare al riuso.

Per gli OpenData delle Pubbliche amministrazioni è da tempo consigliato di utilizzare la IodL 1.0 o 2.0 http://www.dati.gov.it/content/italian-open-data-license-domande-risposte

Ritenete necessario che sia imposta per legge?

Spero che il caldo non mi abbia dato alla testa e di aver scritto cose sensate!

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