Per chi scrivi?
Larisa Ficulle
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ogni pagina una lacrima oggi che mi dedico a te…. ieri piangevo per la morte di Massimo Fagioli. Ho perso il padre quello buono, quello che a volte si trova e non lascia dubbi. E ho pianto parecchio solo soletto di dolore e di gioia. Essergli sopravvissuto non credevo. Pensavo : eterno lui, io manchevole, parziale, sempre un po’ in debito, sempre con qualcosa che deve essere messo a punto. Poi magari le mie notti non sono così fradicie (… ci va la ‘i’…?)ma so delle magliette sudate, ricordo qualcosa. Insomma ti accenno: avevo avuto dalla vita questo padre nuovo che non mi ha mai baciato e una volta però mi ha abbracciato, a Napoli, dopo anni che lo avevo lasciato, che ero andato all’Istituto Francese con altri mille perché lui resentava un libricino, «Le notti dell’Istrria»: critica dell’Italia borghese dei primi 60 anni del secolo scorso. Critica del freudiano. Ma per me anche tensione erotica verso le cosce sode della collega seduta nella poltroncina accanto. Sesso e ricerca. Ma forse bramosia e annebbiamento della vista.

Ora leggo le tue parole e vorrei vorrei… ma nudo rimango per metterti sulle spalle un lembo di pelle che mi strappo di dosso. Il padre mi aveva rimesso in riga e reso capace di compiere gesti anche esagerati. Stai loro vicino. È l’umanità che devi avere. È l’umanità che devi evocare.

Me ne ero poi andato precocemente a cercare altro dopo le ultime indicazioni vaghe (etimologicamente=assai belle) sulla mia probabile posizione sulla mappa del 1980. Quando leggo mi pare dunque che niente di quello che dici sia esagerato e che quello sia esattamente la misura del tuo sentire. Così mi faccio accanto seppure senza il vizio di toccare ma solo con la esigenza di ascoltare parole tra le parole.

Ieri venendomi accanto con una carezza mi hanno consolato. Una ha detto : ora tutto sarà come prima ma niente sarà mai più come prima. E io so che è così l’umanità. Sapere di un male che è un bene. Che il tuo dolore esposto vuole che si dica « mi strappo la pelle per ridurre il tuo terrore». Letteratura, forse. Forse altro per il quale in c’è ancora un nome. Forse tutto quel poco che mi viene da risponderti. A presto.

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